Mamdani, il sindaco di New York frena sull’arresto di Netanyahu: «Non ne ho l’autorità»
- Postato il 22 luglio 2026
- Di Panorama
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Zohran Mamdani ha ammesso di non avere l’autorità, in quanto sindaco di New York, per far arrestare Benjamin Netanyahu. «È chiaro che non abbiamo l’autorità legale indipendente per far rispettare questo mandato. Il governo federale, invece, ce l’ha», ha dichiarato il primo cittadino della Grande Mela. «E li invito ad aderire alla Corte penale internazionale e a eseguire questo mandato», ha proseguito. La scorsa settimana, Mamdani aveva rivelato di aver preso in considerazione l’ipotesi di arrestare il premier israeliano, quando quest’ultimo si recherà a New York a settembre, per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In particolare, il sindaco sosteneva di voler dare seguito al mandato di arresto che la Corte penale internazionale aveva emesso, nel 2024, ai danni del premier israeliano.
Del resto, già a settembre dell’anno scorso, durante la campagna elettorale per le elezioni comunali della Grande Mela, Mamdani si era detto intenzionato a far arrestare Netanyahu. «Questo è un impegno che intendo mantenere», dichiarò, per poi aggiungere: «Desidero garantire che questa sia una città che difende il diritto internazionale». Quelle affermazioni erano dirette ad attrarre il voto della parte più anti-israeliana dell’elettorato newyorchese. Eppure, già all’epoca, il New York Times mise seriamente in dubbio che un primo cittadino della Grande Mela godesse dell’autorità per compiere un simile passo legale. D’altronde, a respingere un tale scenario è stato, lunedì scorso, lo stesso Donald Trump. «Benjamin Netanyahu non verrà arrestato, in nessun modo, forma o maniera, mentre si trova negli Stati Uniti d’America», ha dichiarato il presidente americano su Truth.
Al di là del fatto che un sindaco non possa arrogarsi i poteri del governo federale, il tema è ancora più complesso. La giurisdizione della Corte penale internazionale non è infatti storicamente riconosciuta né dagli Stati Uniti né da Israele: il che rende tecnicamente impossibile un arresto di Netanyahu sul suolo americano per dar seguito al mandato d’arresto emesso da questo tribunale. Tribunale che – ricordiamolo – Washington considera storicamente lesivo della propria sovranità nazionale.
A questo si aggiunga che l’amministrazione Trump ha adottato una linea particolarmente severa nei confronti della Corte penale internazionale. «Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha annunciato una vasta campagna per smantellare la minaccia che la Corte penale internazionale rappresenta per la sovranità degli Stati Uniti», ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano alcuni giorni fa. «La campagna prevede una risposta coordinata da tutto il governo per neutralizzare sistematicamente la capacità della Corte penale internazionale di operare, di prendere di mira militari o funzionari americani o di minacciare in altro modo la sovranità americana», ha proseguito. Era inoltre febbraio 2025, quando Trump impose sanzioni a questo tribunale.