Malagò e Mancini ci stanno restituendo l'Italia: davvero vogliamo resettare tutto solo per dei cavilli?
- Postato il 3 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Hanno superato le prime insidie con la stessa disinvoltura con cui, insieme, hanno vinto tante partite con la selezione del Circolo Aniene. Dopo le critiche, i fischi e le condanne seguite alla sconfitta col Belgio, Giovanni Malagò e Roberto Mancini si sono rimessi in sella. Di più: hanno indicato la via al calcio italiano per uscire definitivamente dal tunnel. Il difficile, però, arriva ora. Più della Turchia del balbettante Vincenzo Montella, più delle difficoltà del campo, c’è un’altra partita che il presidente e il CT devono vincere. E si gioca negli stanzoni del CONI. Il loro destino è strettamente legato: l’eventuale uscita di scena di Malagò, inevitabilmente, avrebbe delle ripercussioni anche sul Mancio. Checché se ne dica.
- L'Italia di Malagò e Mancini sta riemergendo dalla crisi
- Giovani, calcio propositivo e mentalità vincente per ripartire
- La rinascita della Nazionale e la battaglia al CONI sui cavilli
- Euro 2032, gli stadi e le minacce di Ceferin: pensiamoci bene
L’Italia di Malagò e Mancini sta riemergendo dalla crisi
Questa non è un’analisi tra cavilli, interpretazioni di regolamenti, codici e manuali da giuristi: la nostra è soltanto una considerazione di natura tecnica, metodologica, forse anche opportunistica. Perché l’Italia che hanno in mente Malagò e Mancini, e che s’è vista finalmente all’opera tra Bursa e St. Denis dopo i timidi bagliori della prima metà della ripresa col Belgio, è quella che ha le maggiori possibilità di riportare il nostro calcio nel posto che merita. L’Italia che ha travolto i turchi e spaventato i francesi non ha avuto paura di lanciare i giovani, di affidarsi alla loro freschezza, al loro entusiasmo.
Giovani, calcio propositivo e mentalità vincente per ripartire
Questa è l’Italia di Pio e Sebastiano Esposito, di Kayode, di Romano, di Vergara, di Doumbia, di Maldini. L’Italia che, se non sono al top, fa accomodare in panchina Barella e Di Lorenzo. Un’Italia capace di sfidare i Bleus con la sfrontatezza della difesa alta e dei tocchi di prima, di costruire dal basso e di prendersi dei rischi, finanche di chiudere con un audace 4-2-4 per cercare di vincere allo Stade de France. Un’Italia capace di proporre un calcio propositivo, arioso, piacevole da vedere. Un’Italia che, dopo essersi aggrappata – senza successo – ai senatori, ha iniziato a responsabilizzare i “nuovi” e gli sfiduciati. L’esempio di Bastoni è quello più calzante.
La rinascita della Nazionale e la battaglia al CONI sui cavilli
Vanno attese conferme, naturalmente, ma ci sembra che il cambio di passo più significativo rispetto al recente passato risieda in questo cambio di mentalità, in questo mutamento di prospettiva. Non più l’arroccamento su ciò che restava di antiche glorie sbiadite, ma la ricerca di strade nuove per arrivare alla meta. Mancini, che pure non godeva (e non gode) di buona stampa, è stata in questo senso la miglior scelta possibile di Malagò. Ora, però, è tutto in discussione. Martedì, subito dopo Italia-Turchia, è in programma la votazione sull’eventuale commissariamento della Federcalcio. E viene da chiedersi: ma davvero vogliamo fermare la macchina che si sta rimettendo in moto solo per dei cavilli?
Euro 2032, gli stadi e le minacce di Ceferin: pensiamoci bene
Insieme a quella dei risultati, che più sta a cuore agli italiani, la FIGC è alle prese con altre sfide cruciali: gli stadi, Euro 2032, lo “schieramento” nella querelle tra FIFA e UEFA, tra Infantino e Ceferin. Su tutti i fronti, l’abilità di un politico navigato come Malagò fornisce ampie garanzie. Ha già fruttato all’Italia una finale europea (quella di Conference a Torino) e, per ora, sta riparando l’Italia da possibili contraccolpi legati alla situazione degli impianti in vista degli Europei. Ceferin ha già lanciato qualche sinistro avvertimento: dopo il siluramento di Gravina, all’UEFA non farebbe piacere un nuovo ribaltone in Federcalcio. Davvero vogliamo mettere tutto nelle mani di un commissario, proprio ora che vediamo un po’ di luce?