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Madre Teresa e le reliquie lucane

  • Postato il 6 settembre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Madre Teresa e le reliquie lucane

Il Quotidiano del Sud
Madre Teresa e le reliquie lucane

UNA «generosa dispensatrice della misericordia divina». Che operò «rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata». Era il 4 settembre del 2016 quando, con queste parole pronunciate nella Santa Messa di canonizzazione dell’allora beata Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco ripercorreva il sentiero di santità che caratterizzò l’intera esistenza della religiosa, fondatrice della congregazione delle Missionarie della Carità.

Un messaggio veicolato dal cuore profondo dell’India. Capace di risuonare ai quattro angoli del mondo, mostrando quanto bisogno ci fosse di vedere, nel concreto, i frutti delle opere di bene. E ancora oggi, a dieci anni di distanza dalla sua elevazione agli onori degli altari e a quasi trenta dalla sua morte, l’esempio di Madre Teresa continua a parlare all’umanità come testimonianza viva. Anche attraverso l’esposizione delle sue reliquie.

Una storia che si intreccia a doppio filo con la Basilicata. Nello specifico, con la piccola città di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Proprio da qui, infatti, è nata la croce lignea che custodisce un “cuore”. All’interno di esso è conservato il sangue della santa, opera dell’architetto lucano Francesco Lorusso. Il reliquiario non è un’opera isolata ma il frutto degli anni di missione volontaria condotta da Lorusso al fianco delle Missionari della Carità. Non solo in India, terra primigenia della loro missione, ma anche in altri Paesi del mondo.

Esperienze che hanno permesso all’architetto di toccare con mano le sofferenze delle periferie, esistenziali e non. Ma anche di osservare, da spettatore privilegiato e operante, l’infaticabile servizio delle religiose.

Nemmeno la realizzazione del reliquiario è casuale. Quella goccia, incastonata all’intersezione della croce, rappresenta quel contributo che la stessa Madre Teresa predicava. Affinché ognuno di noi potesse apportare qualcosa di positivo per alleviare le pene dei sofferenti. Esattamente quelle gocce che, tutte insieme, avrebbero potuto generare un mare d’amore. E oggi, come ieri, il reliquiario continua a viaggiare, per la devozione dei fedeli ma anche per mantenere viva la testimonianza della santa.

«Per me è particolarmente significativo – ha detto Lorusso – che, a dieci anni dalla canonizzazione, il reliquiario continui a viaggiare. E che raggiunga soprattutto quei luoghi del mondo dove ancora oggi sono presenti povertà, sofferenza ed emarginazione. È come se questo viaggio proseguisse idealmente il cammino di Madre Teresa e riflettesse la sua missione: andare verso le periferie dell’umanità, là dove c’è ancora buio, non per celebrare un ricordo, ma per riaccendere una luce». Lo stesso Papa Francesco, nella sua omelia, definì la religiosa una figura emblematica, «di donna e di consacrata a tutto il mondo del volontariato», un vero e proprio modello di santità.

Ma una santità vicina, prossima quanto lo fu il suo aiuto ai poveri di Calcutta: «Credo che oggi il reliquiario assuma un significato ancora più forte – ha detto ancora l’architetto –. Ci sono le guerre, i profughi, le migrazioni e le povertà più silenziose. Madre Teresa ci ha insegnato che davanti a tutto questo non possiamo limitarci a guardare».

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Madre Teresa e le reliquie lucane

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