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Lucano decade da sindaco, la parola passa alla Cassazione

  • Postato il 28 aprile 2026
  • Decadenza
  • Di Quotidiano del Sud
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In sintesi

La Corte d'appello di Reggio Calabria ha confermato la decadenza di Domenico Lucano dalla carica di sindaco di Riace, applicando la legge Severino che prevede l'incandidabilità per i condannati. L'ex primo cittadino, che contesta una presunta guerra politica, ha annunciato ricorso in Cassazione per l'ultimo tentativo di revoca della sospensione. La decisione rappresenta un momento cruciale nella vicenda giudiziaria che coinvolge l'amministratore calabrese.

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Lucano decade da sindaco, la parola passa alla Cassazione

Il Quotidiano del Sud
Lucano decade da sindaco, la parola passa alla Cassazione

Mimmo Lucano non potrà più essere sindaco di Riace, la Corte d’appello respinge il ricorso e applica la Severino: sospensione imminente. «Una guerra politica», attacco dell’ex primo cittadino in attesa dell’ultimo giudizio in Cassazione


RIACE – Lucano decaduto dalla carica di sindaco. Anche per i giudici della Corte d’appello di Reggio Calabria, Domenico Lucano non può fare il sindaco di Riace. Il provvedimento che ha rigettato il ricorso dei difensori di Lucano, gli avvocati Giuliano Saitta e Andrea Daqua, emanato ieri pomeriggio, lunedì 27 aprile 2026, dopo l’ultima udienza, che si era svolta circa dieci giorni prima. Alla decisione di ieri seguirà, quasi certamente, il provvedimento di sospensione di Domenico Lucano dalla carica di sindaco.

MIMMO LUCANO DECADE DA SINDACO DI RIACE, APPLICATA LA LEGGE SEVERINO


Le decisioni d’appello sono provvisoriamente esecutive sin dalla pubblicazione, non è necessario attendere il passaggio in giudicato. Significherebbe decadenza immediata per Lucano, in attesa della decisione della Cassazione, se verrà presentato il ricorso, che potrebbe confermare la decadenza oppure il contrario, con l’immediata reintegra nella carica del sindaco.

LUCANO, RIACE E LA SENTENZA PASSATA IN GIUDICATO

Un altro rigetto metterebbe la parola fine alla questione riguardante la legittimità o meno dell’applicazione della Legge Severino, secondo la quale Domenico Lucano non può mantenere, nella fattispecie, la carica di primo cittadino, dopo la sentenza passata in giudicato con la quale lo stesso era condannato alla pena di 18 mesi di reclusione per un falso in atto pubblico, a conclusione del processo Xenia, sulla gestione dei progetti di accoglienza nel comune di Riace.

LA DIFESA: «DECISIONE CONTRADDITTORIA»

I legali di Lucano avevano cercato, nel loro ricorso in appello, contro la precedente sentenza del Tribunale di Locri, che già nel primo grado aveva dichiarato decaduto il loro assistito, di sollevare una questione di legittimità costituzionale, al fine di arrivare ad una disapplicazione del principio sancito dalla Legge Severino, nel caso specifico riguardante la posizione di Lucano. Dichiarato incandidabile, per lo stesso motivo e in virtù della stessa norma, alle passate elezioni regionali, dalle cui liste era stato escluso.
Secondo la difesa «la decisione dei giudici della sezione civile della Corte d’appello di Reggio Calabria è contraddittoria, una valutazione che sfida la logica del diritto». Per i giudici d’appello, invece, «spetta al giudice cui è devoluta la questione di ineleggibilità o decadenza di accertare, sulla base di quanto già verificato in sede penale, e senza poter esperire ulteriori indagini di merito, se il fatto realizzi quell’abuso di poteri o quella violazione di doveri che costituisca componente dell’elemento oggettivo di una fattispecie delittuosa tipica», come peraltro già sancito dalla Cassazione e come «da costante giurisprudenza costituzionale, di legittimità e della Corte Edu».

IL RICORSO


Niente da eccepire, ancora, circa l’inviolabilità dell’accertamento penale, così come definito dalla Corte Suprema nei confronti di Domenico Lucano, condannandolo ad una entità di pena che rientra tra i casi previsti dalla Legge Severino, per l’incandidabilità e la decadenza da cariche pubbliche. Domenico Lucano è in carica come sindaco di Riace dal giugno del 2024.

Il ricorso presso la Corte d’appello di Reggio Calabria presentato nei primi giorni di luglio 2025 dal primo cittadino per chiedere l’annullamento dell’ordinanza di primo grado emessa dal Tribunale di Locri circa un mese prima, che aveva dichiarato la decadenza del sindaco dopo l’avvio dell’azione popolare promossa dal Prefetto di Reggio Calabria, in seguito alla mancata presa atto della decadenza da parte del consiglio comunale del centro della Locride.

LA CAUSA DI DECADENZA RIGUARDA SOLO RIACE

La causa di decadenza per Lucano riguarda solamente la carica di sindaco di Riace. Lo stesso sta svolgendo da un anno anche le funzioni di europarlamentare, dopo la sua elezione nella scorsa tornata nelle liste di Alleanza verdi sinistra.

MIMMO LUCANO: «È UNA DECISIONE CHE MI TOGLIE IL RESPIRO»

La decisione di ieri, lunedì 27 aprile 2026, non è stata accolta bene dall’interessato. «È una guerra che non finisce mai» – ha dichiarato Domenico Lucano dopo avere saputo della decisione dell’appello sulla sua decadenza da sindaco. «È una decisione che mi toglie il respiro» – ha aggiunto -, convinto «che questa sia una storia politica».

LUCANO DECADE DA SINDACO DI RIACE, ATTESA PER LA CASSAZIONE

Alla fine, è lo stesso Lucano a confermare, prima ancora di conoscere i motivi della decisione d’appello: «Ora siamo in attesa della Cassazione, ma non so cosa accadrà. Sono certo che la mia storia giudiziaria è totalmente immersa nella situazione politica del Paese».

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