“L’orizzonte del desiderio”, una mostra fotografica racconta Genova attraverso i suoi waterfront
- Postato il 16 settembre 2026
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- Di Genova24
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Genova si lascia guardare dal suo margine. Nel punto in cui la pietra incontra l’acqua, la città accumula partenze e ritorni, lavoro e attese, memorie e promesse di futuro. È lungo questo confine sempre mutevole che sei giovani fotografe hanno cercato la propria Genova: non un’unica veduta, ma sei modi di attraversarla, ascoltarla e desiderarla. Da questa esplorazione nasce L’orizzonte del desiderio. Storie dai waterfront di Genova, la mostra ospitata a Palazzo Ducale dal 17 settembre al 7 ottobre 2026 che presenta i progetti di Melissa Billotti, Silvia Bussolino, Giulia Franceschini Beghini, Penelope Siria Meneghetti, Fabiana Scalise e Sofia Valabrega, realizzati nell’ambito del percorso di tesi del Triennio in Fotografia di IED Torino in partnership con Porto Antico di Genova e con il supporto di Convention Bureau Genova e Camera di Commercio di Genova. La mostra, patrocinata dal Comune di Genova, dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti, sarà aperta dal martedì alla domenica, dalle 11 alle 18.
Il percorso che ora approda a Ducale Spazio Aperto ha avuto inizio lo scorso marzo con una settimana di residenza a Genova, durante la quale le autrici hanno attraversato cantieri e piazze, ascoltato le voci di chi lavora a Sottoripa, aperto archivi, esplorato gli spazi invisibili dell’Acquario e osservato le geografie d’ombra generate dalla Sopraelevata. Intuizioni che nei mesi successivi, sono state approfondite con la guida della Coordinatrice Giulia Ticozzi e del docente Antonio La Grotta in collaborazione con Spazio Paradiso, fino a diventare sei progetti autonomi.
Il PortoAntico e il Waterfront di Levante non sono rimasti semplici scenari, ma hanno assunto il ruolo di interlocutori: da una parte un’area che, a oltre trent’anni dalla riqualificazione, è ormai entrata nella memoria collettiva; dall’altra, un fronte mare ancora in costruzione. Due campi di osservazione complementari, luoghi emblematici in cui la città misura da sempre il proprio rapporto con il mondo, mostrandosi e insieme sottraendosi, custodendo il passato mentre si proietta verso nuove possibilità.
Curata da Mucho Mas!, l’esposizione non racconta questi cambiamenti come una successione di interventi urbanistici, ma ne osserva gli effetti sulla vita quotidiana e sul modo in cui gli spazi vengono percepiti, facendo così emergere presenze e memorie che spesso sfuggono alle rappresentazioni più immediate, e talvolta stereotipate, del paesaggio portuale.
“Abbiamo chiesto alle nostre studentesse di non limitarsi a registrare una trasformazione già visibile, ma di entrare in relazione con i luoghi e con le persone, assumendosi la responsabilità del proprio sguardo – dichiara Paola Zini, Direttrice IED Torino –. Il passaggio dalla residenza alla mostra restituisce pienamente il senso del modello formativo IED: uscire dall’aula, confrontarsi con un contesto reale e complesso e mettere competenze e sensibilità in dialogo con istituzioni, comunità e territorio. A Palazzo Ducale questi lavori entrano nel discorso pubblico della città e segnano, per le sei fotografe, l’inizio del loro percorso autoriale”.
“Protagonista della rigenerazione urbana di Genova, Porto Antico ha scelto di rileggere questi spazi da una prospettiva nuova e indipendente — dichiara Mauro Ferrando, Presidente Porto Antico di Genova SpA —. Accogliere la visione dei giovani talenti di IED ci ha permesso di cogliere sfumature sul cambiamento già avvenuto e delle prospettive che si aprono con il Waterfront di Levante. Il confronto con studenti e docenti è stato di grande stimolo: affidare alle professioniste di domani il racconto di questi luoghi, tra ciò che sono diventati e ciò che stanno per diventare, ci restituisce la misura di una trasformazione non solo urbanistica, ma anche umana e culturale. Vedere la loro curiosità tradursi in opere così mature dimostra l’energia che questi spazi sanno ancora generare e conferma il loro valore come straordinario laboratorio di futuro per la città”.
Nelle Città invisibili, Italo Calvino racconta Despina, città-limite che appare diversa a seconda di chi la raggiunge: per il cammelliere che arriva dal deserto è una nave che lo porta via, per il marinaio che giunge dal mare è un cammello, con le sue oasi e le sue carovane. Non è la città a cambiare, scrive Calvino, ma il desiderio di chi la guarda. È la stessa oscillazione che attraversa i progetti, nei quali trovano espressione fotografia di paesaggio, ritratto, racconto documentario, archivi, testimonianze, disegni, suoni e sperimentazione digitale. Ogni lavoro cerca un modo personale per rispondere a questo desiderio evocato dal titolo: comprendere un luogo e abitarlo attraverso lo sguardo. Insieme, compongono una narrazione corale di una Genova che non si lascia ricondurre a una sola interpretazione.
Nel cantiere del Waterfront di Levante, Radici di Melissa Billotti segue i lavoratori migranti, restituendo il porto come spazio di attraversamento più che di individui riconoscibili. Sotorîa di Silvia Bussolino raccoglie i disegni e le voci dei negozianti di via Sottoripa, invitati a dare forma al proprio rapporto con il mare. Genova Layers di Giulia Franceschini Beghini incrocia archivio storico e produzione contemporanea per raccontare la trasformazione del Porto Antico; alla ricerca si lega il futuro sviluppo di un’applicazione pensata per estendere l’esperienza espositiva nello spazio urbano. Genova. Verticale. Vertigine. Aria. Scale. di Penelope Siria Meneghetti, che prende il titolo da una poesia di Giorgio Caproni, guarda invece al rapporto tra la densità dei carruggi e il bisogno di piazze in cui incontrarsi. Abitare l’acqua di Fabiana Scalise entra nel “dietro le quinte” dell’Acquario di Genova, per raccontare il lavoro e gli equilibri invisibili che ne sostengono la vita. Sempre, sempre, sempre di Sofia Valabrega osserva infine la città generata dalla Sopraelevata Aldo Moro: un paesaggio diviso tra la visione dall’alto e gli spazi marginali prodotti al di sotto dell’infrastruttura.
“Palazzo Ducale è un luogo in cui la città si racconta, si interroga e guarda al proprio futuro — dichiara Sara Armella, presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura —. Accogliere questa mostra significa dare spazio a uno sguardo giovane e contemporaneo, capace non solo di osservare la città con occhi nuovi, ma di inserirlo all’interno di un’impostazione di cambiamento che vede Genova in prima linea. È una direzione alla quale Palazzo Ducale presta da tempo particolare attenzione, attraverso un percorso di dialogo e coinvolgimento delle giovani generazioni che si è concretizzato in iniziative come lo Young Board, Generazione Ducale e in altre occasioni di partecipazione, confronto e progettazione. La mostra delle sei giovani fotografe rappresenta un ulteriore tassello di questo percorso: attraverso l’indagine di luoghi e temi profondamente legati all’identità della città, le artiste ci restituiscono una Genova osservata da prospettive originali, capaci di far emergere aspetti meno consueti e nuove possibilità di interpretazione. È proprio questa capacità di guardare la città con occhi diversi che rende la mostra particolarmente significativa per Palazzo Ducale”.
“Genova è una città che da sempre vive nel rapporto con il suo mare, ma proprio per questo non può essere raccontata attraverso un’immagine immobile – dichiara Giacomo Montanari, assessore alla Cultura del Comune di Genova – Il valore di questa mostra sta nella capacità delle sei giovani fotografe di osservare i waterfront come luoghi in cui la memoria incontra la trasformazione, il lavoro si intreccia con le aspirazioni e gli spazi urbani diventano parte della costruzione dell’identità collettiva. Il loro sguardo, libero da rappresentazioni consolidate, ci restituisce una Genova meno prevedibile e ci invita a interrogarci su come la città stia cambiando e su quale rapporto vogliamo costruire con i suoi nuovi spazi. È anche questo il senso di una politica culturale che vuole mettere in dialogo patrimonio e contemporaneità, offrendo alle nuove generazioni la possibilità non soltanto di raccontare Genova, ma di contribuire a immaginarne il futuro”.
L’orizzonte, per definizione, non si raggiunge: arretra mentre ci si avvicina. La mostra assume questo movimento come un invito a non fissare Genova in un’immagine definitiva, ma a osservarla mentre continua a ridefinirsi. Chi esce da Ducale Spazio Aperto non porta con sé un ritratto compiuto, ma una città diventata un po’ meno familiare e, proprio per questo, più visibile.