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Londra teme i nuovi proxy russi. Così le reti online cercano reclute tra i giovanissimi

  • Postato il 17 settembre 2026
  • James Bond
  • Di Formiche
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  • 4 min di lettura
In sintesi

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Londra teme i nuovi proxy russi. Così le reti online cercano reclute tra i giovanissimi

Per provocare un incendio, raccogliere informazioni o compiere un atto di vandalismo può bastare un account Telegram, qualche migliaio di dollari in criptovalute e una persona disposta a eseguire un ordine. È intorno a questa evoluzione che si concentra una nuova preoccupazione degli apparati di sicurezza britannici: il possibile utilizzo, da parte di attori collegati alla Russia, di adolescenti già inseriti in comunità online violente come manodopera per azioni di sabotaggio e intimidazione.

A ricostruire il fenomeno è The i Paper, sulla base di una ricerca dell’Institute for Strategic Dialogue (ISD) pubblicata il 15 settembre. L’indagine riguarda il cosiddetto Com Network, un insieme frammentato di comunità digitali prevalentemente giovanili in cui convivono culto della violenza, nichilismo, estremismi differenti e ricerca di notorietà attraverso azioni compiute nel mondo reale. Secondo l’ISD, negli ultimi mesi alcuni gruppi russofoni avrebbero iniziato a inserirsi in questo ambiente offrendo un elemento prima meno presente: denaro, mezzi e supporto operativo.

Il rapporto individua in particolare una coalizione nata nell’aprile 2026, definita prudentemente dall’istituto come “Alliance”, che avrebbe cercato di dare maggiore coordinamento a un ecosistema altrimenti disordinato. Tra le attività documentate figurano materiale relativo ad armi, sicurezza operativa e cyberattacchi, contenuti originali su esplosivi e sostanze tossiche e, soprattutto, incentivi economici per passare dall’attività online ad azioni concrete. Uno dei gruppi monitorati avrebbe offerto circa 3.000 dollari per incendi di automobili, pubblicando inoltre immagini presentate come ricevute di pagamenti in criptovalute. L’autenticità di tali trasferimenti non è stata verificata indipendentemente.

È questo passaggio che interessa maggiormente gli analisti. Le comunità Com non nascono come uno strumento russo e l’ISD evita di descriverle in questi termini. Si tratta, nella valutazione dell’istituto, di un fenomeno principalmente organico, transnazionale e giovanile. L’ipotesi è piuttosto che soggetti esterni possano aver individuato al loro interno un bacino di persone già predisposte alla violenza e quindi relativamente semplici da trasformare in proxy a basso costo. Gli stessi ricercatori sottolineano che gli elementi raccolti non provano un controllo statale russo dell’Alliance, ma mostrano caratteristiche compatibili con tecniche già osservate nelle operazioni ibride attribuite a Mosca: pagamenti, incarichi circoscritti, reclutamento online e possibilità di mantenere una distanza plausibile dall’esecutore materiale.

Nel Regno Unito il fenomeno non sarebbe rimasto completamente confinato allo spazio digitale. Secondo The i Paper, due episodi di vandalismo contro un’automobile e un’abitazione avvenuti quest’anno sarebbero stati rivendicati in ambienti collegati a queste reti. Il modello prevede che gli esecutori documentino l’azione mostrando simboli o riferimenti al gruppo, per poi permetterne la diffusione sui canali online. Anche in questo caso, il collegamento con apparati statali russi resta oggetto di valutazione e non può essere considerato acquisito.

Il quadro, tuttavia, coincide con un problema che l’MI5 segnala da tempo. Il direttore generale Ken McCallum ha spiegato che, dopo l’espulsione di centinaia di ufficiali dell’intelligence russa dalle ambasciate europee, i servizi di Mosca hanno fatto crescente ricorso al reclutamento di proxy attraverso social network e piattaforme online, impartendo istruzioni tramite applicazioni criptate e promettendo pagamenti anche in criptovalute. È il modello dei cosiddetti agenti usa e getta, persone reclutate per una singola missione, senza un rapporto strutturato con il servizio che le utilizza e quindi facilmente abbandonabili una volta conclusa l’operazione.

Che questa modalità non appartenga soltanto alla teoria lo dimostrano anche procedimenti giudiziari recenti. Il 9 settembre il Crown Prosecution Service ha incriminato il trentunenne britannico Joshua Cammidge con l’accusa di aver assistito un servizio d’intelligence straniero e di aver preparato un atto di sabotaggio. Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto istruzioni da un soggetto ritenuto collegato al Gru Volunteer Corps, struttura associata all’intelligence militare russa. Il procedimento è ancora in corso e l’imputato conserva naturalmente la presunzione d’innocenza.

La novità descritta dall’inchiesta britannica è quindi meno nell’esistenza dei proxy che nella possibile sovrapposizione tra reclutamento statale e sottoculture digitali giovanili già orientate alla violenza. Un ambiente che rende più difficile anche la classificazione tradizionale della minaccia: ideologia, criminalità, estremismo personale e interferenza straniera possono convivere all’interno dello stesso spazio digitale.

Per Londra il problema è soprattutto operativo. Non occorre trasformare un adolescente in una spia nel senso classico del termine. Può essere sufficiente individuare online qualcuno disposto a compiere un’azione, fornire un incentivo e mantenere separati mandante ed esecutore. È precisamente in questa distanza che il ricorso ai proxy conserva la propria utilità: costi ridotti, attribuzione più complessa e un numero potenzialmente molto più ampio di persone da cui attingere. Il confine della guerra ibrida, ancora una volta, passa anche da uno smartphone.

Autore
Formiche

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