Lo Scudo democratico di Calenda e Picierno è molto più di una proposta di legge
- Postato il 24 luglio 2026
- Politica
- Di Formiche
- 0 Visualizzazioni
- 3 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Le democrazie non muoiono più sotto i cingoli dei carri armati. Muoiono lentamente, erose dalla propaganda, dalla dipendenza economica, dalla manipolazione dell’informazione, dalla colonizzazione tecnologica e dall’infiltrazione dei luoghi nei quali si forma il consenso. È una guerra silenziosa: gli strumenti sono gli algoritmi, gli hacker, le piattaforme digitali, il controllo delle materie prime, la finanza, la corruzione, le reti di influenza. Non si conquistano territori: si orientano governi, si dividono le società, si indeboliscono le democrazie.
In questo scenario va letta la proposta sullo Scudo democratico, avanzata da Carlo Calenda e Pina Picierno nel solco dell’iniziativa della Commissione europea del 2025. Sarebbe un errore liquidarla come una bandiera di parte. La domanda vera è un’altra: una democrazia ha il diritto e il dovere di difendersi da chi tenta di svuotarla dall’interno senza violarne formalmente le istituzioni?
Colpisce, piuttosto, l’imbarazzo che questa proposta suscita. Non perché manchino le prove delle interferenze delle autocrazie. Al contrario. Attacchi informatici, campagne di disinformazione, finanziamenti opachi, acquisizioni di imprese strategiche, uso politico dell’energia e delle dipendenze tecnologiche sono ormai parte della competizione globale. Ciò che manca è la volontà di trarne le conseguenze.
Il bipolarismo italiano appare prigioniero delle proprie convenienze. In entrambi gli schieramenti sopravvivono culture politiche, rapporti o ambiguità che rendono difficile affermare un principio elementare: l’interesse nazionale e quello europeo non possono essere subordinati a convenienze elettorali o a relazioni con regimi che considerano un’Europa forte un ostacolo ai propri disegni. Si preferisce non disturbare gli equilibri delle coalizioni, anche quando ciò significa rinunciare a una riflessione strategica sul futuro del Paese.
Eppure la sovranità del XXI secolo non coincide più soltanto con i confini geografici. Si misura nella capacità di decidere senza ricatti energetici, tecnologici, finanziari e informativi. Per questo la difesa della democrazia non riguarda soltanto governi e servizi di sicurezza. Chi rappresenta il lavoro, l’impresa, la cultura, l’università e l’informazione è chiamato a una responsabilità nuova.
Negli ultimi anni non sono mancate scelte che, talvolta inconsapevolmente, hanno favorito dipendenze rivelatesi dannose per l’Italia: dall’energia agli asset strategici, fino alle filiere industriali e tecnologiche. Difendere la libertà significa anche imparare dagli errori.
Occorre allora una nuova alleanza repubblicana, non tra partiti, ma tra tutte le forze che riconoscono un interesse superiore: preservare l’autonomia dell’Italia e rafforzare quella dell’Europa. Trasparenza dei finanziamenti, tutela delle infrastrutture critiche, sicurezza cibernetica, difesa del pluralismo dell’informazione e controllo delle interferenze straniere non limitano la libertà; la rendono possibile.
L’autonomia strategica europea non è un progetto per specialisti. È la condizione perché cittadini e lavoratori possano continuare a vivere in una società libera, prospera e democratica. Un’Europa dipendente dall’energia, dalla tecnologia, dalla finanza e perfino dalla difesa altrui non potrà mai esercitare fino in fondo la propria sovranità.
Lo Scudo democratico è dunque molto più di una proposta di legge. È il segnale che è giunto il tempo di affrontare senza ipocrisie la grande questione del nostro tempo: rendere l’Italia e l’Europa abbastanza forti da non essere costrette a scegliere ogni volta un protettore diverso. Perché le nazioni davvero libere non sono quelle che cambiano padrone, ma quelle che non ne hanno bisogno.