L'Italia sfida la Germania a prendere i migranti portati dalle ong tedesche
- Postato il 10 agosto 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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L'Italia sfida la Germania a prendere i migranti portati dalle ong tedesche
Rischia di aprirsi uno scontro tra Italia e Germania sul tema dell’immigrazione, nel quale il ruolo delle ong tedesche è parte della contesa. Il governo del cancelliere Friedrich Merz intende ricominciare a rispedire in Italia i cosiddetti “dublinanti”. Roma risponde con la linea della fermezza ribadita tante volte da Giorgia Meloni: l’Italia non è più il Paese che si fa imporre l’immigrazione dalla Ue e dai suoi Stati. La risposta non arriva da Palazzo Chigi, ma dal Viminale: «Non c’è nessun dublinante da riprendere da Berlino».
I dublinanti sono gli immigrati che, dopo essere entrati nell’Unione europea da un Paese di primo ingresso, come l’Italia o la Grecia, si sono trasferiti in altri Stati, come la Germania, e lì hanno presentato domanda di asilo. In base al Regolamento di Dublino, la competenza per l’esame della loro richiesta spetta al primo Paese di arrivo.
Dal dicembre del 2022 il governo Meloni era riuscito a sospendere la riaccoglienza di queste persone sino all’entrata in vigore del Seca, il nuovo Sistema europeo comune di asilo, avvenuta il 12 giugno 2026. Grazie a quella scelta di Matteo Piantedosi, l’Italia ha evitato il rientro dalla Germania di quasi settantamila immigrati. Ieri un portavoce del ministero dell’Interno di Berlino ha detto che ora il suo governo «si aspetta che, a partire da tale data, siano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia». Lo stesso portavoce non è stato in grado di dire quante persone intendano trasferire in Italia.
Ambienti del Viminale hanno risposto che l’Italia considera «azzerati», nei rapporti con alcuni dei principali Paesi europei, tra cui la Germania, i trasferimenti dei presunti dublinanti arrivati in Europa prima del 12 giugno. Questo proprio perché esiste un accordo specifico sottoscritto con quei Paesi.
E al momento, proseguono le stesse fonti, è prematuro immaginare che ci siano persone che, arrivate in Italia dopo tale data, si siano già trasferite in altri Paesi. È passato poco tempo, infatti, per poterlo accertare.
IL CASO DELLA RAGAZZA SOMALA
La Germania, però, intende imporre un criterio diverso. Secondo Berlino, l’accordo bilaterale dell’autunno 2025 è scaduto con l’entrata in vigore del Seca a giugno; Roma, invece, sostiene che vale ancora. Lo dimostra il primo (e sinora unico) caso emerso, raccontato ieri da Repubblica. Il quotidiano ha ottenuto la lettera con cui il ministero dell’Interno tedesco ha notificato il trasferimento ad Abdirisaq Warsame, una cittadina somala di 22 anni che vive in un centro di accoglienza a Niederwerrn, in Baviera. La lettera, datata 25 giugno, è perentoria: «Mercoledì 19 agosto lei sarà trasferita in Italia. La polizia la verrà a prendere». La ragazza era giunta in Germania il 31 marzo scorso, dunque ben prima del 12 giugno, dopo aver attraversato l’Italia. La richiesta tedesca di ripresa in carico era rimasta senza risposta da parte italiana: scadute le due settimane, è scattato il silenzio-assenso delle autorità di Roma.
Il singolo caso, spiegano dal Viminale, sarà valutato con la dovuta attenzione. Il punto fermo dell’accordo, però, su cui il governo italiano non intende transigere, è che non rientreranno in Italia i “dublinanti” sbarcati sulle coste italiane prima del 12 giugno.
Al momento i numeri di quelli entrati dopo sono irrisori e tra costoro non rientra la ragazza somala in questione. Non solo. Per gli irregolari arrivati in Italia dopo il 12 giugno, il Viminale ora avverte che si dovrà «necessariamente operare una “compensazione”» tra quelli che rientrano in Italia dagli altri Paesi europei e gli immigrati sbarcati sulle coste italiane dalle navi delle ong battenti bandiere di quei Paesi. In pratica, a Berlino che pretende di trasferire in Italia un certo numero di migranti registrati sul nostro territorio al momento dello sbarco, Roma vuole opporre il numero di persone arrivate su imbarcazioni di organizzazioni non governative tedesche.
SOS HUMANITY E IL RESTO DELLA FLOTTA
Non è un mistero, peraltro, che proprio la bandiera tedesca sia la più presente sulle navi delle Ong che operano nel Mediterraneo centrale. Su diciannove natanti che attualmente operano in quel vasto tratto di mare e fanno riferimento ai porti italiani, ben dieci battono bandiera tedesca o sono gestiti da organizzazioni non governative con sede in Germania. Le principali sono Sea-Watch, attiva con la nave Sea-Watch 5; Sos Humanity, che opera con la Humanity 1; Mission Lifeline, con la Rise Above e presto con un’altra nave in allestimento; Sea-Eye, che opera con la Sea-Eye 5. A queste si aggiungono organizzazioni minori come Resqship e People in Motion.