Lista d’attesa, Giordano (M5S): “Il miglioramento non basta, la Regione dica che fine fa chi resta fuori dal sistema”
- Postato il 22 luglio 2026
- 0 Copertina
- Di Il Vostro Giornale
- 0 Visualizzazioni
- 2 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Liguria. “I dati Agenas mostrano risultati migliori per le prestazioni prenotate, ma non chiariscono quante persone non ottengono un appuntamento pubblico, quante si rivolgono al privato o rinunciano alle cure. Il dato, quindi, non può essere utilizzato per sostenere che in Liguria è stato risolto il problema dell’accesso alle cure. La rilevazione considera infatti le prestazioni entrate nel sistema, prenotate ed erogate, ma non ricostruisce il percorso di chi non trova una data disponibile, ne riceve una oltre i tempi indicati dal medico, si rivolge al privato oppure rinuncia a curarsi”.
Così, il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano commentando i dati Agenas, che poi spiega: “La domanda a cui la Regione deve rispondere è: su tutte le prescrizioni emesse, quante si concludono con una visita o un esame pubblico entro i tempi previsti? Ricordiamo che a marzo 2026 risultavano prenotate 172.652 prestazioni nelle classi di priorità B, D e P. Di queste, 31.882 erano fuori dai tempi di garanzia, pari al 18,5% del totale. Dire che oltre l’80% delle prestazioni è stato garantito nei tempi è corretto, ma è altrettanto vero ricordare che, in un solo mese, quasi 32mila visite ed esami già prenotati risultavano in ritardo. Dietro la media regionale rimangono inoltre criticità gravi: nell’area metropolitana, per esempio, risultava garantito entro soglia soltanto il 18,86% delle colonscopie in classe B. Ne consegue che alcune prestazioni fondamentali continuano a essere difficilmente accessibili nei tempi richiesti”.
“Anche il percorso di tutela non raggiunge tutti i cittadini: interviene solo su determinate prestazioni e, nella pratica, riguarda chi ha già ricevuto una prenotazione oltre soglia. Chi non trova disponibilità al CUP rischia di non essere intercettato, e chi rifiuta un appuntamento troppo lontano e si rivolge al privato può uscire dalla rilevazione. Inoltre, colonscopie e risonanze magnetiche non risultano tra le prestazioni comprese nell’elenco regionale richiamato, nonostante siano tra quelle che presentano le maggiori difficoltà. La lista non scompare quando una persona smette di aspettare: scompare soltanto dalla fotografia del sistema. E così, chi può permetterselo paga il privato; chi non può rinvia, rinuncia o torna nel sistema quando ormai le proprie condizioni sono peggiorate”.
“Per valutare l’accesso alle cure non basta conoscere la percentuale degli appuntamenti rispettati. Servono dati completi sull’intero percorso. La Regione pubblichi il numero delle richieste al CUP, quelle rimaste senza disponibilità, gli appuntamenti oltre soglia, gli accessi al percorso di tutela, le prestazioni recuperate, le rinunce, il ricorso al privato, le prestazioni pubbliche realmente erogate. Il miglioramento registrato da Agenas non dimostra che il diritto alla cura sia garantito a tutti”, conclude Giordano.