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L'indagine su Rocchi e il paradosso del VAR: più tecnologia ma tifosi sempre più sfiduciati

  • Postato il 26 aprile 2026
  • Di Virgilio.it
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L'indagine su Rocchi e il paradosso del VAR: più tecnologia ma tifosi sempre più sfiduciati

Il paradosso del VAR, concepito come risposta definitiva alle polemiche arbitrali ma diventato a sua volta fonte di polemiche e accuse. Il caso Rocchi scuote il calcio italiano, già provato e ferito quasi mortalmente dalla mancata qualificazione al Mondiale – la terza di fila – e dal terremoto che ne è scaturito, con un effetto domino partito dal vertice della Federazione.

Indagine su Rocchi: la fiducia è il vero caso

L’indagine che vede protagonista il designatore degli arbitri va ben oltre il rettangolo verde, dove errare humanum est (nonostante l’ausilio della tecnologia) e pone un problema di fiducia. Perché il VAR era nato con l’obiettivo di rendere il calcio più pulito, più trasparente. Il punto, in questo caso, non è soltanto cosa è successo o non è successo, ma cosa i tifosi pensano che sia successo.

Toccherà alla magistratura fare chiarezza su un’inchiesta che presenta ancora molti lati oscuri e troppi interrogativi senza risposta; nel frattempo basta dare uno sguardo ai social per misurare l’umore dei tifosi, già scottati da un’annata tragica per i fischietti, tra errori (alcuni riconosciuti dall’AIA), sviste clamorose e proteste furibonde.

Il reato contestato e il principio del VAR

L’indagine su Rocchi non è una sentenza, per carità. E nemmeno una verità definitiva. L’Italia è per fortuna un Paese garantista e la speranza è che il tempo possa classificare questa vicenda come una bolla di sapone (tireremmo tutti, proprio tutti, un sospiro di sollievo). Ma l’ultima bomba, quella che rischia di far saltare il banco, è proprio ciò di cui – in questo momento storico, tra i più bassi di sempre – il calcio dello Stivale non aveva bisogno. Perché inquina un clima già da allerta rossa.

Adesso il vero processo non è al sistema, ma alla sua credibilità. Solo in seguito si potrà stabilire se il reato contestato a Rocchi (concorso in frode sportiva, ndr), che si è autosospeso da designatore della CAN, sia effettivamente fondato.

Il caso che cambia la percezione dei tifosi

Torniamo al caso di Udinese-Parma del 1° marzo 2025. Nella sala VAR di Lissone si analizza un possibile fallo di mano. Niente rigore, questa la prima interpretazione. Poi, però, il VAR Daniele Paterna suggerisce all’arbitro Fabio Maresca una on field review dopo essersi girato verso qualcuno e aver chiesto: “È rigore?”.

Secondo un esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca, sarebbe stato proprio Rocchi a richiamare l’attenzione di Paterna bussando sul vetro della sala. Una sala che, per regolamento, è inviolabile anche per il designatore. Sono infatti vietati contatti esterni e interferenze per consentire alla squadra arbitrale di operare in autonomia assoluta, senza pressioni o condizionamenti. Vale per tutti, senza eccezioni. Se confermato, un intervento dall’esterno – anche con l’obiettivo di correggere un errore – andrebbe a infrangere proprio questo principio, mettendo in discussione il sistema VAR, introdotto in Serie A a partire dalla stagione 2017/18.

L’anno nero degli arbitri e del Var

Le indagini faranno il loro corso (Rocchi sarà ascoltato giovedì 30 aprile dalla Procura di Milano), ma intanto il processo al VAR è già aperto da tempo, alimentato da errori e polemiche che hanno segnato l’intera stagione calcistica. Il caso più eclatante resta l’espulsione di Pierre Kalulu nel derby d’Italia tra Inter e Juventus, comminata da Federico La Penna dopo una simulazione di Alessandro Bastoni. Ma nel corso dell’anno, a turno, un po’ tutti hanno sollevato dubbi e proteste: dall’Inter al Napoli, dalla Juventus alla Roma, dalla Lazio al Milan. Errori “a macchia di leopardo” che hanno spinto John Elkann a contattare l’allora presidente della FIGC Gabriele Gravina, mentre i rossoneri hanno preparato un dossier sui presunti torti arbitrali subiti.

Il nodo centrale resta sempre lo stesso: la mancanza di uniformità di giudizio. La promessa del VAR era semplice – ridurre gli errori – ma la realtà si è rivelata molto più complessa. In diversi casi il sistema non ha eliminato le polemiche, anzi le ha amplificate. Nemmeno l’apertura con audio pubblici e spiegazioni, seppur senza contraddittorio, è bastata a rasserenare il clima: l’operazione trasparenza rischia di trasformarsi in un boomerang. La fiducia dei tifosi era già ai minimi termini. La domanda ora è inevitabile: cosa accadrebbe se l’indagine della Procura di Milano dovesse accertare responsabilità dirette?

Autore
Virgilio.it

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