Leone come Giovanni Paolo II: "Fermatevi e convertitevi" a chi traffica migranti
- Postato il 13 giugno 2026
- Esteri
- Di Libero Quotidiano
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Leone come Giovanni Paolo II: "Fermatevi e convertitevi" a chi traffica migranti
«Fermatevi! Convertitevi! Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui! Il denaro strappato alla vulnerabilità dei poveri non darà pace, né onore, né futuro».
Da Plaza del Cristo de La Laguna a Santa Cruz de Tenerife risuona un grido che riecheggia quello lanciato 33 anni fa e capace di scuotere le coscienze di molti. Un anatema volto a colpire i mafiosi, quello di San Giovanni Paolo II, che dalla Valle dei templi di Agrigento si levò come un vento impetuoso a far presagire e sperare in tempi nuovi, di cambiamento, di rinnovata coscienza davanti alla reale possibilità di non scegliere il male, il profitto, la prevaricazione come usuali criteri di guida nella vita.
Papa Leone torna a far suo quel grido, lo fa con forza, colpito probabilmente dalla violenza dei racconti terribili, carichi di sofferenza e di violenza, ascoltati dalle voci dei migranti neidue giorni passati nelle Isole Canarie, che riacquistano così il loro vero volto, non solo di terra per vacanzieri, isola dorata del divertimento e della leggerezza; in realtà approdo per tantissimi disperati che non sanno quale sarà il loro destino, nelle mani di gente senza scrupoli e capace di grandi crudeltà.
Nell’incontro con le realtà di integrazione dei migranti proprio durante l’ultimo giorno del viaggio del Pontefice in Spagna, Leone indica nel potere del denaro una delle cause di tanto male e dice «una parola chiara», senza possibilità di interpretazioni varie: una parola rivolta «a coloro che approfittano della disperazione; a coloro che organizzano percorsi di morte, trafficano in esseri umani, trattengono i documenti, sfruttano i lavoratori, minacciano le donne, ingannano le famiglie e trasformano la sofferenza altrui in un affare».
Tutti coloro che vivono in questo modo e continuano a farlo, incuranti di leggi e di sentimenti di compassione, devono aver ben chiaro che «per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina».
Ai trafficanti di morte il Vescovo di Roma rivolge ancora un accorato appello che è un invito a cambiare vita, a convertirsi. «Spezzate quelle catene e liberate coloro che tenete sotto il vostro dominio. Restituite ciò che avete sottratto e riparate quanto potete. Ritornate finché c’è ancora tempo, perché la misericordia di Dio può raggiungere anche il peccatore più incallito, ma entra solo attraverso la porta stretta della verità». La porta stretta di cui Gesù parla nel Vangelo è dunque per il Papa fatta di «verità, giustizia e conversione». Aprire quella porta e andare oltre significa anche comprendere fino in fondo che cosa significa integrazione, al di là degli slogan e delle distorsioni applicate dall’ideologia.
Integrare, sottolinea il Papa, infatti non vuol dire cancellare il passato, né creare «mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, dove le persone convivono senza incontrarsi realmente» ma è «un cammino reciproco». Alla società spetta il compito di scoprire che «la dignità, riconosciuta come diritto, fiorisce quando si trasforma in responsabilità e in sincero desiderio di costruire insieme agli altri», si tratta – afferma Leone – di «una preziosa forma di misericordia».
E per i migranti cosa dovrebbe significare integrarsi? «A voi, cari fratelli migranti, spetta una parte nobile di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi costumi, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni». Rispettarsi e rispettare le regole dei Paesi che accolgono, tentare di abbattere il traffico dei clandestini, di eliminare lo squilibrio profondo tra la ricchezza dei paesi più industrializzati e quelli che sono in via di sviluppo, far crescere questi ultimi e non depauperarne le grandi risorse, aiutare i giovani, gli studiosi, le forze più capaci a non andarsene, a ingrossare le fila di clandestini e sottopagati, facili prede per il fondamentalismo sempre pronto a colpire. Obiettivi che anche il cosiddetto piano Mattei per l’Africa messo in cantiere dal governo italiano si propone di realizzare.
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