Legge elettorale, la maggioranza tiene al Senato: ora Meloni guarda al voto finale
- Postato il 17 settembre 2026
- Politica
- Di Blitz
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Buona la prima. Al Senato la maggioranza vota compatta e si dice ottimista per il futuro. Non tutti, in verità, perchè il ministro Luca Ciriani dei Fratelli d’Italia ha qualche perplessità e ritiene che bisogna essere prudenti. Giorgia Meloni è soddisfatta, il lavoro di ricucitura con i più stretti collaboratori ha dato i suoi frutti ed i franchi tiratori sono scomparsi. L’opposizione tuona, sostiene che è stato detto si ad una legge truffa.Spera nella Corte Costituzionale mentre continua ad inveire contro la premier “madre dei tanti mali che affliggono l’Italia”. La colpa è sua anche se il caldo è insopportabile o se i temporali estivi creano ingenti danni soprattutto all’agricoltura.
Le sconfitte del governo secondo la sinistra
A sinistra si elencano le sconfitte del governo. Ogni riforma è stata messa in un angolo: del presidenzialismo non se ne parla più, idem del premierato. La riforma della giustizia è stata sconfitta dal referendum i cui risultati non possono essere messi in dubbio. Governo in ginocchio, ma nessuna resa. Hai voglia a ricordare tutto ciò che la maggioranza ha ottenuto: i conti in ordine, i migranti diminuiti del 26 per cento, l’Europa che plaude al nostro Paese considerato non molto tempo fa la cenerentola del vecchio continente. I giornali stranieri che mettono in risalto le conquiste della premier e del suo governo. Niente da fare. Alle politiche del 2027 (in primavera o in autunno) il campo largo non avrà rivali e finalmente questa destra dovrà andarsene a casa.
Il voto del 28 settembre e il rischio crisi
Il prossimo scoglio (il più pericoloso) è quello del 28 settembre quando la legge tornerà alla Camera per il voto finale sulla legge elettorale. L’opposizione prepara le barricate, non darà tregua a chi guida il Paese, certa com’è che si ripeterà quanto è già successo prima delle vacanze estive. È evidente che se la maggioranza dovesse andare sotto si aprirebbe un periodo pericolosissimo, una pre crisi. Insomma la Meloni sarebbe ad un passo dal baratro e forse dovrà rassegnarsi ad andare dal presidente della Repubblica per il fine corsa.
Stabilità e scenari dopo il voto
A questo punto si aprirebbe una parentesi (lunga o corta) assai temibile. Consultazioni da Mattarella, elezioni in prossimità del bilancio, incertezza del Colle per l’incarico. Per tutte queste ragioni, Giorgia Meloni, oggi, non può dirsi fiduciosa e deve governare con la massima accortezza. Non deve essere eccessivamente ottimista, deve solo collaborare con lena con quanti la dovrebbero sostenere. Un periodo complicato e difficile perchè nascono le perplessità del ministro Ciriani e di altri esponenti dei Fratelli d’Italia. In politica, niente è certo al cento per cento, ogni ipotesi può essere sconfitta quando meno te lo aspetti. “Il Melonellum deve passare, altrimenti saranno guai per tutti”, si dice nei Palazzi. Perchè nessuno escluso? Per il semplice fatto che il pareggio sarebbe il risultato più attendibile. Respinto in maniera categorica dalla maggioranza, digerito dalla minoranza anche se, guardando il passato, ci si accorge che in casi del genere la sinistra ha sempre avuto ragione. Tornerebbero a galla gli inciuci, gli intrighi delle segreterie, i governi stagionali che non danno tranquillità al Paese, stanco dei continui cambi della guardia a Palazzo Chigi. La destra chiama a raccolta i suoi e confida nella stabilità, cioè in un governo (qualsiasi esso sia) che abbia la possibilità di stilare un programma e di portarlo a termine.
Giorgia Meloni ripete all’infinito questo ritornello. Se qualcosa di buono è stato raggiunto lo si deve al fatto che alla Camera e al Senato, i numeri davano pienamente ragione alla maggioranza. Una “X” potrebbe essere deleteria: rischi grossi e possibilità di stagnazione. Un leit-motiv che i parlamentari non dovrebbero mai dimenticare. Per questa ragione, il giorno delle elezioni tutti noi, che andiamo a deporre la scheda nell’urna, dovremo riflettere. Mai rimanere a casa e far vincere l’assenteismo, il più grave di tutti i mali. Al diavolo le divisioni, le liti da cortile, quelle brutte scene che i politici offrono a chi vede la tv. Quel giorno, nel momento di votare, pensiamo soltanto a noi, nessuno escluso: poveri e ricchi, operai o professionisti, brava gente o uomini e donne che la fortuna non ha aiutato.
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