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Le pericolose utopie del campo largo e l’attesa a destra

  • Postato il 3 maggio 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 5 min di lettura
Le pericolose utopie del campo largo e l’attesa a destra
Le pericolose utopie del campo largo e l’attesa a destra

Le manifestazioni del 25 aprile e del 1° maggio sono state un ottimo test per vedere quanto la sinistra sia oggi incompatibile con il governo dell’Italia e gli interessi dell’Europa. Abbiamo visto in piazza l’utopia, l’estremismo, l’antisemitismo, il richiamo di Russia e Cina, la negazione dell’Atlantismo, linee di frattura importanti tra i gruppi. È quello che serve al Paese? No, ma in questo momento la narrazione è quella dell’arriviamo noi e cambiamo tutto.

La finestra strategica è stretta: il governo Meloni ha conquistato stabilità interna, ma si muove in un contesto esterno che ha già cambiato rotta e dunque Palazzo Chigi a sua volta deve cambiare direzione, perché gli Stati Uniti, Israele, il Golfo e un pezzo cruciale dell’Asia stanno ridisegnando priorità, risorse militari ed energia, cavalcando la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale e muovendo la leva finanziaria sull’innovazione, mentre l’Europa resta indecisa e quindi vulnerabile. In questo quadro, il campo largo coltiva un programma anti -occidentale, incoerente con gli interessi europei, la sinistra è sparita sul piano istituzionale, è presente solo in piazza, mentre la destra rischia di restare attendista, in attesa di un chiarimento da Washington e dalle cancellerie europee che non arriverà, perché il nuovo equilibrio è già un’opera in fieri.

Ci sono le evidenze operative, è tutto alla luce del sole, fin dall’inizio: riduzione del presidio degli Stati Uniti in Europa (il ritiro di 5000 soldati dalla Germania), arsenali e forniture meno disponibili per l’Ucraina, spostamento di forze verso Pacifico e Golfo, nuovi dazi sulla produzione di auto e camion, e una Banca centrale europea che a giugno potrebbe alzare i tassi di interesse nonostante sia in calo la crescita, con un potenziale effetto testa-coda. Meloni si è mossa bene sull’energia (viaggio nel Golfo, missione in Azerbaijan, coperture del taglio delle accise) e sul fronte degli investimenti ha avviato un piano casa che però ha bisogno di certezza e rapidità, serve un cronoprogramma con target trimestrali di cantierabilità e spesa.

Il rischio politico è doppio: l’elettore di sinistra persiste nell’utopia, mentre quello di destra riconosce alla maggioranza l’impegno, ma percepisce incertezza quando sente messaggi oscillanti su Stati Uniti e Israele che, al di là di Trump e Netanyahu (che sanno dove stanno andando), rappresentano un punto di riferimento per i conservatori. La narrazione non può essere lontana dall’Occidente, anche perché quella europea non esiste. Così lo stallo comunicativo diventa stallo strategico. Il vero nodo da sciogliere è a Bruxelles: senza pressione sul Patto di Stabilità, senza regole più intelligenti sul fronte della spesa, l’Italia rischia di restare intrappolata come il resto d’Europa - in uno scenario in cui i tassi salgono, la crescita cala e gli Stati Uniti cambiano il mondo. Senza di noi.

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Autore
Libero Quotidiano

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