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In sintesi
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Alcuni scommettono in Borsa prima ancora di essere diventati maggiorenni con il trading online, anche se sarebbe illegale. Altri non muovono un passo senza aver consultato ChatGPT o Gemini, poco importa se sugli affari di cuore o sul compito in classe. Tantissimi passano ore e ore sui social, ipnotizzati da reel e foto, senza concentrarsi su nulla per più di qualche secondo.
È la realtà di molti adolescenti italiani, ma guai a pensare che gli adulti siano immuni: la rivoluzione del Web ha travolto anche chi ha trascorso la prima parte della vita in un mondo analogico e ora per tutti, a ogni età, lo spettro della dipendenza da Internet, smartphone e social non è così remoto.. Evolutivamente vulnerabili
Il tempo vola, scrollando video al cellulare: a tutti capita di stare col telefono in mano un'ora, credendo che siano passati pochi minuti. Qualcuno pensa a quello fin dal risveglio al mattino: scivolare nella dipendenza da nuove tecnologie è facile, perché come ha spiegato di recente Keith Humphreys, psichiatra dell'Università di Stanford in California (Usa), in un documento sulle dipendenze: «Abbiamo un cervello antico in un ambiente nuovo. La vulnerabilità alle dipendenze non ha avuto conseguenze per il 99,9% della nostra evoluzione. Ora però tutto ciò che ha un grande potenziale per indurle, dalle sostanze alle tecnologie, è a portata di mano».. Per le nuove dipendenze – da Internet, social, giochi d'azzardo e così via – valgono infatti meccanismi simili a quelli che portano a non poter più fare a meno delle sostanze d'abuso: slot machine e media digitali sono disegnati apposta per farci provare picchi di piacere, e così l'abitudine a stare collegati, vedere serie Tv o "parlare" con un'intelligenza artificiale si trasforma in dipendenza.. Un vero disturbo mentale
«Le dipendenze comportamentali sono un vero disturbo del sistema nervoso centrale», spiega Massimo Clerici, presidente della sezione di Psichiatria delle dipendenze della Società italiana di psichiatria. «Non esistono però precisi criteri diagnostici per le dipendenze comportamentali, fatta eccezione per il gioco d'azzardo o online (gaming), che ne è spesso diretta conseguenza ed è inserito nella Classificazione internazionale delle malattie dell'Organizzazione mondiale della sanità».
Tutto il resto, dallo shopping compulsivo all'uso problematico di Internet, non è ancora ben definito ma è ormai ben presente nell'esperienza di tanti, a partire dai giovanissimi. Secondo i risultati del progetto "Generazione Z 2.0", del Centro nazionale dipendenze e doping dell'Istituto superiore di sanità, in Italia circa 15.000 studenti fra gli 11 e i 13 anni non riescono a staccarsi dai social. Altri 111.000 sono a rischio di disturbo da gaming e 87.000 hanno comportamenti di gioco d'azzardo a rischio o problematici.. Non va meglio al crescere dell'età: stando ai dati raccolti nel 2025 per lo studio Espad (European school Survey Project on Alcohol and other Drugs, coordinato in Italia dall'Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr), quasi 370.000 ragazzi fra i 15 e i 19 anni trascurano sonno e relazioni per navigare sul Web e diventano intrattabili se manca la connessione, e altri 380.000 giocano troppo online. I numeri sono in crescita costante ed è emersa pure la nuova tendenza delle scommesse in Borsa: oltre 420.000 under 18 hanno provato almeno una volta.. I rischi per i ragazzini
«Questi numeri raccontano un problema sociale, ma le nuove dipendenze hanno ricadute biologiche e cliniche altrettanto rilevanti», puntualizza Clerici. «La sovrabbondanza di stimoli da nuove tecnologie, anche apparentemente non dannosi, può avere conseguenze negative sullo sviluppo cognitivo ed emotivo. La riduzione del sonno negli adolescenti, che di notte restano svegli su Internet e social, si associa a un maggior rischio di depressione e ansia. E si sta anche osservando che l'uso intensivo dei social da parte dei giovanissimi altera il funzionamento di alcune aree cerebrali».
Marco Potenza, psichiatra dell'Università di Yale (Usa) che studia da tempo gli effetti delle nuove tecnologie sullo sviluppo di bambini e adolescenti, ha sottolineato su Current Addiction Report che nei più piccoli si possono modificare le connessioni cerebrali e si può interferire con lo sviluppo del linguaggio. Anche che la facilità di accesso a contenuti pornografici in età prepuberale e adolescenziale può avere ricadute sugli equilibri ormonali, col rischio di alterare la maturazione sessuale, anticipandola.. Contenuti mirati e vulnerabilità
«I social poi sono realizzati in modo da agganciare i ragazzi in base a età e sesso, per proporre contenuti selezionati», riprende Clerici. «Ai giovani vengono indirizzati spesso contenuti relativi all'immagine, in un momento in cui il corpo cambia e quindi si è sensibili a questi temi». La dipendenza da social e da Internet quindi si può così trasformare in problemi clinici assai concreti, dall'anoressia fino alla cosmeticoressia (la fissazione per trucchi e skincare).. «Non tutti sviluppano patologie correlate alle nuove dipendenze; alcuni sono più vulnerabili per fattori familiari o biologici o anche per traumi pregressi», dice Clerici. Uno studio italiano dell'Università di Messina su quasi 700 studenti delle superiori, per esempio, ha sottolineato che il rischio di un utilizzo problematico dello smartphone è maggiore in chi ha tratti riconducibili al disturbo dell'attenzione e iperattività.
«Non abbiamo purtroppo farmaci per le dipendenze comportamentali; si può solo intervenire per gestire i sintomi valutandone la gravità, l'intensità e quanto incidono sulla vita quotidiana», specifica Clerici.. Campanelli d'allarme
Cogliere i segni di un uso problematico della tecnologia è quindi fondamentale. Possono destare sospetti: il pensiero continuo e il desiderio estremo di utilizzare smartphone o computer per accedere ai contenuti, le bugie a parenti e amici sulla realtà del proprio utilizzo della tecnologia, le lunghe ore trascorse in rete, le conseguenze nella vita reale, come problemi di relazione e disturbi fisici (mal di testa, irritazioni oculari ecc.).
Un'auto-analisi onesta per capire se si sta esagerando aiuta gli adulti, ma con i figli serve il dialogo: «Una relazione attenta è importante, ma non è detto che basti: anche se a casa e a scuola si parla dei rischi delle nuove tecnologie, da fuori arrivano stimoli potentissimi», osserva Clerici. «Normare l'accesso alle tecnologie da parte dei minori del resto è difficile e pensare di rallentarlo è un'illusione. Quel che si può fare è avere le antenne dritte e non ignorare i segnali: se un figlio sta collegato per ore è opportuno provare a capire di quali contenuti fruisce e che cosa fa online»..
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