Lazio, le sette vite di Gattuso: la rivincita di Ringhio proprio nella piazza più difficile. Come ha cancellato Sarri, ora manca la ciliegina
- Postato il 11 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Era arrivato a Roma tra fischi e pernacchie, fresco di disastro con la Nazionale eliminata dalla Bosnia nella notte di Zeneca e con una serie di esoneri in fila nel curruiculum che oggettivamente avrebbero spaventato qualsiasi tifoseria ma Gattuso alla Lazio sta realizzando un piccolo miracolo. Tre giornate son poche per capire se i biancocelesti – accreditati di un settimo-ottavo posto a esser buoni nelle griglie di partenza – riusciranno a confermarsi e a lottare per un posto nelle coppe europee ma queste tre vittorie di fila hanno comunque avuto il potere di riabilitare Ringhio agli occhi di una tifoseria che lo aveva accolto con scetticismo e bocciato subito, prima dell’inizio del campionato, anche per la sua eccessiva accondiscenza nei confronti di Lotito e della società. Una rivincita per Ringhio che sta plasmando la squadra a sua immagine smontando pezzo dopo pezzo il lavoro pluriennale di Sarri.
Il curriculum di Gattuso
Che nessuno avesse stappato lo champagne al suo annuncio era comprensibili: esonerato al Sion, la sua prima panchina, cacciato a Palermo, esonerato all’Ofi Creta, dimissionario al Pisa e al Milan, cacciato a Napoli Gattuso Iil25 maggio 2021 firma con la Fiorentina, ma dopo meno di un mese l’accordo viene sciolto dalle parti per divergenze tra Jorge Mendes e la società viola sul mercato. Lo prende il Tottenham che è costretto però a cambiare idea per l’insurrezione popolare dei tifosi che lo bollano come razzista e omofobo e fanno saltare la trattativa.
Resta fermo un anno e nel 2022 riparte da Valencia ma il 23 gennaio 2023 rescinde il contratto con la squadra al quattordicesimo posto in Liga con un solo punto di margine sulla zona retrocessione. Il 27 settembre 2023 viene chiamato dal Marsiglia, settimo in Ligue 1, per sostituire il dimissionario Marcelino. Viene esonerato il 20 febbraio 2024 con la squadra scivolata al nono posto dopo aver raccolto solo 21 punti in 16 partite. Poi l’Hajduk, dove pure rescinde il contratto e infine la triste avventura in azzurro.
Il modulo di Ringhio
Tatticamente Ringhio è innamorato del 4-3-3 con ricerca della manovra dal basso con un centrocampista che si abbassa in fase di impostazione per creare superiorità numerica, un pressing intenso e grande aggressività nel recupero palla e ampiezza data dagli esterni d’attacco e inserimenti dei centrocampisti ma non è un integralista, ha usato anche il 3-5-2 o il 3-4-3. Dal mercato, anche se sotto costo, sono arrivati comunque giocatori funzionali al suo gioco come Diogo Leite, Pinamonti e Gudmundsson che già sempre un altro rispetto ai tempi di Firenze. L’avvio di stagione non sembrava promettere niente, anzi.
Eliminata in coppa Italia dal Mantova la Lazio appariva in balia dei venti, con i tifosi a ironizzare sui luoghi comuni del tecnico (“mettiamoci l’elmetto”, “bisogna pedalare”) e sul suo apparente servilismo nei confronti del club, di cui avallava ogni operazione senza protestare. Nel frattempo però Gattuso ha lavorato sul campo. Ha pian piano smantellato in tutto e per tutto il lavoro del suo predecessore Sarri (che con un pizzico di malizia lui chiama sempre maestro) per insegnare le sue linee guida. Ha trovato posto ai nuovi inserendoli piano piano, ha ridato un ruolo centrale a Zaccagni, ha ovviato alla caterva di infortuni che lo hanno privato di titolari importanti, da Maruisc a Cataldi e Rovella, e ha ingranato la marcia proprio nella piazza più difficile, quella Lazio dove il tifo sciopera contro Lotito, dove non ci sono soldi per investire e dove l’ambiente è da tempo tossico.
Quello che non era riuscito a Sarri, lo sta facendo Ringhio, senza spacciarsi per vate del pallone, con il suo calcio un po’ pane e salame e un po’ vino al vino.
L’avvio di stagione
Ecco così che sono arrivate tre vittorie, di cui due in trasferta, contro Bologna, Genoa e Udinese. Quattro gol fatti, capitalizzati al massimo, e uno solo subìto. Primato sorprendente in classifica a braccetto con l’Inter e la Roma e davanti a tutti gli altri, Milan, Juve, Como, Napoli e così via che erano senz’altro più accreditati in estate. Ora arriva l’esame di maturità: domani all’Olimpico alle 18 arriva il “suo” Milan, quello da cui se ne andò spontaneamente rinunciando all’ultimo anno di contratto, il grande amore della sua carriera. Per Gattuso, tecnico dalle sette vite, vincere sarebbe la ciliegina più dolce sulla torta biancoceleste. Uno schiaffo a chi lo dileggia da anni, ai tifosi che si sono schierati contro, a chi non credeva più nelle sue qualità. Un ritorno al vero Ringhio, quello che non molla mai, che ama un po’ la retorica, che resta ancorato a vecchi linguaggi nella comunicazione ma che è sempre un hombre vertical. Serio. E da prendere sul serio.