Lazio, la proposta del centrodestra per cinema e teatri. Chiusi da 10 anni? Può diventare uno spazio commerciale
- Postato il 30 settembre 2026
- Politica
- Di Il Fatto Quotidiano
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Ci avevano già provato con la legge urbanistica del 2025. Poi, dopo le proteste, avevano fatto una parziale marcia indietro. Ora la maggioranza di centrodestra della Regione Lazio torna sulla trasformazione dei cinema e dei teatri dismessi, con la nuova proposta di legge n. 294 che amplia le possibilità di riconversione degli immobili e aumenta le premialità volumetriche per ristrutturazioni e demolizioni e ricostruzioni. La proposta, di iniziativa delle consigliere Laura Corrotti, Eleonora Iannarelli e Micol Palazzi, tutte di Fratelli d’Italia, e di Laura Cartaginese della Lega Salvini Premier, interviene sulla legge regionale 37 del 1996, quella che disciplina i complessi di sale cinematografiche, già modificata con la legge 12 del 2025 dopo la mobilitazione di associazioni e realtà del mondo della cultura.
Il nuovo testo propone innanzitutto di aumentare le premialità: per gli interventi di ristrutturazione edilizia l’incremento massimo della volumetria o della superficie lorda passa dal 15 al 20 per cento, mentre per demolizione e ricostruzione dal 30 al 40 per cento. Gli interventi potranno inoltre essere realizzati “in modalità diretta”, senza la preventiva approvazione di un piano urbanistico. Ma il passaggio più rilevante riguarda le sale chiuse da più tempo. Per cinema e teatri “chiusi o dismessi alla data del 30 giugno 2026 da almeno dieci anni consecutivi”, la proposta consente interventi di ristrutturazione o demolizione e ricostruzione per la completa riconversione funzionale verso le destinazioni d’uso consentite dallo strumento urbanistico comunale. In sostanza, una sala chiusa da almeno dieci anni potrebbe cambiare completamente destinazione. Se, invece, almeno il 30 per cento della superficie lorda viene mantenuto a funzioni cinematografiche, teatrali o culturali polifunzionali, sono previste premialità ancora più alte: fino al 40 per cento in più per la ristrutturazione e fino al 50 per cento per la demolizione e ricostruzione. Gli incrementi possono inoltre essere ottenuti attraverso l’accorpamento di edifici esistenti attigui, adiacenti, sovrastanti o sottostanti.
È una modifica che arriva dopo una battaglia già combattuta lo scorso anno. Tra il 2024 e il 2025 Carteinregola, il Piccolo America, Italia Nostra e altre realtà del mondo della cultura avevano contestato le norme che avrebbero facilitato la trasformazione delle sale chiuse in attività commerciali. La mobilitazione aveva contribuito allo stralcio della parte più contestata dalla legge regionale approvata nel luglio 2025. “Ci ritroviamo sempre alla casella di partenza”, dice ad ilfattoquotidiano.it Anna Maria Bianchi, presidente di Carteinregola, che aveva seguito quella battaglia e ora lancia l’allarme sulla nuova proposta. “Nessuno è contento di vedere una sala chiusa”, premette, “ma il problema è cosa succede quando per recuperare un cinema si permette di trasformarlo completamente in altro”. Per Bianchi il punto non è impedire ogni uso commerciale degli immobili. “Il modello da guardare”, spiega, “sarebbe quello della normativa regionale approvata durante la giunta Zingaretti, che consentiva di inserire funzioni commerciali mantenendo però una quota significativa destinata alla funzione culturale”. “Qui addirittura si parla di trasformazioni complete“, osserva. E nella nuova proposta il 30 per cento di superficie culturale può diventare la soglia per accedere alle premialità edilizie più alte.
C’è poi il problema del carico urbanistico. Se un cinema viene trasformato in una struttura commerciale, cambiano anche i flussi che quella struttura può generare. La proposta prevede che, quando gli spazi necessari per parcheggi e altri standard siano difficili o impossibili da reperire, si possa ricorrere alla monetizzazione (i proprietari potranno corrispondere una cifra al Comune per i mancati standard). “È tutto a favore dei privati che investono e per niente della qualità della vita dei cittadini”, sostiene Bianchi. Il privato versa una somma al Comune e l’operazione può andare avanti, ma “i cittadini si trovano poi a fare i conti con i problemi alla mobilità e i disagi causati dalle nuove strutture”. Per la presidente di Carteinregola la questione va valutata caso per caso, soprattutto quando una nuova destinazione comporta un aumento del carico urbanistico. Un caso concreto è quello del Metropolitan di via del Corso, lo storico cinema chiuso dal 2010. Attraverso un accordo tra Regione e Comune, circa 1.800 metri quadrati distribuiti su tre piani saranno trasformati in spazi commerciali, mentre della funzione cinematografica resterà una sola sala da circa 100 posti, destinata anche ad attività culturali. Un precedente che rende concreto il tipo di riconversione al centro della nuova proposta regionale.
Una proposta di legge che arriva, peraltro, mentre la stessa Regione finanzia il rilancio delle sale. Il 25 settembre il Lazio ha annunciato oltre 4,1 milioni di euro per il “Sostegno e rilancio competitivo delle sale cinematografiche e delle arene del Lazio”. Risorse per mantenere e rendere competitive le sale, mentre la proposta di legge vuole intervenire su quelle chiuse da almeno dieci anni, rendendone più semplice la riconversione e il cambio di funzione nonostante le proteste che da anni vanno avanti.
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