L’autodifesa preventiva del direttore di Repubblica: Valter mi chiese aiuto per testare Ranucci premier
- Postato il 16 agosto 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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L’autodifesa preventiva del direttore di Repubblica: Valter mi chiese aiuto per testare Ranucci premier
Dopo oltre un mese di silenzio imbarazzato, di mezze frasi, il direttore ad interim di Repubblica, Stefano Cappellini, ha rotto gli indugi. E ha raccontato la sua versione sul sondaggio che avrebbe dovuto lanciare Sigfrido Ranucci come candidato premier del campo largo. O almeno, questo era il piano nella mente di Valter Lavitola, l’imprenditore che appena pochi mesi prima aveva orchestrato l’attentato al conduttore di Report. Cappellini nella sua lunga ricostruzione - nel corso della quale ripercorre i suoi incontri e i suoi dialoghi con il faccendiere -, si mette subito sulla difensiva. «Penso abbia un valore giornalistico che adesso sia io a rimettere in fila un po’ di fatti, anche per non lasciare che lo facciano persone con altri interessi e scopi», scrive il direttore di Rep.
PRIMO INCONTRO
E così comincia il racconto, partendo dall’agosto 2023 quando si ritrovò al Cefalù (il ristorante di Lavitola) per una cena organizzata da un amico insieme a «una stella della musica italiana». Ma Valterino è uno che sa come attirare l’attenzione e, tra il racconto di una malefatta e l’altra, persuase l’allora vicedirettore di Repubblica che l’intervista più interessante sarebbe stata proprio quella al titolare del locale. Non alla star. Per questo, a marzo 2024, venne pubblicata da Rep l’intervista di Cappellini a Lavitola sul cognato di Gianfranco Fini e la villa a Montecarlo. Vicenda che il faccendiere visse in prima persona.
I due - stando al racconto di Cappellini - non si sarebbero più né visti né sentiti fino a febbraio 2026, quando Lavitola lo contattò per chiedergli aiuto col famoso sondaggio. «Racconta di essere in contatto con una persona di grande levatura e popolarità che potrebbe buttarsi in politica» e che «potrebbe aspirare al ruolo di candidato premier del centrosinistra».
Niente nomi per il momento. Solo l’accenno a un fantomatico sondaggio americano («sulla cui esistenza effettiva non scommetterei un euro», aggiunge Cappellini) in cui il profilo in questione risulterebbe avere un gradimento altissimo. Certo, viene da chiedersi perché mai un istituto americano avrebbe dovuto sondare Ranucci. Su input di Lavitola? E perché mai allora, se già aveva commissionato un sondaggio negli Usa, questa smania di farsi aiutare da Cappellini e altri giornalisti come Paolo Mieli? Non si sa. Sta di fatto che l’ex direttore de L’Avanti! non si fece problemi a chiedere consiglio sulle domande da porre agli elettori e su eventuali istituti a cui affidare la rilevazione. In quell’occasione Cappellini abbozzò un paio di idee: «Gli dico che le domande fondamentali sono due o tre: se gli elettori vedono spazio per un candidato della società civile non espresso dai partiti, su quali temi dovrebbe puntare e le sue potenzialità come sfidante di Giorgia Meloni». Conversazione chiusasi con la promessa di inviare al faccendiere una bozza più elaborata.
«Me ne vado dal ristorante chiedendomi, senza risposta certa, se si tratti di una pista buona o di una bufala. La valutazione delle fonti è fondamentale nel nostro mestiere ma nessuna fonte va esclusa a priori», si giustifica Cappellini. E, un mese dopo, viste le pressioni di Lavitola, gli inviò le fatidiche domande. «Vedrai che avrai una sorpresa che vale questa rottura di palle», gli scrisse Valterino.
Il perché di tutto questo interessamento a Lavitola è presto detto (sempre con annesse mani avanti): «Come impegno per provare a mettere le mani su una possibile notizia, è uno sforzo trascurabile oltre che una innocua cortesia. E per le cortesie non si controlla il casellario». Eppure quando la fatidica notizia è arrivata, Repubblica ha deciso di snobbarla. A inizio giugno infatti, quando Lavitola era tornato a farsi vivo, il direttore di Rep racconta di essersi spazientito e di aver chiesto il fantomatico nome. Ma la risposta non lo ha soddisfatto. «Per me è una follia» è stato il commento di Cappellini al nome di Sigfrido Ranucci. E ancora: «Non ha chance di decollare». Ma il ristoratore era talmente convinto del suo cavallo da scomodare pure Romano Prodi. Il professore - è la ricostruzione di Lavitola «punta a far saltare le primarie e che quindi Ranucci potrebbe essere l’uomo giusto per mettere tutti d’accordo».
“NON È ATTENDIBILE”
La conslusione di Cappellini? «Non torna la storia del sondaggio americano, non torna quella del sondaggio italiano, il candidato alla premiership non è plausibile e la fonte non attendibile. Per questo, dopo un minimo approfondimento, non scriviamo nulla». Una ricostruzione indubbiamente puntuale quella del giornalista, che in coda racconta anche gli ultimi messaggi scambiati con Lavitola prima dell’arresto. Quelli in cui l’imprenditore giurò e spergiurò di essere innocente. Un mese prima di confessare.