Lauria, il cardinale Pizzaballa ai giovani lucani: «La pace inizia da un banco»
- Postato il 10 settembre 2026
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Lauria, il cardinale Pizzaballa ai giovani lucani: «La pace inizia da un banco»
Lauria, il cardinale Pizzaballa ai giovani lucani: «La pace inizia da un banco». Al Santuario del beato Lentini l’incontro con gli studenti. Oltre 450 ragazzi accolgono il Patriarca di Gerusalemme.
«Nella mia terra ci sono 2 milioni e 690 mila studenti che da tre anni non vanno a scuola». Bastano queste parole per cambiare il volto di una giornata. Perché mentre 450 ragazzi sono seduti insieme ad ascoltare, a Gaza ci sono milioni di giovani ai quali è stato tolto persino il diritto di entrare in un’aula. E lì, dove le scuole sono state distrutte e gli insegnanti non possono muoversi, una penna è diventata un oggetto prezioso, quasi d’oro.
È da questa immagine, semplice e terribile, che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha scelto di parlare ai giovani della Diocesi di Tursi-Lagonegro, riuniti ieri mattina nel Santuario diocesano del beato Domenico Lentini, a Lauria, per l’inizio del nuovo anno scolastico. Per gli studenti delle scuole medie e superiori del territorio, presenti insieme ai loro educatori e ad alcuni giovani universitari, quello con il porporato, organizzato dalla Commissione diocesana per la Pastorale Educativa, è stato un incontro diverso dal solito. Non una lezione, ma una testimonianza.
PIZZABALLA E LAURIA: LA TESTIMONIANZA DA GAZA E IL RUOLO DEGLI EDUCATORI
Non parole astratte sulla guerra, ma il racconto di una terra nella quale studiare è diventato più che un privilegio e nella quale anche la comunità cristiana, pur piccolissima, continua a tenere accesa una luce. Il porporato, dialogando con i giovani, ha chiamato in causa ciascuno dei presenti: che cosa facciamo della possibilità di studiare che abbiamo? Quanto sappiamo riconoscere il valore di ciò che spesso consideriamo normale? La risposta non è scontata. Perché passa dall’educazione. E soprattutto dalla testimonianza. Agli educatori, infatti, è stato affidato un compito preciso: fare in modo che nella scuola i ragazzi possano incontrare insegnanti capaci di essere anche maestri di vita. Il riferimento è alla celebre riflessione di Paolo VI contenuta nell’Evangelii nuntiandi.
Una frase messa nero su bianco nel 1975 che, riletta oggi, sembra essere più che profetica: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni». E poi c’è quella piccola comunità di Gaza. Cinquecento cristiani cattolici in mezzo a circa due milioni di abitanti. Pochissimi, quasi invisibili se si guarda soltanto ai numeri. Eppure capaci di diventare un seme di speranza. Il racconto del loro impegno accanto ai bambini feriti e alle persone più fragili, senza guardare alla religione o alla nazionalità, restituisce alla parola «testimonianza» un significato concreto: esserci, soprattutto quando sarebbe più facile andare via.
LA PACE ARTIGIANALE E L’EREDITÀ DEL BEATO LENTINI
E dalla martoriata Terra Santa arriva anche una lezione sulla pace. Una parola che troppo spesso immaginiamo affidata ai grandi della Terra, ai governi, ai vertici internazionali. E invece la pace, è stato ricordato, non si costruisce «a livello industriale», ma «a livello artigianale». Si fa lentamente, nelle relazioni di ogni giorno, nei gesti, nelle parole. È per questo che ai ragazzi è stato chiesto di rifiutare ogni forma di violenza, «da qualunque parte venga», cominciando proprio dal loro mondo, quello della scuola, troppo spesso al centro delle cronache nere dei quotidiani.
L’invito, sulla scorta degli insegnamenti di Papa Francesco e Leone XIV, è a «disarmare» prima di tutto le parole e i gesti. La pace, dunque, non è qualcosa che accade lontano da noi, nei palazzi della diplomazia: comincia anche tra i banchi di scuola, nelle amicizie, nei conflitti quotidiani. Anche il luogo scelto per l’incontro sembra raccontare la stessa storia. Il Beato Domenico Lentini, sulla cui tomba si è fermato in preghiera il porporato, fu un educatore dei giovani vissuto a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento, quando l’istruzione non era ancora un diritto accessibile a tutti.
LE CELEBRAZIONI AD ANGLONA E IL PATTO PER IL TERRITORIO
A Lauria Lentini faceva scuola nella propria casa, accogliendo i ragazzi e accompagnandoli nella crescita. Una coincidenza diventata simbolo. Da una parte un sacerdote che, secoli fa, apriva la sua casa ai giovani per insegnare loro. Dall’altra una comunità cristiana che oggi, a Gaza, cerca di tenere aperta una scuola anche quando intorno le scuole non ci sono più. In mezzo, 450 ragazzi chiamati a non dare per scontato ciò che hanno, a partire dalle penne. Quasi come se, per una mattina, quei 450 giovani avessero portato un piccolo frammento di Gaza dentro il santuario. Non per portare in Basilicata il rumore della guerra, ma per ascoltare una voce che dalla Terra Santa ha ricordato a tutti che una penna può essere un tesoro.
DOPO L’INCONTRO A LAURIA CON PIZZABALLA, BARDI: «UN MESSAGGIO UNIVERSALE DI PACE»
L’incontro è avvenuto all’indomani della celebrazione nel Santuario di Anglona, per i cinquant’anni della Diocesi di Tursi-Lagonegro, alla quale ha preso parte, fra gli altri, anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi. «In questo giorno di festa per la comunità diocesana – ha detto – il nostro pensiero va al profondo legame tra la nostra terra e la Terra Santa». La presenza del Patriarca ad Anglona, ha sottolineato il governatore, ha trasformato il cinquantenario in «un messaggio universale di speranza e di pace», mentre il vescovo Orofino è stato ringraziato per aver fatto della ricorrenza un’occasione di rilancio per le comunità e il territorio.
Proprio sul tema della speranza si è soffermato Pino Giordano, segretario provinciale dell’Ugl Matera. La speranza per il territorio, ha osservato, «non può essere soltanto una parola», ma deve tradursi in responsabilità, lavoro e sviluppo. Da qui la richiesta di trasformare la fase della ricostruzione in un’occasione di rilancio, attraverso la messa in sicurezza del territorio, le infrastrutture, il sostegno alle imprese, all’agricoltura e al turismo e, soprattutto, la creazione di nuova occupazione. Da Anglona, secondo Giordano, può partire «un grande patto territoriale» tra istituzioni, sindacato, imprese e comunità per consentire al Materano e al Metapontino di ripartire e costruire futuro.
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Lauria, il cardinale Pizzaballa ai giovani lucani: «La pace inizia da un banco»