L’associazione savonese Italia-Israele sostiene il ddl antisemitismo: “Prima di contestare bisognerebbe leggerlo”
- Postato il 10 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Savona. “Prima di contestare il ddl di lotta all’antisemitismo, sarebbe necessario leggerlo. Meno propaganda, cerchiamo di dire le cose correttamente”. Lo afferma l‘associazione savonese Italia-Israele, che precisa: “Il provvedimento non nasce per limitare la libertà di critica, né per impedire il dissenso politico. Nasce dalla necessità, sempre più urgente, di riconoscere e contrastare le forme contemporanee di antisemitismo. Per questo il ddl punta sulla formazione e sulla conoscenza: perché l’antisemitismo contemporaneo non si presenta soltanto nelle forme classiche del pregiudizio antiebraico, ma può assumere linguaggi, simboli e modalità nuove. E soprattutto: da nessuna parte il ddl stabilisce che criticare il governo israeliano o lo Stato di Israele sia antisemitismo. È esattamente quanto chiarisce la definizione operativa dell’IHRA: la critica a Israele analoga a quella rivolta a qualsiasi altro Stato non è, per ciò stesso, antisemitismo.”
“Si può dunque criticare il governo di Israele. Si possono criticare le sue decisioni politiche e militari. Si può contestare una legge israeliana, una scelta diplomatica, una politica territoriale, una condotta militare. Si può dissentire radicalmente. Questa è la libertà di espressione. Che nessuno censura o limita. Ma dalla critica legittima, informata, seria e argomentata non si deve passare alla demonizzazione, alla deumanizzazione, alla mostrificazione attribuita in quanto tale a un Paese o a un popolo: quando uno Stato viene rappresentato come intrinsecamente malvagio e privo di qualsiasi legittimità, quando ai suoi cittadini viene attribuita una responsabilità collettiva, quando si ricorre a paragoni e rappresentazioni che hanno la funzione di disumanizzare, allora è necessario interrogarsi.”
“Il sospetto è che, troppo spesso, il problema non sia affatto la libertà di critica a Israele, ma che il problema sia Israele in quanto tale. E quando questo accanimento è selettivo e assoluto, quando diventa ossessione, quando Israele diventa l’unico Stato la cui esistenza o identità viene continuamente sottoposta a una delegittimazione totale, non possiamo semplicemente far finta che il problema non esista. Perché analoga attenzione non viene rivolta a regimi come quello iraniano, che solo negli ultimi 8 mesi ha eseguito più di 500 condanne a morte, spesso con pubblica impiccagione, di giovani oppositori? O verso il regime afghano che martirizza le donne? Quale altro motivo può nascondersi dietro questa ossessione selettiva contro Israele e gli israeliani in genere se non antisemitismo?”
“La demonizzazione non è mai neutra. La demonizzazione crea odio. L’odio crea un clima. E un clima di odio può produrre violenza. E rispetto al ddl antisemitismo, il sospetto è che si tratti di un’opposizione a prescindere, piuttosto ipocrita, perchè c’è di mezzo lo stato ebraico, perchè non si discute ciò che il provvedimento effettivamente dice, ma ciò che gli si vuole attribuire. Questo non è più un confronto sul merito di una politica. Ed è proprio qui che diventa difficile comprendere certe levate di scudi, certi presidi permanenti, certe mobilitazioni pregiudizialmente ostili, soprattutto quando provengono da organizzazioni, associazioni e soggetti che dovrebbero avere nella lotta contro ogni forma di razzismo, discriminazione e antisemitismo una battaglia di civiltà condivisa. Il DDL non chiede di smettere di criticare Israele. Non chiede di proteggere Israele dalla critica. Chiede di imparare a distinguere la critica dall’odio. Di proteggere la critica dall’odio.”
Conclude: “E prima di organizzare una levata di scudi contro una legge, prima di scaldarsi tanto per contestarla, prima di attribuirle intenzioni che non contiene, prima di esserne ossessionati, c’è una cosa molto semplice da fare: leggerla. CHIEDIAMO A TUTTE LE ISTITUZIONI PUBBLICHE E PRIVATE, LA POLITICA, I MEDIA DI SOSTENERE L’APPROVAZIONE DEL DDL CONTRO ANTISEMITISMO. LA CIVILTÀ PRIMA DI TUTTO.”