Larissa Iapichino incantevole alla Vogue World che apre la Milano Fashion Week con un abito iconico
- Postato il 23 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Larissa Iapichino sa mostrarsi, oggi, per il suo talento senza più filtri. Assoluta protagonista e interprete della sua generazione che, nell’atletica soprattutto, ha conquistato l’eccellenza con la fatica derivante dalla consapevolezza derivante dal sacrificio. Disciplina più attitudine. Matura, riflessiva, assai più forte e solida rispetto al passato ha conseguito risultati che la rendono la migliore in un simile momento storico. Larissa, classe 2002, è figlia del suo tempo con contraddizioni e limiti derivanti da tempi complicati, eppure ha saputo scegliere e rimanere fedele ai suoi valori, ai suoi obiettivi superando infortuni e gli ostacoli inevitabili. Alla Vogue Night della Milano Fashion Week era incantevole. Lo è sempre stata, ma se la moda rafforza la presenza di simili modelli ha compiuto un passaggio culturale rilevante, centrale.
- Larissa Iapichino, un destino nel nome
- Abito incredibile alla Vogue World
- L’incontro con il salto in lungo
- La carriera di una predestinata dell’atletica
- Il punto di svolta
- L’infortunio prima di Tokyo
Larissa Iapichino, un destino nel nome
Sua madre Fiona è britannica di nascita ma azzurra per scelta, Larissa invece è nata vicino Firenze e porta nel suo accento la giovinezza e la freschezza della sua toscanità. Classe 2002, è approdata al salto in lungo dopo aver attraversato qualche incertezza. Una sequenza di esperienze che le hanno consentito di mettersi alla prova, divertirsi e poi assecondare quell’inclinazione. Oggi la celebriamo per via del successo all’Ultimate Championship di Budapest, la neonata competizione organizzata da World Athletics, e per l’oro a Birmingham.
Larissa ha seguito sua madre e suo padre Gianni (suo allenatore) sulle piste e, poi, sul set, quando Fiona ha deciso di tentare e accettare le offerte che, insistentemente, le giungevano da un mondo distante da quello dello sport e dell’atletica, in particolare.
Abito incredibile alla Vogue World
Un ambiente che l’ha accolta, a testimonianza dell’amore e della stima che il suo pubblico ha nutrito e alimentato nei suoi riguardi grazie alla generosità dimostrata e che ha portato dei successi indimenticabili alla nostra bandiera. Con caparbietà, determinazione agonistica e anche una certa testardaggine.
La moda non poteva che assecondarne le qualità naturali, comprendendo fin da principio la centralità che il suo ruolo potesse avere come ispirazioni per le giovani generazioni. Nella serata che apre la MFW ha incantato tutti con un abito scultura scollato, ma di effetto quasi iconico per via di quell’effetto metallo e la costruzione estetica. Un outfit perfetto per lei, regina del salto in lungo, seduta accanto a Naomi Osaka e Laila Hasanovic. Per Larissa un vestito scultorea, come una autentica opera scultorea, da ammirare e apprezzare nella sua unicità.

L’incontro con il salto in lungo
Anche Larissa lo ha provato, quell’amore assoluto ma non è stato subito il salto in lungo il suo primo obiettivo. Da bambina si è avvicinata allo sport praticando danza, nuoto e in particolare ginnastica artistica per otto anni. Nell’estate 2015, a 13 anni, ha deciso di provare con l’atletica, dopo aver assistito – come regalo di compleanno – al meeting di Montecarlo insieme alla mamma Fiona.
Era già una celebrità, per via dei suoi altrettanto noti genitori e per uno spot divenuto celebre, in cui compariva anche lei, bambina, intenta nella scelta della merenda pomeridiana. Un episodio che non rifletteva il temperamento di Larissa. La stessa lunghista si descrive come una ragazza timidissima da piccola, nell’intervista esclusiva che ci ha concesso, quasi a disagio sul set e durante le riprese quando accompagnava la madre, attrice protagonista di una fiction Rai di enorme successo come “Butta la luna”, prima di una discreta serie di esperienze davanti alla macchina da presa di.
Oggi la ammiriamo sicura e strutturata nei meeting e nelle gare, come a Roma 2024: agli ultimi Europei, dopo infortuni e complicazioni, finalmente ha conquistato un magnifico argento che le ha dato soddisfazione e lustro, come avrebbe già meritato.
La carriera di una predestinata dell’atletica
Dall’incontro con l’atletica è partita una carriera che pareva inevitabile, ma così non è stato fino a quando non lo ha scelto Larissa. La sua peculiarità sta tutta qua: riflessiva, estremamente razionale ma dotata anche di una maturità agonistica che raramente compete a una atleta come lei, classe 2002.
Il suo primo tecnico a Calenzano è stato Enrico Mancini, nella velocità e poi sugli ostacoli. Nel 2016 si è aggiudicata il tricolore cadette dei 300hs confermandosi nell’edizione successiva. Talento in pista ma anche in pedana coltivato allo stadio Ridolfi di Firenze da Gianni Cecconi nei salti e Ilaria Ceccarelli sugli ostacoli.
Quando arriviamo nel 2018 il primo acuto nel lungo con il 6.36 della migliore prestazione nazionale under 20 al coperto e il 6.38 della stagione estiva. Un punto fermo dato che da quel risultato è incominciato quello che racconta la sua bio da atleta.
Il punto di svolta
Il decollo nel 2019 ai tricolori di Agropoli con un volo a 6.64 l’ha resa primatista italiana tra le allieve e anche tra le juniores battendo il record di Maria Chiara Baccini (6.55) che resisteva dal 1998. Ha conquistato l’oro, già vinto dalla mamma nel 1987 a Birmingham con la maglia della Gran Bretagna, agli Europei under 20 di Borås dove ha sconfitto avversarie più grandi anche di due anni. Nel 2020 ha cominciato a dedicarsi soltanto al lungo con il tecnico Gianni Cecconi ed è atterrata a 6.80 al meeting di Savona, seconda italiana di sempre.
Nel 2021 è cresciuta ancora con il clamoroso 6.91 ad Ancona, primato mondiale under 20 indoor, eguagliando il record nazionale assoluto al coperto di Fiona May, la mamma che aveva scelto di vestire l’azzurro.
L’infortunio prima di Tokyo
A impedirle di volare per Tokyo è stato, però, un infortunio. Non a caso, dopo le qualificazioni Larissa si è espressa accennando a quell’evento che ha deciso la sua partecipazione ai Giochi.
“Sono molto felice della qualificazione, centrata al secondo salto. Ho fatto quello che dovevo, mi sono comportata bene. Mi sono concentrata su rincorsa e salto e ho raggiunto subito l’obiettivo”, ha detto ai microfoni di Rai Sport dopo il 6.87 nel salto in lungo che le ha regalato la finale alle Olimpiadi di Parigi.
“In assoluto non è stata una gara facile – ha aggiunto l’azzurra- ci sono ragazze molto quotate che non hanno fatto la misura. Per la finale comunque si ripartirà tutte da zero, le altre saranno agguerrite ma anche io voglio dire la mia. L’atmosfera è bellissima e io sono felice di essere alle Olimpiadi”.
Un dispiacere, quello relativo alla mancata partecipazione a Tokyo, che ha fissato e condiviso con papà Gianni, diventato nel frattempo il suo allenatore. Nel 2023 è tornata a migliorarsi con il primato italiano al coperto di 6.97 dopo averlo di nuovo pareggiato per la medaglia d’argento agli Europei indoor di Istanbul. All’aperto ha debuttato con il personale di 6.83 controvento e ha vinto tre tappe della Diamond League: Golden Gala a Firenze, Stoccolma e Montecarlo arrivando a 6.95 dopo aver conquistato il titolo europeo U23 a Espoo con 6.93.
A Roma, Europei, Larissa ha affrontato una finale incredibile dopo aver salto benissimo nelle qualificazioni a 6,71. E in finale non si è smentita. Agli Europei di Roma 2024 si è messa al collo l’argento con 6.94 all’ultimo salto prima del quarto posto olimpico di Parigi e della vittoria nella finale del circuito dei diamanti a Bruxelles.
L’anno dopo ha trionfato agli Europei indoor di Apeldoorn, 27 anni dopo l’oro della mamma, e all’aperto ha superato per la prima volta i sette metri con 7.06. Quest’ultima stagione è stata l’apoteosi, per lei: si è aggiudicata il successo nell’edizione 2026 del World Indoor Tour e l’argento mondiale in sala, poi ha battuto il record italiano di Fiona May dopo 28 anni con 7.12 a Eugene. Oggi è regina del salto in lungo e della moda, se Milano è ai suoi piedi.