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L'aria dell'estremo Oriente fa bene a Medvedev e Davidovich-Fokina: dai tabù delle finali perse ai titoli di Hangzohu e Chengdu

  • Postato il 29 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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L'aria dell'estremo Oriente fa bene a Medvedev e Davidovich-Fokina: dai tabù delle finali perse ai titoli di Hangzohu e Chengdu

L’aria dell’estremo Oriente sembra aver prodotto benefici a profusione per Daniil Medvedev e Alejandro Davidovch-Fokina, laureatisi campioni rispettivamente ad Hangzhou e Chengdu, ovvero i 250 che hanno aperto la trasferta asiatica delle racchette più illustri del circuiti. Due vittorie non certo banali: per Medvedev l’atto conclusivo ha riservato la sfida col connazionale e grande amico Rublev, regolato in due set e mostrando una condizione psicofisica decisamente invidiabile. Per Davidovich-Fokina il successo a Chengdu ha il sapore della grande rivincita: aveva perso tutte le prime 5 finali disputate in carriera, ma dopo aver vinto a giugno sull’erba di Mallorca ha cambiato passo, regolando anch’esso in due set il polacco Hurkacz.

Davidovich adesso non vuol smettere di vincere

Chissà cosa avrebbe potuto fare se in estate, dopo l’infortunio alla schiena patito sulla terra di Umago, lo spagnolo avesse potuto competere sul cemento nordamericano. Intanto la trasferta asiatica l’ha aperta con un pieno di sorrisi: ha battuto in rapida sequenza Juan Manuel Cerundolo, Muller, Basilashvili e appunto Hubi in finale, lasciando per strada appena un set (in semifinale) e mostrando una condizione decisamente eccelsa. Non proprio la migliore delle notizie per Matteo Berrettini, che tra qualche giorno se lo ritroverà di fronte a Tokyo in un primo turno che non sembra promettere bene (a meno che la stanchezza non farà pagare il conto all’iberico).

Il 6-4 7-6 finale matura soprattutto grazie alla straordinaria capacità di Davidovich-Fokina di servire senza soluzione di sosta (87% di punti con la prima e 8 ace a referto), tanto da concedere una sola palla break al polacco in tutto l’incontro. Delle 6 avute a disposizione, lo spagnolo ne ha sfruttata appena una nel primo set, ma se l’è fatta bastare. La coda finale al tiebreak (dopo due palle break travestite da palle match non sfruttate) diventa così appassionante: Hurkacz sale 4-2 e poi 6-3, ma non riesce a chiudere nessuna delle tre palle set e nemmeno la quarta, ottenuta sul 7-6. Arrivano invece tre punti consecutivi dello spagnolo e il secondo titolo stagionale diventa realtà.

E chissà se adesso in ottica Davis il suo nome non torni di moda, dopo la polemica esclusione dell’anno passato (quando inizialmente si tirò fuori dalla fase di qualificazione alla Final 8 perché stanco, ma andando poi a giocare a Dallas il giorno seguente: Ferrer fu intransigente e lo tenne fuori, pur sapendo di perdere una pedina chiave, già orfano di Alcaraz).

Meddy scherza con l’amico Rublev: “Ora una finale slam”

Questi problemi Medvedev non li ha, perché la Russia dalla Davis (per ora) rimane esclusa, ma intanto ad Hangzhou ha trovato il modo per puntellare il titolo numero 24 della sua carriera (curiosamente ottenuto in 23 città diverse: solo a Dubai ha vinto due volte, nel 2023 e nel 2026). Un anno fa di questi tempi anche il russo condivideva con Davidovich-Fokina una striscia aperta di 5 finali perse consecutive, ma adesso l’orizzonte è cambiato: quarto titolo ATP negli ultimi 11 mesi, questo simile a un campionato russo dopo aver battuto Safiullin in semifinale e poi Rublev in finale.

L’amico Andrej ha ceduto 7-5 6-4 in un match dove Meddy è stato lesto a sfruttare le occasioni avute a disposizione, trovando sempre un modo per conquistare il break nel momento più idilliaco possibile. Ha sfruttato soprattutto una prima di servizio efficacissima, con 23 ace (avete letto bene: 23) e un rendimento dell’85%, troppo anche per un Rublev che pure qualche discreto segnale l’ha mandato. Ha però avuto la pecca di lasciar andar via il secondo set troppo facilmente, pagando anche mentalmente lo scotto del break subito in avvio.

Alla fine però entrambi sembravano contenti. “Dai Andrej, promettiamoci che tra 5 anni ci ritroveremo a giocare una finale dello slam, io contro te”, ha affermato durante la cerimonia di premiazione un Medvedev decisamente di buonumore. Che vede la numero 5 del ranking di Auger-Aliassime a un passo, così come l’ottavo posto nella Race to Turin di Arthur Fils. E se Daniil è quello ammirato in Cina, a Torino sarebbe un cliente scomodo per tanti.

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Virgilio.it

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