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L’arciduca d’Austria Luigi Salvatore e Giuseppe Pitrè, due sguardi sulla Sicilia

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L’arciduca d’Austria Luigi Salvatore e Giuseppe Pitrè, due sguardi sulla Sicilia

di Antonella La Mantia

Salina Eolie ( Messina) – La Sicilia può essere raccontata attraverso lo sguardo di chi la attraversa e attraverso quello di chi, invece, ne conosce e ne custodisce dall’interno la storia, le tradizioni e la memoria. È su questa diversa prospettiva che si sviluppa “Il carteggio tra Luigi Salvatore d’Austria e Giuseppe Pitrè”, l’appuntamento in programma mercoledì 5 agosto 2026, alle 19.30, al Faro di Lingua, a Santa Marina di Salina nell’arcipelago Eoliano, nell’ambito della rassegna “Un’estate al Faro 2026”.
Al centro dell’incontro, un dialogo culturale singolare, quello tra Luigi Salvatore d’Asburgo-Lorena, arciduca d’Austria, e Giuseppe Pitrè, medico, studioso e fondatore della moderna ricerca folklorica italiana. Due uomini lontani per origine e formazione, ma accomunati dalla curiosità per la vita, i paesaggi, le consuetudini e le voci del Mediterraneo.
Luigi Salvatore nacque a Firenze nel 1847, figlio del granduca di Toscana Leopoldo II e di Maria Antonia di Borbone, figlia di Francesco I delle Due Sicilie. Pur appartenendo alla casa imperiale degli Asburgo-Lorena, scelse una vita assai distante dai rituali della corte. Viaggiatore, naturalista, geografo ed etnografo, fece del Mediterraneo il grande campo delle sue esplorazioni.
Le isole furono per lui luoghi da osservare nella loro complessità, attraverso la geografia e la natura, ma anche attraverso gli uomini che li abitavano. Alle Isole Eolie dedicò una delle sue opere più importanti, Die Liparischen Inseln, pubblicata in otto fascicoli tra il 1893 e il 1896, con tavole, incisioni, carte e descrizioni dedicate alle diverse isole dell’arcipelago.
Il Comune di Lipari ricorda ancora oggi l’arciduca come uno dei più noti e affezionati viaggiatori che nell’Ottocento raccontarono le Eolie, restituendo con attenzione la vita dell’arcipelago.
Dall’altra parte di questo carteggio c’è Giuseppe Pitrè, nato a Palermo nel 1841 e morto nella stessa città nel 1916. Medico di professione, dedicò una parte decisiva della propria esistenza allo studio delle tradizioni popolari siciliane. Il Museo Etnografico Siciliano che porta il suo nome ne conserva la memoria e testimonia il ruolo fondamentale svolto nella nascita della moderna ricerca folklorica italiana.
Pitrè raccolse canti, proverbi, fiabe, leggende, giochi, feste, credenze, usi e costumi. La sua monumentale Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, composta da 25 volumi pubblicati tra il 1871 e il 1913, rappresenta ancora oggi una delle più importanti testimonianze della cultura popolare dell’isola. Nel 1910 venne inoltre istituito per lui all’Università di Palermo l’insegnamento di demopsicologia, termine con cui indicava lo studio della vita e della psicologia collettiva del popolo.


È proprio nell’incontro tra questi due mondi che il carteggio acquista un significato particolare. Luigi Salvatore guarda la Sicilia attraverso il viaggio; Pitrè la interroga attraverso lo studio delle tradizioni. Il primo raccoglie paesaggi, immagini e testimonianze nel suo incessante attraversamento del Mediterraneo; il secondo scava nella lingua, nelle consuetudini e nella cultura quotidiana di una comunità, per impedire che ciò che appartiene alla memoria collettiva vada perduto.
Il loro rapporto epistolare presenta oggi una nuova e importante prospettiva. Fino a questo momento erano conosciute soprattutto le lettere dell’arciduca Luigi Salvatore a Giuseppe Pitrè. Il recente viaggio di Calogero Ferrotti e Antonio Le Donne a Maiorca e la ricerca nell’Archivio di Palma hanno permesso di individuare nuove tracce e, soprattutto, le risposte di Pitrè, che saranno rese note nel corso dell’incontro.
È una scoperta che restituisce al carteggio la sua piena natura dialogica e permette di ascoltare, dopo oltre un secolo, anche la voce di Pitrè. Molte delle sue lettere riguardano inoltre una vicenda che toccò profondamente la casa imperiale: l’assassinio dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, Sissi, uccisa a Ginevra il 10 settembre 1898.
Un elemento che aggiunge al carteggio una dimensione storica e umana ulteriore. Accanto alla Sicilia osservata dall’arciduca e alla Sicilia custodita dallo studioso palermitano, affiora così anche il dramma della famiglia imperiale e il riflesso che la morte di Sissi ebbe nella corrispondenza tra i due.
A Santa Marina di Salina il loro dialogo torna dunque a vivere attraverso immagini, documenti e nuove tracce provenienti dall’Archivio di Palma di Maiorca, con gli interventi di Calogero Ferrotti e Antonio Le Donne. A dare voce ai testi saranno Marcello Saija e Fabio Aronica, attraverso la lettura di alcuni brani.
Dal Faro di Lingua si torna così al Mediterraneo ottocentesco di Luigi Salvatore e Pitrè, tra viaggi, ricerca e memoria della Sicilia. Un dialogo che le nuove lettere ritrovate a Maiorca permettono oggi di conoscere anche attraverso la voce dello studioso palermitano.
Due strade diverse per arrivare allo stesso luogo: la Sicilia come paesaggio da scoprire e come patrimonio antropologico da custodire. E un carteggio che, grazie alle nuove lettere ritrovate a Maiorca, torna oggi a parlare attraverso entrambe le sue voci.
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