Lamezia, 220 rom già trasferiti dal campo rom, tra loro 60 minori
- Postato il 5 ottobre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Lamezia, 220 rom già trasferiti dal campo rom, tra loro 60 minori
Si avvia verso la soluzione lo sgombero del campo rom di Scordovillo a Lamezia e il trasferimento delle famiglie nelle abitazioni Aterp. L’assessore: «Nessuna tensione sociale»
LAMEZIA TERME – Lo sgombero del campo e il trasferimento delle famiglie rom nelle abitazioni Aterp nei diversi quartieri della città, dopo 40 anni si avvia verso la soluzione. Il punto sullo stato dall’arte lo fanno Mimmo Gianturco, (assessore al Welfare e alle Politiche Sociali) e Marina Galati, (direttrice del progetto Intrecci – Abitiamo il Lametino e dirigente della Comunità progetto Sud) che si occupa della ricollocazione dei rom e della loro inclusione sociale. L’esigenza di fornire una adeguata informazione alla città su quanto stia realmente avvenendo su Scordovillo è stata focalizzata all’interno della trasmissione “Scenari Contemporanei” di EsseTV, alla quale Gianturco e Galati hanno partecipato.
CONFLITTI E TENSIONI, IL RUOLO DEL COMUNE
Di fronte all’esigenza di una maggiore comunicazione sollecitata dai giornalisti e anche dagli esponenti dell’opposizione (per l’occasione dal capogruppo Pd, Fabrizio Muraca, presente in trasmissione) Gianturco e Galati si sono detti pienamente disponibili ad offrire ogni chiarimento possibile condividendo l’idea che una informazione distorta può essere pericolosa, può creare disagio e tensione. A tal proposto, rispetto alle proteste e alle tensioni di cui si parla in città, talvolta con la sottolineatura che ci sia chi soffia sul fuoco, Gianturco sostiene che in uno degli ultimi tavoli importanti in Prefettura, al quale era presente anche la dottoressa Galati e le forze dell’ordine, si sia fatta rassicurazione: «Ad oggi non risultano segnalazioni di conflitti o reati e che quindi non ci sono tensioni sociali, checché che ne dica qualcun altro».
«Capisco – ha osservato l’assessore – invece le preoccupazioni dei cittadini, dei residenti che hanno bisogno di avere le giuste informazioni, vedono del fermento e dei movimenti di tipo sociale che devono essere gestiti attraverso un’azione importante, dove il Comune sarà parte attiva, così come sarà parte attiva anche Intrecci e Progetto Sud» A tal proposito Gianturco ha anche annunciato che nelle prossime settimane ci saranno degli incontri pubblici nei quartieri per dipanare un po’ di situazioni e per iniziare quella inclusione sociale che prevede il progetto, che non è legato soltanto alla distribuzione abitativa delle famiglie.
Un percorso di monitoraggio e inclusione
«Ci sarà un percorso che durerà mesi se non anni, almeno altri 24 mesi, dove il Comune, Intrecci, la Prefettura e le Forze dell’Ordine attraverso un monitoraggio e anche attraverso le politiche di tipo sociale, lavoreranno nei quartieri per un’inclusione vera». L’assessore ha tenuto anche a rivendicare il ruolo attivo del Comune: «con la dottoressa Galati ci sentiamo più volte al giorno: chi racconta che il Comune non sa nulla rispetto a quello che sta accadendo, dice delle baggianate, il Comune è parte attiva di questa cabina di regia, quanto lo è “Abitiamo il Lametino”, quanto lo è la Prefettura, la Regione Calabria e l’ Aterp, quindi siamo assolutamente consapevoli di tutto ciò che sta avvenendo, perché spesso ci confrontiamo su ogni singola problematica che chiaramente è un progetto così complesso».
I NUMERI
Per quanto concerne la fase dei trasferimenti i numeri ufficializzati dicono che dei 96 nuclei familiari residenti a Scordovillo al 12 dicembre 2025 oltre il 50% è già allocato in altri quartieri della città. 52 nuclei familiari risultano trasferiti. 220 i trasferimenti di persone di cui 60 minori. Disponibilità degli alloggi e allocazione nei quartieri: Innanzitutto l’assessore ha chiarito che non è competenza del Comune quella decidere in quali quartieri saranno allocate le famiglie rom, ma ATERP attraverso i suggerimenti dei cosiddetti “piani familiari”, stilati da Intrecci con le combinazioni fra alloggio nucleo familiare. Attraverso “l’abitare diffuso” si sta cercando di evitare che si formino nuovi ghetti e nuovi insediamenti fallimentari tipo Ciampa di Cavallo e San Pietro Lametino. Il metro dato è quello che all’interno di un palazzo non ci sia più di uno o massimo due nuclei familiari rom.
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Lamezia, 220 rom già trasferiti dal campo rom, tra loro 60 minori