L’alleanza Usa-Italia non è facoltativa. Carafano spiega perché
- Postato il 8 maggio 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Per alcuni è stata una missione d’emergenza per ricucire gli strappi aperti da Trump con Roma e con il Vaticano. Per altri, invece, la conferma di quanto gli Stati Uniti continuino a considerare l’Italia un partner imprescindibile nella competizione geopolitica globale. Per James Carafano, senior counselor to the president della Heritage Foundation, sentito da Formiche.net, la visita del segretario di Stato Marco Rubio a Roma rappresenta un mix di entrambi i fattori: nonostante le incomprensioni (e gli spiaceri) reciproci, la partnership tra i due Paesi è troppo importante per venir meno di fronte a piccoli ostacoli come questi.
La visita è stata ampiamente interpretata come una missione d’emergenza per riparare i danni con due interlocutori chiave come il Vaticano e il governo Meloni, finiti nel fuoco incrociato dell’imprevedibilità di Trump. Secondo lei è diplomazia di routine o un riconoscimento da parte di Washington di aver esagerato?
La visita è ovviamente una conseguenza delle ultime frizioni tra i due Paesi. Poche figure vengono impiegate con maggiore intenzionalità dal presidente degli Stati Uniti quanto il segretario di Stato, e Marco Rubio è un uomo impegnatissimo. Per non parlare del fatto che il presidente vuole che il gabinetto resti negli Stati Uniti a mobilitare consenso in vista delle elezioni di metà mandato. Detto questo, il fatto che Trump abbia inviato Rubio dimostra quanto Washington consideri seria e preziosa la partnership italo-americana. Non parlerei di “risoluzione di una crisi”, perché la nostra alleanza è troppo profonda e importante per essere messa a rischio da disaccordi. Trump può essere duro e severo. Non è “un uomo giovane” con tutto il tempo del mondo: ha davanti a sé sfide enormi e serie da affrontare prima della fine del suo mandato. Non vedo questo come un problema; anzi, le persone dovrebbero avere rispetto per i grandi problemi che sta affrontando, per lasciare un mondo migliore per tutti noi.
Rubio è considerato il “volto moderato” dell’amministrazione Trump. Quanto conta che sia lui ad essere stato scelto per questa missione? È una scelta simbolica o strategica?
Rubio è la risorsa strategica più preziosa del presidente, dopo il predominio militare ed energetico: quando si presenta, lo fa per affari concreti, ed è una cosa seria.
Meloni è ancora, agli occhi dell’establishment conservatore americano, il leader europeo più affidabile? La sua posizione sull’Iran ha intaccato questa percezione?
Ad essere onesti, i conservatori americani sono ovviamente delusi. Guardiamo a Meloni e Trump come ai due leader trainanti della comunità transatlantica. Ci auguriamo che sia ancora così.
Meloni ha chiesto di mantenere, se non di ampliare, la presenza militare americana in Italia, mentre Trump ha lasciato intendere una possibile riduzione. Ritiene che le basi statunitensi in Italia mantengano ancora una priorità strategica per Washington nel contesto mediterraneo e mediorientale?
La nostra presenza in Italia è troppo preziosa perché gli Stati Uniti vi rinuncino. Preferirei vederla espansa. In sinergia con la nostra presenza in Grecia e in Romania, gli Stati Uniti dispongono di una presenza dominante e di una capacità di proiezione di forza sul fianco meridionale della Nato. Quel vantaggio è insostituibile.
Per il momento non sembra che l’incontro tra Rubio e Meloni abbia portato risultati concreti. Come interpreta la cosa?
Piuttosto che risultati concreti, credo che il passo importante sia quello di riaffermare la direzione da seguire per il partenariato tra Washington e Roma. Partendo da quelle che sono le chiare priorità, dagli investimenti nei settori dell’energia, del digitale e delle infrastrutture, alla cooperazione in ambito tecnologico e della difesa. La mia ipotesi è che si siano concentrati su questo, oltre a discutere di tutti gli sviluppi regionali dal Medio Oriente all’Europa meridionale e all’Asia centrale.
Dopo questa visita, qual è a suo avviso il rischio maggiore: che Italia e Stati Uniti si allontanino strutturalmente, o che trovino un nuovo equilibrio transazionale che svuoti di sostanza l’alleanza?
Dovremmo concentrarci sulle opportunità, non sui rischi. Stati Uniti e Italia hanno molto da offrirsi a vicenda. Questa non è un’alleanza facoltativa.