La vita del circense? Allenamenti estremi, rischi e lo specchio misterioso
- Postato il 31 maggio 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 19 min di lettura
La vita del circense? Allenamenti estremi, rischi e lo specchio misterioso
Nel buio delle quinte - a pochi metri da abiti e oggetti di scena e a fianco della tenda d’ingresso che ti lancia in pista - c’è una lucina fioca, ma sufficiente a illuminare uno specchio alto e stretto. È un angolino “magico” e misterioso, il cuore del circo e degli artisti. I quali, appena prima di entrare in scena, si fermano- anche solo un attimo - per guardarsi e controllare i costumi, il trucco, l’energia dell’espressione.
Ma anche per semplice scaramanzia. Lì, di fronte al vetro che riflette i vari personaggi, inizia veramente ogni “numero”, che poi duri cinque minuti o pochi secondi, e Ivo, Daniela, Denise, Fellon, Bruno e tutti gli altri artisti del “Circo di Vienna” (tra cui Michael e Michelle, 24 e 21 anni, figli di Mihaylov Orfei) e non saltano mai quel breve appuntamento che precede l’esibizione.
Già, perché la vita dei “circensi” è impegnativa (il loro motto è: «Al circo tutti fanno tutto»), ma il clou è sempre, ovviamente, lo spettacolo, lo show serale che ripaga di tante fatiche. «Ci esibiamo quattro giorni la settimana, dal venerdì al lunedì, ma la verità è che siamo impegnati sempre tra allenamenti o altri lavori», racconta Flavio, 33 anni, che rappresenta la quinta generazione della famiglia Vassallo - tra genitori, zii e figli attualmente sono in sette a portare avanti l’azienda del “Circo di Vienna” («Si chiama così perché i nostri bisnonni, a inizio attività, si erano messi in società con una famiglia austriaca»).
IL RISCALDAMENTO
Il risveglio del circo, la mattina, è lento («La sera spesso festeggiamo insieme dopo lo show e capita di fare un po’ tardi») e gli artisti arrivano in pista verso le 11 per un breve riscaldamento fisico. Denise, 21 anni, portoghese, è la prima a presentarsi. Bionda, fisico minuto ma snodabile, si siede in spaccata con la stessa facilità con la quale noi oplà - ci spiaggiamo su un divano. «Sono trapezista e mi esibisco su un lampadario aereo che pende dal tendone. Di solito mi alleno tutti giorni, alle 10, per un’ora e mezza», racconta sorridendo prima di arrampicarsi sull’attrezzo e volteggiare. «Sono la sorella del clown», urla tra una salita e una discesa indicando un ragazzo in canottiera. Eccolo, Ivo, 23 anni, corporatura asciutta e atletica. «Io e mia sorella veniamo da una famiglia di artisti portoghesi, i Cardinali. Ho iniziato come giocoliere, poi, sono passato dal trampolino fin quando, due anni fa, ho scelto di fare il clown», spiega mentre lancia in aria una serie di cerchietti che poi riprende con disinvoltura.
Poco a poco, la pista si riempie. C’è Claudio, 25 anni, altro rappresentante della famiglia Vassallo che si occupa di regia, musiche e luci (ma nel frattempo si esercita su una “rola bola”, una tavola di equilibrio: «Sto preparando un numero mio»), c’è Flavio («Lavoravo con i cavalli, ma ora abbiamo tolto gli animali: seguo l’organizzazione e mi esibisco con i giocolieri») e poi ci sono Daniela e Fellon. Daniela, 29 anni, acrobata di “fasce” e “reti aeree”, è anche lei portoghese: «Io e il mio fidanzato Joshua, giocoliere, siamo arrivati in questo circo un anno e mezzo fa. Quando mi hanno spiegato che stavano cercando nuovi artisti ho segnalato Ivo e Denise, che già si esibivano con noi. Ecco perché siamo tanti portoghesi. Quando mi alleno? Io appena sveglia faccio fatica a carburare, preferisco farlo di sera dopo lo spettacolo». Fellon, invece, è italiana. «Ho 40 anni e provengo dalla famiglia Rossi, circensi da sei generazioni. Sono sposata da 15 anni con Bruno (hanno una figlia di 11 anni, Mia, che va già in scena con il mono-ciclo ndr) e, con lui, formo il “Duo dangerous love”: portiamo in pista numeri con le balestre e i coltelli che richiedono anche 4 ore di allenamento quotidiano. Noi ora stiamo con il “Circo di Vienna” solo per poche settimane: di base lavoriamo soprattutto all’estero, in tutto il mondo dagli Usa alla Russia, e siamo free lance».
Già, i contratti. «Pure a partita Iva, comunque, non si diventa certo ricchi - aggiunge Bruno, 45 anni, il marito di Fellon - anche se fuori dall’Italia ti danno qualcosa in più. Ma dipende da chi ti scrittura». Gli altri artisti, invece, hanno accordi rinnovabili ogni sei mesi e uno stipendio settimanale che varia tra i 400 e gli 800 euro e in base all’affluenza del pubblico. Alloggio compreso, anche se quasi tutti hanno roulotte di proprietà (bellissime case mobili, spaziose, con ogni confort) nelle quali vivere. Nel frattempo la mattinata è finita ed è ora di pranzo. «Cosa mangiamo? Di tutto perché smaltiamo facilmente: l’attività fisica qui non manca di certo- dice la trapezista Denise - Oggi però, visto che abbiamo lo spettacolo e fa caldo, stiamo un po’ leggeri: per me e per mio fratello preparo una pasta al tonno».
TRUCCHI E COLORI
Dopo un paio d’ore di riposo, il primo a prepararsi in vista dello show delle 18 è il clown: «Venga nella mia roulotte, così assiste al trucco e mi fa compagnia. Ci metto più di 50 minuti». Pennelli, colori, pomate, Ivo fa tutto da solo davanti a uno specchio portatile. Inizia con un fondo bianco su tutto il viso («È una tinta speciale che prendo su internet, regge bene anche con il sudore»), quindi un giro di borotalco («Per fissarlo») e poi una matita nera per disegnare e colorare le sopracciglia: «È il passaggio più complicato perché mi tremano le mani. Se sbaglio rischio di dover rifare tutto dall’inizio». Infine il rosso, sulle labbra, sotto gli occhi e sulla punta del naso: «Il naso classico, finto e rotondo, non mi piace, è troppo grosso. E poi il mio personaggio è più simile a un giullare, come vedrà anche dal cappello. Il mio clown preferito? Si chiama Fumagalli, è italiano e ha vinto il “Clown d’Oro” al Festival Internazionale del Circo di Monte-Carlo». Esattamente 50 minuti dopo («Oggi il trucco mi è uscito particolarmente bene»), Ivo ha il viso pronto, può concedersi una sigaretta e rilassarsi: «Resto così per molte ore, ma riesco tranquillamente a far tutto senza rovinare i colori, posso anche bere e mangiare».
Lo spettacolo si avvicina, l’aria inizia a farsi frizzante e il ritrovo, per tutti, è alle 16.45 nel backstage del tendone, dove ognuno sistema e prepara i propri oggetti di scena. Le ragazze, intanto, si spostano all’ingresso principale per l’accoglienza del pubblico mentre il regista Claudio, nel soppalco di fronte alla pista, fa partire la musica, accende le luci colorate e spara fumo e nebbia artificiale per creare l’atmosfera. Così inizia la magia. «Questi minuti prima dell’inizio ognuno li trascorre concentrandosi a modo suo - spiega Bruno, il lanciatore di coltelli, mentre dietro le quinte bagna con l’acqua il bersaglio di legno e fa un giro di prova con le armi (affilatissime) -. Io e Fellon facciamo questi numeri da tantissimi anni, ma ogni volta c’è sempre un pizzico di emozione. Se abbiamo un gesto scaramantico? Ci baciamo e facciamo tre segni della croce prima di andare in scena».
Bruno, prima di lavorare con coltelli e balestre, si esibiva con gli animali esotici. Ed è entrato nel Guinnes dei primati: «Ho tenuto in bocca una tarantola viva per oltre tre minuti, mentre contemporaneamente soffiavo più di 300 bolle di sapone. Il segreto? Farla sentire come se fosse in una tana, protetta. No, non sono mai stato punto, ma una volta nella roulotte si sono aperte le teche mentre mia moglie faceva la doccia e lei si è ritrovata un esemplare sulla gamba: si immagini le urla e lo spavento».
LA TARANTOLA IN BOCCA
Mancano pochi minuti allo spettacolo, in sala c’è brusio e nelle quinte c’è frenesia: qualcuno fa stretching, qualcun altro si isola, le ragazze si sistemano i costumi. Finché l’organizzatore Flavio, dietro le quinte, col microfono (solo come voce narrante, senza farsi vedere), dà il via allo spettacolo: si parte. Il clown si specchia, prende fiato e poi oltrepassa di corsa la tenda. Ovviamente inciampando. È lui ad aprire e sarà lui, poi, a tenere le fila dello show («Sono praticamente sempre in pista») con altre gag («Le cadute? A volte improvviso e mi faccio male») che conquistano i bambini, balletti, canzoni (in playback), piroette, giochi con i piatti e pantomime («Mi piace far ridere, mi viene naturale perché ho un carattere solare. Sono un clown che non parla, ma tutte le scenette me le sono scritte io»).
Poi, a turno, arriva il momento degli altri artisti. Denise volteggia con eleganza dentro il lampadario aereo appeso nel vuoto («No, non c’è rete di protezione. Come è nata questa passione? Per imitare i miei genitori già a 9 anni ho iniziato a fare le prime prove»), poi è il turno del giocoliere Joshua, dello spettacolo con la moto acrobatica e infine di Daniela, che lascia tutti senza fiato arrotolandosi e srotolandosi con grazia sulle “fasce aeree” («Arrivo fino a 15 metri di altezza e lassù fa un caldo micidiale. Come ho iniziato? Con il hula hoop a 12 anni, mentre a 19 sono passata alle acrobazie»).
Il pubblico applaude, il tempo vola. Alle 18.45 una pausa e poi la seconda parte dello show con nuove evoluzioni, siparietti e il numero più atteso: quello del “Duo dangerous love”. Bruno si esibisce nel lancio dei coltelli verso sua moglie («La battuta più ricorrente? Molti chiedono se possono prestarmi la loro suocera», dice ridendo), prima ferma e poi legata al bersaglio che gira («Serve la massima concentrazionespiega Fellon - e in quel momento è fondamentale dimenticare i problemi e le tensioni della vita. Se io e mio marito dobbiamo discutere, lo facciamo sempre dopo lo show, mai prima...») e, soprattutto, con le balestre. Numero nel quale, con un colpo che innesca un domino di frecce, Bruno fa finire un dardo diritto dentro una mela appoggiata sopra la sua testa. Tum tum tum tum tum e tutti restano senza fiato, ipnotizzati dal frutto che si spacca in due.
Dietro le quinte, intanto, le ragazze si preparano all’ennesimo cambio di abiti (una decina in tutto) per la sfilata finale e il saluto al pubblico. Altri applausi, ovazione, la musica cala lentamente fino a svanire, gli artisti rientrano nei camerini e le luci, piano piano, si spengono tutte. Anzi, quasi tutte perché l’unica a restare sempre accesa è quella dello specchio “magico” nelle quinte. Sì, il cuore del circo.
Continua a leggere...