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La Vespa festeggia 80 anni e corre verso i 20 milioni di esemplari prodotti

  • Postato il 21 aprile 2026
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
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La Vespa festeggia 80 anni e corre verso i 20 milioni di esemplari prodotti

Sono passati ottanta anni da quel 23 aprile del 1946, quando la Piaggio & C. Spa di Pontedera depositò il brevetto di uno scooter assolutamente innovativo. La firma era quella dell’ingegnere aeronautico Corradino D’Ascanio che descriveva una “motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica”.

D’Ascanio era stato assunto nel 1932 per progettare aerei ed elicotteri, e quando Enrico Piaggio – con il fratello Arnaldo gestiva l’azienda fondata dal padre Rinaldo – gli chiese di occuparsi un mezzo a due ruote, non ne fu entusiasta: “No, non voglio. Io non sono nemmeno capace a guidarla, una moto”, rispose. Moto che giudicava scomode, ingombranti e con gomme troppo difficili da cambiare. Ma lo spirito di servizio prevalse e D’Ascanio dapprima valutò il prototipo MP5 “Paperino”, che ricordava le piccole moto dei paracadutisti, poi lo rivoluzionò, progettando un mezzo pratico, guidabile con facilità da un “uomo, una donna e da un prete in gonnella”.

D’Ascanio inventò la prima moto a scocca portante della storia, priva di una struttura tubolare in acciaio e quindi del tunnel centrale. Così si creava uno spazio di carico e non c’era bisogno di scavalcare. La sospensione anteriore a biellette era ispirata a quelle dei carrelli aeronautici e il motore era concettualmente derivato dai motori d’avviamento degli aerei. Il cambio era sul manubrio per aumentare la praticità, il motore era coperto per non macchiare i pantaloni e c’era pure la ruota di scorta. Quando Enrico Piaggio vide il nuovo prototipo MP6, che aveva una parte centrale molto ampia per accogliere il guidatore e la vita stretta, esclamò: “Sembra una vespa!”. Nel febbraio 1946, dopo aver completato il collaudo dei primi sei prototipi, fu ultimato il progetto da produrre in serie.

La mancanza di presse adeguate, tuttavia, non consentiva di provvedere allo stampaggio della scocca in stabilimento, costringendo Piaggio ad affidarsi a ditte esterne. In attesa di trovare una soluzione, fu avviata a Pontedera la costruzione di un primo lotto di Vespa, definito “Serie Zero”: si trattava di una partita di esemplari costruiti ribattendo manuale la scocca.

Il lotto sarebbe dovuto essere di sole venti unità ma alla fine furono sessanta; poi in seguito all’accordo con l’Alfa Romeo (aprile 1946) che iniziò a stampare le scocche, partì la produzione di serie. Era nata la prima Vespa, con il cambio a tre marce e una velocità massima di 60 km/h. Nel 1947 arrivò 125 cc e nel biennio successivo la produzione crebbe fino a 20.000 pezzi all’anno, mentre nel 1953 il totale annuale – include le Vespa prodotte in licenza – superò già le 170.000 unità. Nel 1956, a soli dieci anni dalla nascita, arrivò il primo milione di esemplari costruiti. Era ormai famosa in tutto il modo, tanto che il Times la definì “un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana”.

La Vespa unito in un’unica passione giovani di culture lontane e diverse, oltre ha essere stato il primo marchio veramente globale della mobilità. Si è diffusa in ambienti sociali lontanissimi tra loro, adattandosi a fenomeni culturali diversi, facendo parte del costumi che sono cambiati nel corso dei decenni. Oggi la Vespa è prodotta in tre siti produttivi: a Pontedera per l’Europa e i mercati occidentali, a Vinh Phuc, in Vietnam, per il Far East e l’India e nel modernissimo impianto di Baramati, aperto ad Aprile 2012, da cui escono le Vespa per il mercato indiano.

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Il Fatto Quotidiano

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