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“La traccia di Diritto penale anticipata in chat”: denunce e tensioni al concorso per magistrati. E il caso finisce in Procura

  • Postato il 28 giugno 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“La traccia di Diritto penale anticipata in chat”: denunce e tensioni al concorso per magistrati. E il caso finisce in Procura

Alcuni partecipanti all’ultimo concorso in magistratura hanno potuto “sbirciare” le tracce di diritto penale il giorno prima della prova. È la denuncia che sta avvelenando la selezione per 450 posti di magistrato ordinario indetta lo scorso ottobre, le cui prove scritte si sono svolte la settimana scorsa alla Fiera di Roma. Da due giorni i gruppi WhatsApp delle aspiranti toghe ribollono per una presunta serie di irregolarità e stranezze nella procedura, con un episodio in particolare confermato da più testimonianze: mercoledì, durante la prova di diritto civile, le tracce del tema di penale, in programma il giorno successivo, sarebbero state leggibili su un foglio presente sul banco della commissione d’esame in uno dei padiglioni. E ciò anche se, in teoria, le stesse tracce avrebbero dovuto essere elaborate dai commissari soltanto la mattina dopo. Così, a sera, sulle chat dei concorsisti si rincorrevano le indiscrezioni sul reato di “devastazione e saccheggio“, poi effettivamente oggetto di una delle due tracce non estratte (quella estratta riguardava invece la bancarotta fraudolenta). Un bubbone scoppiato pubblicamente venerdì 26 giugno della prova di diritto amministrativo (l’ultimo dei tre scritti) quando un gruppo di candidati ha denunciato l’accaduto: a quanto riferiscono i presenti, i commissari si sono riuniti in disparte senza fornire spiegazioni chiare, per poi annunciare dopo oltre un’ora che la segnalazione era stata verbalizzata e trasmessa alla Procura di Roma. Il concorso però è stato fatto proseguire, seppur in un clima di altissima tensione, con la dettatura della traccia di amministrativo accompagnata da fischi e grida “vergogna”.

Ad avvalorare la denuncia ci sono gli screenshot di alcuni messaggi risalenti alla sera di mercoledì 24 giugno – subito dopo il tema di civile e prima di quello di penale – scambiati sui gruppi delle scuole private che preparano al concorso. “Ragazzi scusatemi, ma colleghi mi hanno detto che quando sono andati a consegnare le buste c’erano sulla scrivania le tracce di penale. Non so come sia possibile, ma le hanno lette. Una è devastazione e saccheggio, mi sto facendo dire meglio”, scrive un candidato. Un altro suggerisce: “Fatti dire qualcosa, anche solo qualche parola letta. Se domani sono quelle, le puoi dimostrare con queste conversazioni”. “Mi hanno detto devastazione e saccheggio”, conferma il primo. Testimonianza identica, stavolta diretta, su un altro gruppo: “Confermo, le ho lette anche io. Ho consegnato a quel tavolo, si leggeva solo la traccia sulla devastazione e saccheggio”. Sulla base di queste circostanze, molti dei partecipanti hanno intenzione di sollevare ricorso al Tar per far annullare l’intero concorso: a questo scopo è stato già preso contatto con uno studio legale specializzato ed è stato creato un gruppo WhatsApp – con oltre mille iscritti – in cui condividere documenti e testimonianze. In una lettera inviata alle redazioni di vari giornali, una candidata solleva “il dubbio pressante che la commissione sapesse della vicenda già dal 25 giugno”, cioè il giorno della prova di penale, “e abbia tentato di far finta di niente”: quel giorno, scrive infatti, “il presidente dalla commissione ha pubblicamente inviato tutto il personale di controllo a non usare i propri telefoni cellulari. Non era mai successo prima in nessun altro concorso”.

Secondo altre testimonianze, poi, la mattina della prova di amministrativo sarebbe stato trovata sul banco dei commissari una copia di sentenza del Consiglio di Stato in tema di accesso civico, argomento oggetto di indiscrezioni come possibile traccia del tema, ma poi non uscito. Dopo le segnalazioni dei candidati, il documento è stato preso in carico dalla Polizia penitenziaria, senza che però dalla commissione arrivassero spiegazioni sulla sua presenza. Una serie di circostanze, denuncia l’aspirante toga nella sua lettera alla stampa, che rischiano “di compromettere la fiducia nella regolarità di una selezione pubblica destinata a reclutare futuri magistrati. È una situazione profondamente irrispettosa nei confronti di migliaia di candidati e delle loro famiglie, che affrontano enormi sacrifici economici, professionali e personali per partecipare a un concorso così importante, fondato sui principi di uguaglianza, trasparenza e merito”. Sulla vicenda interviene anche “Pensare diritto”, una delle più importanti scuole per la preparazione al concorso – fondata dal presidente di sezione del Consiglio di Stato Roberto Giovagnoli – con un post sui social: “Se fosse vero tutto questo”, si legge, “non saremmo davanti a una mera disfunzione amministrativa. Naturalmente tutto dovrà essere accertato nelle sedi competenti. Ma proprio perché il racconto ha assunto contorni così precisi, non può essere liquidato come una semplice suggestione. I fatti devono essere accertati con rigore, senza processi sommari e senza conclusioni anticipate. Ma non possono essere minimizzati”.

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Il Fatto Quotidiano

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