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La strana miopia dei giudici sui femminicidi

  • Postato il 13 luglio 2026
  • Giustizia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Il caso dell'omicidio di Luigia Fortunato riaccende il dibattito sulla corretta applicazione della norma sul femminicidio in Italia. La Procura di Ancona contesta solo omicidio volontario aggravato, scatenando critiche sulla comprensione della fattispecie penale. La ministra Roccella sottolinea che il femminicidio non dipende dal genere della vittima, ma dalle motivazioni del crimine: la violenza radicata in stereotipi e discriminazioni di genere. Un confronto tra magistratura e istituzioni sulla interpretazione corretta della legge.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

La strana miopia dei giudici sui femminicidi
La strana miopia dei giudici sui femminicidi

Non è la coltellata a dividere il Paese, ma il nome da dare a quel delitto. Mentre Sami Khemaies, 39 anni, reo confesso dell’uccisione dell’ex compagna Luigia Fortunato, resta in carcere, si accende lo scontro sulla scelta della Procura di Ancona di contestargli, almeno per ora, il solo omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma e non il nuovo reato di femminicidio.

Una decisione che alimenta polemiche e interrogativi sulla strana miopia dei giudici. A intervenire è la ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella, che invita a riflettere sul significato della nuova fattispecie penale. «Il reato di femminicidio non riguarda il genere di appartenenza della vittima, ma la ragione per la quale viene uccisa» afferma e aggiunge: «Ciò che caratterizza il femminicidio è una domanda: a parità di situazione, un uomo sarebbe stato ucciso?».

Per la ministra, la risposta va cercata nella “radice storica e culturale” della violenza contro le donne, che giustifica una disciplina specifica. Pur precisando di non voler entrare nel merito del caso, Roccella auspica che «la magistratura applichi la massima accuratezza interpretativa», ricordando che «non necessariamente un femminicidio implica reiterazione di comportamenti» e che «i fenomeni di discriminazione difficilmente vengono ammessi da chi ne è artefice».

Da qui il richiamo alla formazione degli operatori della giustizia, «a cominciare dalla magistratura», prevista dalle più recenti norme contro la violenza di genere. La Procura, però, mantiene una linea diversa. «Ad oggi non ci sono gli elementi, se dovessero emergerne di nuovi integreremo l’accusa. Dobbiamo ascoltare parenti, amici e le persone più vicine alla vittima», ha spiegato il pubblico ministero Rosario Lionello.

Secondo gli inquirenti, al momento non sarebbero emersi elementi sufficienti per ricondurre il delitto a un movente di controllo, discriminazione o prevaricazione di genere. L’accusa potrà comunque essere modificata nel prosieguo delle indagini. Intanto oggi Khemaies comparirà davanti al giudice per l’interrogatorio di garanzia, in videocollegamento dal carcere di Ancona.

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Autore
Libero Quotidiano

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