La Spagna è campione del mondo: i motivi per cui ricorderemo questo Mondiale
- Postato il 19 luglio 2026
- Calcio
- Di Genova24
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La Spagna conquista il titolo mondiale in una competizione memorabile caratterizzata da prestazioni straordinarie e momenti storici. Questo Mondiale rimarrà nella memoria collettiva per l'eccezionale qualità del gioco, le tattiche innovative impiegate dalla nazionale iberica e i gol decisivi che hanno deciso le partite cruciali. L'analisi dei fattori chiave che hanno portato al successo spagnolo, dai talenti emergenti alla solidità difensiva, offre una prospettiva affascinante su come la dedizione e la strategia possono prevalere nel calcio moderno.
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La Spagna è campione del mondo, per la seconda volta nella sua storia. Come sedici anni fa vince 1-0 ai supplementari, grazie al gol di Ferran Torres dopo una finale dominata. L’Argentina gioca i supplementari in dieci uomini per l’espulsione di Enzo Fernandez a fine secondo tempo. La Roja trionfa meritatamente e nel modo più amaro mette fine alla carriera di Lionel Messi. Una finale in cui per la prima volta è stato deciso a tavolino di allungare l’intervallo tra primo e secondo tempo, con l’half-time show durato quasi mezzora. Parata di stelle con Madonna, Ronaldo, Ronaldinho, Shakira, Justin Bieber tra i nomi di spicco.
Gli highlights del Mondiale
Finisce un Mondiale extra large – per la prima volta 48 squadre – e macchiato, come spesso accade, dalle polemiche. Prima di iniziare il caso dell’arbitro somalo, Omar Artan, rispedito indietro prima di entrare negli USA. Poi agli ottavi di finale la vicenda legata a Folarin Balogun, l’attaccante americano graziato da Infantino dopo la chiamata di Donald Trump. La cancellazione della squalifica gli ha consentito di giocare contro il Belgio. Nonostante ciò, gli americani sono stati eliminati dai Diables Rouges con un sonoro 4-1.
È stato anche il Mondiale delle stelle. Messi in primis nonostante la sconfitta e Mbappé a ruota. I due si sono sorpassati e controsorpassati, con il secondo che è diventato il miglior marcatore di sempre ai Mondiali (22 reti).
Dopo stasera festeggia anche Lamine Yamal, seppur forse deludente rispetto alle attese. Non stecca Haaland che non ha sentito la tensione dell’esordio a un Campionato del mondo. Non sono mancati, forse solo in semifinale, Kane e Bellingham e nemmeno i francesi Olise, miglior assistman, e il pallone d’oro in carica Dembélé. Mancano invece i segni di Neymar, di Cristiano Ronaldo e di Modric. Gli ultimi due sono stati anche avversari ai sedicesimi e si sono abbracciati. Un abbraccio che sembra essere la fine di un’epoca.
Eppure, nonostante le stelle abbiano brillato, non sono mancate le sorprese. La più evidente è quella del portiere Vozinha e della sua Capo Verde, capace di pareggiare nei novanta minuti contro entrambe le finaliste (poi l’Argentina ha prevalso ai supplementari agli ottavi). Alla faccia di chi diceva che nel mondiale extra large ci sarebbero state squadre inadeguate. E trovano spazio nuovi astri nascenti: uno su tutti, il centrocampista del Marocco Ayyoub Bouaddi, eccellenza in campo e piccolo genio della matematica, disciplina che studia all’università.
Se per l’Africa è stato un grande Mondiale, non si può dire lo stesso per alcune grandi. Noi non ci siamo nemmeno andati, Germania e Brasile sì, ma senza fare una bella figura. I tedeschi sono stati battuti ai sedicesimi dal Paraguay, la nazionale di Ancelotti è caduta contro la Norvegia dell’implacabile Haaland. La sua doppietta, prima il gol di testa poi il tiro da fermo, è senza dubbio negli highlights di America 2026.
I norvegesi sono poi usciti ai quarti contro l’Inghilterra, nella partita che ha fatto scoppiare un altro dei casi di questo Mondiale: il pallone che avrebbe toccato la spider cam mentre era in volo nell’azione del vantaggio inglese. Chissà, forse sì forse no. Maybe, direbbero gli inglesi cantando Wonderwall, la canzone degli Oasis che ha risuonato negli stadi dopo i successi dei Tre Leoni.
Tutto questo in quaranta giorni. Sembrava ieri quando in campo scendevano Messico-Sudafrica nella splendida cornice dell’Azteca, lo stadio che ha ospitato più partite nella storia dei mondiali. E invece ci porteremo questi ricordi per quattro anni, prima di riciclarli alla prossima edizione, quella del centenario.