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La scuola che si gioca tutto a maggio insegna agli studenti a vivere all’ultimo

  • Postato il 19 maggio 2026
  • Di Panorama
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La scuola che si gioca tutto a maggio insegna agli studenti a vivere all’ultimo

Maggio arriva con puntualità e prevedibilità, eppure ogni volta coglie il mondo della scuola di sorpresa. Le settimane si riempiono di prove scritte, interrogazioni, recuperi, interrogazioni di recupero, prove suppletive, ultime possibilità, appelli finali; immancabile poil’ultimissima interrogazione su tutto. In pochi giorni si concentra ciò che avrebbe potuto trovare spazio nei mesi precedenti, e il risultato è noto: assenze strategiche, ansia, tensioni, trattative continue, studenti che calcolano, famiglie che protestano, docenti che rincorrono. Eppure, nelle scuole superiori, soprattutto dove l’anno è diviso in trimestre e pentamestre, da gennaio a giugno c’è un tempo lungo, ampio, adatto a costruire un percorso valutativo solido, strutturato eprogrammato. Cinque mesi non sono un intervallo breve, tanto che oltre all’organizzazione iniziale, c’è anchespazio per riprogrammare, ricalibrare e ripianificare alla luce di gite, scioperi, intoppi vari. Ciononostante, accadespesso che a metà maggio una classe si trovi ancora con la pochezza di una o due valutazioni in alcune discipline e la necessità improvvisa e tassativa di completare il quadro prima degli scrutini. È a questo punto che la verifica diventa una pratica d’emergenza, prima di tutto formale, perché serve un numero minimo di valutazioni, in secondo luogo sostanziale, perché assume una rilevanza emotiva e didattica eccessiva, totalizzante.

La domanda, allora, è semplice: che senso ha arrivare al 15 maggio con un numero insufficiente di elementi e pretendere di ricostruire in fretta ciò che non è stato raccolto prima? Una valutazione efficace ha bisogno di tempo, varietà, continuità, e certamente non nasce dall’accumulo finale, né una super-prova finale “su tutto” ha la capacità di essere elemento di sintesi. La sintesi sarà quella che il docente, in sede di scrutinio, realizzerà ripercorrendo con occhio critico tutte le valutazioni raccolte, il percorso, il diario di bordo personale. Adottando questa prospettiva, è chiaro che più valutazioni costituiscono un bagaglio più ricco su cui riflettere. 

Come fare, però? Organizzando un lavoro ordinato, distribuito, leggibile anche per gli studenti: tre o quattro valutazioni entro metà aprile, in molte discipline, sono un obiettivo possibile, iniziando a gennaio. È richiestaorganizzazione, certo; servono una scansione chiara, una calendarizzazione sensata, una collaborazione reale tra colleghi, un planning condiviso tra studenti e docenti che sia elemento comune alla pianificazione di tutti. Arrivare a metà aprile con un quadro già consistente, addirittura sufficiente di valutazioni, cambierebbe molto la prospettiva dell’ultimo periodo, a cominciare dalla serenità dei docenti, che non sarebbero più all’inseguimento della regolarità dell’anno scolastico. L’ultimo mese potrebbe essere dedicato a una prova conclusiva, a un recupero mirato, a un approfondimento, a una verifica ulteriore se ce ne fosse necessità obisogno, e – sia chiaro – non soltanto per chi è in difficoltà. Anche studenti e famiglie, con un quadro composto gradualmente, avrebbero una percezione più chiara della situazione, senza puntare tutto sugli ultimi giorni. Il problema riguarda indubbiamente la quantità delle verifiche dell’ultimo mese, ma più ampiamente tocca il messaggio culturale che la scuola trasmette, perché se tutto si concentra alla fine, gli studenti imparano che il percorso conta meno dell’ultima prestazione, che l’anno scolastico è una partita decisa negli ultimi minuti, che la strategia può diventare più importante dello studio. Assentarsi nel giorno giusto, scegliere quale materia sacrificare, chiedere di spostare, cercare l’interrogazione favorevole, evitare quella sfavorevole: questi sono scenari che si ripetono ogni anno, a ogni maggio, con tanto di preview dicembrina, in piccolo, ma pari pari. Panico, disordini e tensioni sono quindi risposte prevedibili a un sistema che in maggio crea scarsità, pressione e competizione per ogni spazio disponibile.

Occorre qui e ora liberarsi da un equivoco: l’ultima valutazione non vale più delle precedenti, perché non possiede, per il solo fatto di essere vicina agli scrutini, una verità superiore, e non può diventare l’unico tribunale dell’anno. La valutazione finale nasce da una pluralità di elementi, dal quadro composito costituito da progressi, difficoltà, continuità, impegno, competenze raggiunte, esiti osservati nel tempo. C’è poi un’altra idea da correggere: la scuola non “finisce a giugno”, a giugnosi chiude un anno, si promuove, si boccia, si sospende il giudizio, si assegnano compiti, si salutano le classi. Ma far credere agli studenti che a giugno finisca il mondosignifica alimentare una concezione drammatica e deformata del tempo scolastico, che riprenderà a settembre dal punto in cui tutto si era interrotto dodici settimane prima, materia per materia. La continuità è una parola molto usata nella scuola, spesso evocata nei documenti, nei collegi, nei progetti: a maggio, però, si dimentica puntualmente e prevale l’ansia da stretta finale. Così, ogni maggio racconta alla scuola qualcosa di sé: la fatica dei docenti, la fragilità degli studenti, l’ansia delle famiglie, la difficoltà di tenere insieme apprendimento e valutazione. Proviamo a fare tesoro di queste situazioni ricorrenti, considerando che la fretta di fine anno non è una legge naturale, ma spesso il prodotto di una pianificazione debole. 

Tra poche settimane si tireranno le somme: qualcuno sarà bocciato, molti saranno promossi, altri avranno un’estate di studio davanti. Sono decisioni importanti, da prendere con responsabilità e misura. Proprio per questo meritano di nascere da un anno osservato con ordine, non da un maggio vissuto come un assedio. La scuola educa anche attraverso il modo in cui organizza il tempo e se insegna che tutto si decide all’ultimo, non può stupirsi quando gli studenti imparano a vivere all’ultimo.

Autore
Panorama

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