“La Regione decide, i cittadini scoprono”: il fronte del “No” all’inceneritore si compatta in Liguria
- Postato il 21 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. “Si annuncia un’opera come inevitabile, la si veste di tecnicismi e la si porta avanti finché non è troppo tardi per discuterla.” È questo il metodo che, secondo la Rete Liguria Bene Comune e decine di comitati e associazioni territoriali, la Regione Liguria e l’ARLIR starebbero applicando sul fronte dei rifiuti.
Al centro della contestazione c’è l’avviso pubblicato lo scorso 15 aprile 2026 da ARLIR per raccogliere proposte di partenariato pubblico-privato finalizzate alla realizzazione di un impianto di “chiusura del ciclo dei rifiuti”, che i comitati traducono senza mezzi termini in un nuovo inceneritore.
“L’atto, sebbene si premuri di specificare che non si tratta di una formale gara d’appalto, apre di fatto alla selezione di proposte e alla dichiarazione di “pubblico interesse”, gettando le basi per future procedure. Per le associazioni firmatarie si tratta di un copione già visto, lo stesso schema amministrativo che – denunciano – avrebbe marginalizzato la sanità pubblica e imposto grandi opere calate dall’alto, senza un reale coinvolgimento dei territori”.
“Nel mirino c’è la pianificazione regionale in materia di rifiuti: secondo il documento, la mancanza di alternative e i ritardi accumulati sulla raccolta differenziata e sugli impianti di riciclo verrebbero strumentalizzati per giustificare la combustione come una necessità tecnica ineludibile. Cronoprogrammi, studi di localizzazione e valutazioni d’impatto restano, al momento, del tutto opachi” spiegano ancora dalla Rete associativa.
E a Rete Liguria ha predisposto un pacchetto di atti concreti – tra cui richieste di accesso civico, diffide, istanze di audizione e una bozza di delibera da sottoporre ai Consigli comunali. “L’obiettivo è chiaro: pretendere trasparenza amministrativa e impedire che ARLIR e Regione dichiarino il “pubblico interesse” senza un’istruttoria pubblica e completa, o che vengano bandite gare prima che i Comuni e i cittadini abbiano voce in capitolo”.
Non manca poi un affondo diretto ai sindaci della regione, definiti “complici qualora scegliessero la linea del silenzio di fronte a un sistema che esclude gli enti locali ma lascia intatte le responsabilità sulla salute pubblica“.
Una presa di posizione netta, quindi, da parte di comitati, associazioni ambientaliste, sigle civiche e movimenti (tra cui WWF, Italia Nostra, ISDE Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica) che ribadiscono un concetto fondamentale: “La Liguria non è un territorio su cui sperimentare decisioni prese altrove”.