La rassegna stampa e le prime pagine dei giornali di oggi 13 luglio
- Postato il 13 luglio 2026
- Politica
- Di Blitz
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Il 13 luglio si configura come una giornata cruciale per la politica internazionale, con le prime pagine dei principali quotidiani incentrate su sviluppi geopolitici significativi. La tensione nello Stretto di Hormuz torna al centro dell'attenzione mediatica, segnalando un'escalation nelle relazioni internazionali che potrebbe avere ripercussioni economiche e strategiche globali. I giornali analizzano le implicazioni politiche e le possibili conseguenze di questa crisi emergente.
Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.
Sono due le principali notizie di oggi in apertura sui quotidiani: la battaglia su Hormuz che riaccende la guerra nel Golfo, con nuovi attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran, e la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner a Wimbledon. “Battaglia sul controllo di Hormuz”, è la prima pagina di Repubblica. “A Hormuz torna la guerra”, titola La Stampa. “Ecco come le toghe ci riempiono di clandestini”, è l’apertura di Libero.
La rassegna stampa di oggi:
“Battaglia sul controllo di Hormuz” (La Repubblica).
“Bombe su Hormuz. L’Iran: lo Stretto vale più dell’atomica” (Il Corriere della Sera).
“Legge giusta che dia stabilità”, di Roberto Gressi: “C’è ancora tempo per cambiare passo sulla legge elettorale. Che nessuno sia affezionato alle norme attuali non è un mistero. Per altro, hanno funzionato, nel senso della stabilità del sistema, solo perché nel 2022 il centrosinistra si è presentato diviso. Ma le nuove regole balbettano, anche per le divisioni all’interno della maggioranza, e il rischio che non se ne faccia nulla è concreto, come è concreta la possibilità di andare a sbattere contro le osservazioni della Corte costituzionale”.
“A Hormuz torna la guerra” (La Stampa).
“Social sotto accusa dai tribunali Usa alla stretta della Ue” (Il Sole 24 Ore).
“Iran-Usa, la battaglia su Hormuz” (Il Messaggero).
“I riformisti e lo spazio per isolare i populismi”, di Paolo Pombeni: “Dovrebbe essere l’ora dei riformisti, ma la politica è concentrata sul tema di tenersi stretti gli elettorati più radicalizzati: pazienza se metà circa del corpo elettorale non si reca alle urne, quelli che ci vanno si ritiene lo facciano perché mossi dal sacro fuoco dell’ideologia, ridotta ormai a poco più che alcuni slogan utili a distinguere fra amici e nemici, fra noi e loro senza consentire dialoghi. A spostare i voti da un blocco all’altro, da un partito a un partito concorrente non ci si pensa, dando più o meno per scontato che chi abbandona deluso un campo si rifugerà nell’astensione piuttosto che passare all’altra parte”.
“Ghostbusters” (Il Manifesto).
“La sinistra difende i terroristi rossi” (Il Giornale).
“L’Ia contribuisca al nuovo welfare”, di Osvaldo De Paolini: “La prossima riforma delle pensioni non nascerà in Parlamento. La scriveranno la demografia e l’intelligenza artificiale. E la politica dovrà decidere se governare questo cambiamento o continuare a inseguirlo. Da anni il dibattito in Italia si consuma sull’età pensionabile, sulle quote, sugli anticipi e sui coefficienti di calcolo. Questioni cruciali, ma sempre meno decisive. La vera domanda è un’altra: chi finanzierà il welfare quando diminuiranno i lavoratori e aumenterà il valore prodotto dalle macchine?”.
“Riarmo, Schlein critica Conte. E lui: Follia, dirò sempre no” (Il Fatto Quotidiano).
“Ecco come le toghe ci riempiono di clandestini” (Libero).
“Report piange sul fango versato” (La Verità).
“Usa e Iran dialogano con le bombe. Ricomincia la battaglia di Hormuz” (Domani).
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