“La mia vita è insopportabile da quando è iniziata la guerra contro l’Ucraina”: dissidente russa 80enne si suicida a Mosca
- Postato il 15 maggio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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“Mi vergogno, ma mi arrendo, vi prego di perdonarmi”. Un messaggio d’addio, indignato per una guerra che non riesce più a sopportare. Nina Litvinova, una dissidente ottantenne russa nipote di un ministro degli Esteri sovietico dell’era staliniana, si è suicidata all’età di 80 anni a Mosca lasciando un biglietto in cui accusa il potere per l’invasione dell’Ucraina e la repressione degli oppositori, secondo quanto riferisce la testata Moscow Times citando una parente. Il corpo senza vita della donna è stato trovato mercoledì in una strada della capitale russa, secondo fonti di polizia citate dall’agenzia Ria Novosti. “Secondo le informazioni preliminari, Nina Litvinova si è suicidata lasciando un biglietto d’addio”, ha dichiarato la fonte dell’agenzia. Sua cugina, la giornalista Maria Slonim, ha condiviso su Facebook un estratto del messaggio, in cui Litvinova afferma che la sua vita è diventata “insopportabile” dopo l’intervento militare russo in Ucraina. Poi, parlando di coloro che in Russia sono stati incarcerati per avere espresso la loro opposizione al conflitto, aggiunge: “Ho cercato di aiutarli, ma sono esausta, e soffro giorno e notte per l’impotenza”, conclude il messaggio, secondo la cugina. Nina Litvinova, una ricercatrice oceanografica, era nipote di Maxim Litvinov, che fu commissario del popolo (cioè ministro) degli affari esteri dal 1930 al 1939. L’organizzazione per i diritti umani Memorial ha detto che Litvinova è stata attiva nella difesa dei prigionieri politici fin dagli anni ’60 del secolo scorso, presenziando ai processi contro importanti dissidenti.
(immagine dal profilo Facebook)
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