La mamma di Mattia, morto sul lavoro a 23 anni: “Sono vittime che lo Stato non ha saputo proteggere. Non basta il cordoglio il giorno delle stragi”
- Postato il 24 settembre 2026
- Lavoro
- Di Il Fatto Quotidiano
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Ieri Mattia Battistetti avrebbe compiuto 29 anni. È morto sul lavoro il 29 aprile 2021 travolto da un bancale di 15 quintali caduto da una gru in un cantiere di Montebelluna (Treviso). Aveva 23 anni, uno solo in più di Andrea Moretti, l’operaio rocciatore che è precipitato l’altro ieri notte da circa dieci metri di altezza mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. Mattia e Andrea lavoravano entrambi in una ditta in subappalto. Vite spezzate che si uniscono alla tragica lunghissima lista di quanti muoiono sul lavoro: nel 2025 sono state 1.189 persone. E questo è solo un dato parziale perché a sancirlo sono i dati Inail che non considerano i lavoratori che non hanno un’assicurazione e, quindi, sono esclusi dalle statistiche.
“È evidente che la linea del governo sul tema della sicurezza fa acqua da tutte le parti, è un clamoroso fallimento. Un morto ogni otto ore e un ferito al minuto meritano priorità e azioni concrete. Il governo deve aprire un tavolo di confronto serio con le parti sociali. Servono controlli, ispettori e importanti investimenti”, ha denunciato Antonio Di Franco, leader della Fillea, il sindacato di categoria degli edili della Cgil, durante la seconda edizione de “La Repubblica delle vittime del dovere” che si è svolta ieri pomeriggio a Quinti di Treviso. Si tratta di una giornata promossa dalla Fillea Cgil e dedicata ai familiari di chi è caduto sul lavoro, la cui data è stata scelta proprio per ricordare il compleanno di Mattia Battistetti.
Il processo sulla morte del giovane operaio si è concluso il 18 marzo 2026 con l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, dei datori di lavoro delle imprese coinvolte. Sono stati condannati il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione e altri due lavoratori. Una decisione che la mamma di Mattia, Monica Michielin, continua a contestare, aspettando il nuovo processo in appello. Da cinque anni, insieme al marito e alla figlia, si batte per “ottenere giustizia” chiedendo che la morte di Mattia non venga dimenticata. Lo ha ribadito anche durante la tavola rotonda alla quale ha partecipato insieme ai familiari delle vittime da tutta Italia, il segretario generale Fillea Cgil Veneto, Mauro Visentin, e la segretaria generale Cgil Treviso, Sara Pasqualin.
“Mattia non è un numero, un semplice fatto di cronaca. Era un ragazzo con una vita davanti, con sogni, affetti e un futuro che gli è stato tolto. Ed ora, oltre a questo dramma, siamo noi familiari che stiamo vivendo un ergastolo a vita e non certo i responsabili di tutti queste morti sul lavoro. La sicurezza non può essere un dettaglio”, ha detto Michielin. E, soprattutto, – ha aggiunto – “non bastano i cordogli del giorno delle stragi sul lavoro e nemmeno l’ipocrisia dei numeri che sono sempre troppi e inaccettabili”. Dietro quei numeri, infatti, “ci sono i nomi delle vittime del dovere che lo Stato non ha saputo proteggere e anche quelli dei loro familiari, a cui troppo spesso non viene garantito nemmeno l’accesso e l’effettività del diritto alla difesa”, hanno aggiunto i rappresentanti del sindacato degli edili. “Per questo – ha spiegato il loro segretario nazionale Di Franco – oggi chiediamo che venga approvata, prima della fine dell’attuale legislatura, la proposta di legge (la n. 2904 del 27 aprile del 2026) che introduce il gratuito patrocinio e che da mesi giace in Parlamento, sottoscritta da tutte le forze politiche, maggioranza e opposizioni”. È una norma che, di fatto, garantisce assistenza legale gratuita e senza limiti di reddito ai familiari di chi perde la vita o subisce gravi infortuni sui luoghi di lavoro. Vittime o eredi che, oltre al dolore per la perdita, devono sostenere spese legali, spesso lottando contro difensori agguerriti e imprese economicamente potenti in processi che spesso durano anni. “In questo lo Stato, che non è riuscito a proteggere i lavoratori che hanno adempiuto al dovere di contribuire ‘al progresso materiale e spirituale della società’, può contribuire prendendosi in carico le spese legali e quindi la ricerca di verità e giustizia per le vittime e i familiari”, ha sottolineato Di Franco.
Parole arrivate sullo sfondo di una toccante sfilata di parenti che, durante la tavola rotonda, con la voce spezzata e rotta dal dolore hanno raccontato la storia di come hanno perso mariti, figli e familiari mentre stavano “semplicemente” lavorando.
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