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“La legalità è prendersi cura”: il Themis Festival torna a Locorotondo

  • Postato il 6 ottobre 2026
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“La legalità è prendersi cura”: il Themis Festival torna a Locorotondo

Il Quotidiano del Sud
“La legalità è prendersi cura”: il Themis Festival torna a Locorotondo

“La legalità è prendersi cura”, dalla Carta costituzionale a Peppino Impastato, dalla Palestina ai grandi dittatori: a Locorotondo, torna la quarta edizione del Themis Festival, la rassegna di teatro civile e letteratura di Legalitria Aps. Si parte l’11 ottobre con Luigi De Magistris.


LOCOROTONDO (BARI) – La legalità non è soltanto rispetto delle regole. È attenzione verso gli altri, difesa dei diritti, memoria, responsabilità. È scegliere di non voltarsi dall’altra parte. In una parola: cura. È da questa idea che prende le mosse la quarta edizione del Themis Festival, la rassegna di teatro civile e letteratura organizzata da Legalitria Aps, che torna a Locorotondo con sei appuntamenti destinati ad attraversare alcuni dei nodi più delicati della storia e dell’attualità.

Il titolo scelto per questa edizione, “La legalità è prendersi cura”, mette subito in chiaro la direzione del festival: portare la cultura della legalità fuori dai luoghi istituzionali e trasformarla in un’esperienza capace di coinvolgere, soprattutto, le nuove generazioni. Non una celebrazione, dunque, ma un confronto. Non risposte preconfezionate, ma domande affidate al teatro, alla letteratura e alla parola.

“La legalità è prendersi cura”, il Themis Festival torna a Locorotondo: si comincia dalla Costituzione

Il sipario si alzerà domenica 11 ottobre alle 19, con “Noi e la Costituzione”, a cura di Luigi De Magistris. Una scelta tutt’altro che casuale per inaugurare una manifestazione che, attraverso il teatro e la parola, intende rivolgersi soprattutto alle nuove generazioni. La Costituzione diventa così il punto di partenza di un viaggio che attraverserà la democrazia, la memoria, le mafie, le dittature, i conflitti internazionali e le fragilità della società contemporanea. Sei appuntamenti complessivi, distribuiti tra l’autunno 2026 e la primavera 2027, per costruire un unico racconto: quello di una comunità chiamata a non restare indifferente. A condurre la serata sarà il Consiglio comunale delle ragazze e dei ragazzi di Locorotondo.

Una scelta che rafforza la vocazione del festival. I giovani non sono semplicemente il pubblico a cui rivolgere un messaggio, ma diventano parte attiva di una discussione che riguarda il loro presente e, soprattutto, il loro futuro.

Dalla Costituzione alla Palestina

Il secondo appuntamento, in programma domenica 15 novembre, sposterà lo sguardo verso uno dei nodi più drammatici della contemporaneità. Andrà in scena “Carta Bianca Palestina: dalle origini del Sionismo al conflitto attuale”, con testo e regia di Moni Ovadia. La serata sarà condotta da Roberto Russano. Il conflitto israelo-palestinese sarà affrontato attraverso una prospettiva che punta a ricostruire origini, passaggi storici e responsabilità, riportando al centro anche il valore della memoria. È la cifra del Themis: utilizzare il teatro civile non per semplificare la realtà, ma per provare a leggerne la complessità.

Il viaggio continua nel 2027

La rassegna proseguirà nel nuovo anno con altri quattro appuntamenti. Il 24 gennaio sarà la volta de “Il Ribelle – Peppino Impastato”, con testo e regia di Giovanni Gentile e Gaia Perretta in scena. Una storia che rappresenta uno dei simboli più forti della lotta alla mafia e alla cultura dell’omertà. Impastato scelse di rompere il silenzio, di denunciare il potere criminale e di trasformare la parola in uno strumento di denuncia e libertà. Il 21 febbraio il festival affronterà invece il tema del potere con “I Grandi Dittatori”, testo e regia di Bruno Stori e Letizia Quintavalla, con Filippo Carrozzo.

Un altro tassello di un percorso che mette al centro il rapporto tra individuo e potere, interrogandosi sui meccanismi attraverso i quali le libertà possono essere compresse e le società possono precipitare nell’autoritarismo. La riflessione sulla storia non è, in questo senso, un esercizio nostalgico. È uno strumento per leggere il presente e riconoscere i segnali che possono mettere in discussione i principi democratici.

Il 7 marzo sarà invece il momento di “Senza un tocco di campane”, testo di Anna Rapisarda, con regia e interpretazione di Enzo Rapisarda. Gran finale l’11 aprile con “Ex – pose – me”, scritto e diretto da David Marzi, interpretato da Ilenia Sibilio e Giulio Alo, con l’aiuto regia di Teresa Cecere.

Sei appuntamenti che costruiscono un percorso tutt’altro che casuale: Costituzione, conflitti, mafia, dittature, memoria e fragilità individuali diventano capitoli di una stessa riflessione sulla responsabilità.

Pentassuglia: “La legalità deve diventare esperienza”

La quarta edizione del festival è stata presentata a Bari alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale alla Salute Donato Pentassuglia, del sindaco di Locorotondo Vittorino Smaltino e del presidente di Legalitria Aps Antonio Salamina.

Pentassuglia ha ricordato il proprio sostegno all’iniziativa fin dall’inizio del percorso. «Sono al fianco di Legalitria sin dall’inizio di questo percorso – ha dichiarato – perché credo profondamente nel valore di iniziative che portano la cultura della legalità fuori dai luoghi istituzionali e la rendono un’esperienza concreta, condivisa, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni».

È proprio questo il punto sul quale il festival intende insistere: la legalità non può restare confinata alle parole, ai convegni o alle celebrazioni. Deve diventare comportamento. Deve entrare nella vita quotidiana. Deve tradursi nella capacità di riconoscere un’ingiustizia, difendere un diritto, ricordare una vittima, contrastare il silenzio, assumersi una responsabilità.

Quando il teatro diventa una forma di cittadinanza

È qui che il teatro civile trova la propria forza. Una legge può stabilire un principio. Una lezione può spiegarlo. Un dibattito può discuterlo. Ma una storia può arrivare in un luogo diverso: nella coscienza di chi ascolta. Ed è proprio attraverso le storie che il Themis Festival prova a costruire il proprio spazio di intervento. La vicenda di Peppino Impastato, la forza della Costituzione, il dramma della Palestina, il potere dei dittatori e le fragilità raccontate negli altri spettacoli non sono episodi separati. Sono tasselli di una stessa domanda: quanto siamo disposti a prenderci cura della società nella quale viviamo? La risposta passa inevitabilmente dalla responsabilità individuale, ma anche da quella collettiva. Perché prendersi cura significa non considerare la legalità un problema “degli altri”. Significa riconoscere che il funzionamento di una comunità dipende anche dai comportamenti di ciascuno.

Sei spettacoli per non restare spettatori

La scommessa di Legalitria è allora precisa: fare del pubblico non una platea passiva, ma una comunità chiamata a interrogarsi. Locorotondo diventa così, per sei serate, un luogo nel quale la cultura incontra l’impegno civile. Un palcoscenico dove la storia non viene semplicemente raccontata, ma utilizzata per leggere il presente.

Il messaggio della quarta edizione è tutto nel titolo: “La legalità è prendersi cura”. Prendersi cura della Costituzione. Dei diritti. Della memoria. Della democrazia. Delle persone. Dei giovani. Dei luoghi in cui viviamo. E soprattutto, prendersi cura significa scegliere. Perché la legalità non comincia quando interviene una legge. Comincia molto prima: quando ciascuno decide di non voltarsi dall’altra parte.

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