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La Gen Z cambia il rito dell’aperitivo: meno alcol, più casa e mocktail

  • Postato il 22 luglio 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

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La Gen Z cambia il rito dell’aperitivo: meno alcol, più casa e mocktail

Bere meno non significa divertirsi meno. È forse questo il cambiamento più significativo che sta attraversando il rapporto tra la Generazione Z e l’alcol. I giovani continuano a incontrarsi, organizzare feste e concedersi un aperitivo, ma lo fanno seguendo regole diverse da quelle delle generazioni precedenti: meno eccessi, maggiore attenzione alla qualità e una libertà crescente nel passare da un cocktail tradizionale a un drink analcolico senza sentirsi fuori posto.

A fotografare questa trasformazione è una ricerca realizzata da OgilvyOZ per Schweppes su 2.001 persone residenti in Italia, intervistate nel maggio 2026. Il campione è stato distribuito sul territorio nazionale e segmentato tra adulti della Generazione Z e Millennials, utilizzati come gruppo di confronto. I risultati quantitativi sono stati inoltre incrociati con analisi e dati di settore.

Il dato più evidente riguarda la riduzione volontaria del consumo di alcolici: il 54 per cento dei giovani dichiara di aver scelto consapevolmente di bere meno. Non si tratta necessariamente di astinenza totale, ma di un atteggiamento spesso definito sober curiosity: la volontà di interrogarsi sul proprio rapporto con l’alcol, limitarlo o sostituirlo in alcune occasioni con alternative analcoliche.

Per il 33 per cento degli intervistati della Gen Z, bere meno serve soprattutto a mantenere lucidità e controllo. Tra i Millennials la stessa motivazione si ferma al 21 per cento. L’autocontrollo, dunque, non viene vissuto come una privazione, ma come uno strumento per godersi la serata senza pagarne le conseguenze il giorno successivo.

Dal bere per socializzare al bere per scegliere

A cambiare non è soltanto la quantità di alcol consumata, ma il significato stesso del drink. Per molti giovani la serata ideale non è più definita dal numero di bicchieri ordinati, bensì dall’esperienza complessiva: il 37 per cento attribuisce grande importanza alla musica, il 28 per cento all’atmosfera e il 16 per cento alla qualità degli ingredienti.

Si afferma così quello che il rapporto definisce fluid drinking: bevande alcoliche e analcoliche convivono nella stessa occasione, senza una contrapposizione rigida. Si può iniziare con un cocktail, proseguire con un mocktail e tornare magari a un drink leggero. La scelta cambia in base al momento, al gusto e al livello di energia, non più alla pressione del gruppo.

Anche i mocktail stanno progressivamente abbandonando l’immagine di semplici succhi di frutta decorati. Nella nuova mixology analcolica entrano botaniche, spezie, note amare, agrumi e preparazioni complesse, pensate per offrire un’esperienza simile a quella di un cocktail tradizionale. L’assenza di alcol, insomma, non deve più coincidere con un’offerta meno interessante o sofisticata.

È un passaggio culturale importante. Per molto tempo chi non beveva era costretto a giustificarsi oppure ad accontentarsi di alternative poco curate. Oggi, invece, soprattutto tra i più giovani, scegliere un analcolico può diventare una dichiarazione di indipendenza: decido io quanto bere e quando fermarmi.

La casa diventa il nuovo centro della socialità

La rivoluzione riguarda anche il luogo in cui ci si incontra. Il bar e il locale restano centrali, ma la casa conquista uno spazio sempre più importante. Il 56 per cento dei giovani intervistati dichiara di preferire la dimensione domestica, mentre il 36 per cento sceglie prevalentemente la socialità all’esterno.

Non è necessariamente una ritirata dalla vita sociale. Al contrario, la casa diventa uno spazio da progettare, personalizzare e condividere. I giovani curano le luci, scelgono una playlist, preparano il cibo e sperimentano con i drink. Il salotto si trasforma così in un piccolo locale privato, nel quale gli ospiti vengono selezionati e l’atmosfera può essere controllata nei minimi dettagli.

Il fenomeno viene definito home tending: una versione domestica del bartending, alimentata anche dai contenuti pubblicati sui social network. Il 18 per cento degli intervistati ammette di essere influenzato dai trend estetici osservati online, dalle composizioni dei bicchieri agli abbinamenti cromatici, fino alla presentazione della tavola.

Ma dietro l’estetica c’è anche un bisogno più profondo. Il 35 per cento dei giovani indica nell’autenticità uno dei motivi che spingono a incontrarsi a casa: meno confronto con gli estranei, meno pressioni sociali e maggiore possibilità di costruire relazioni sincere e protette. Il 41 per cento lega invece questa scelta al benessere psicofisico.

Per i Millennials la casa rappresenta spesso una consuetudine familiare ormai consolidata. Per la Gen Z, invece, sembra assumere un valore quasi difensivo: è il luogo in cui rallentare, sottrarsi ai ritmi quotidiani e recuperare una forma di vicinanza più intima.

Meno quantità, più qualità

La maggiore moderazione non coincide neppure con una ricerca ossessiva del risparmio. Il 65 per cento degli under 30 dichiara di preferire l’eccellenza alla quantità, mentre il 58 per cento ama sperimentare prodotti e sapori nuovi. Il consumatore giovane non vuole soltanto bere: vuole conoscere gli ingredienti, scegliere il bicchiere adatto, curare la preparazione e creare qualcosa che possa essere condiviso anche visivamente.

La componente economica rimane comunque rilevante. Il 28 per cento afferma di limitare l’alcol perché preferisce spendere diversamente. Anziché ordinare molti drink, si tende quindi a sceglierne uno o due di qualità superiore, oppure a ricreare l’esperienza a casa acquistando ingredienti selezionati.

È in questo contesto che i marchi delle bevande stanno ampliando l’offerta premium e analcolica. Schweppes, per esempio, punta sulla linea Selection e su toniche aromatizzate pensate sia per la miscelazione professionale sia per le preparazioni domestiche, come le varianti con basilico e limone di Sicilia o con diverse qualità di lime.

Al di là delle proposte commerciali, il segnale di fondo appare chiaro: la Gen Z non sta cancellando il rito dell’aperitivo. Lo sta adattando alle proprie priorità. Vuole divertirsi, ma senza perdere lucidità; vuole stare insieme, ma in ambienti percepiti come più autentici; vuole bere, ma senza che sia necessariamente l’alcol a determinare il successo di una serata.

Autore
Panorama

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