Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

La famiglia miliardaria Weston compra Boots per 8,9 miliardi di dollari. Lascia Stefano Pessina

  • Postato il 8 ottobre 2026
  • Business
  • Di Forbes Italia
  • 0 Visualizzazioni
  • 3 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

La famiglia miliardaria Weston compra Boots per 8,9 miliardi di dollari. Lascia Stefano Pessina

Cambio di proprietà per la catena di prodotti per la salute e il benessere Boots. La famiglia miliardaria canadese Weston ha firmato un accordo per l’acquisizione dell’azienda per 8,9 miliardi di dollari, tramite la sua holding Wittington Investments, in partnership con Fairfax Financial Holdings. La società degli Weston è già proprietaria della catena canadese di supermercati Loblaw ed ex proprietaria di Selfridges.

A cedere sono Sycamore Partners e il miliardario di origine italiana Stefano Pessina, che lo scorso anno avevano rilevato Boots dalla multinazionale Walgreens Boots Alliance.

I termini dell’accordo

L’accordo sarà concluso nel primo trimestre del 2027 e prevederà l’acquisizione, da parte di Wittington, delle attività al dettaglio in Regno Unito, Irlanda, Thailandia e in franchising, la catena di negozi di ottica Boots Opticians e la linea di formule avanzate di bellezza e skincare No7 Beauty Company. Pessina e Sycamore manterranno la proprietà delle altre partecipazioni in Farmacias Benavides, catena di farmacie messicana, e nel distributore farmaceutico tedesco Alliance Healthcare Deutschland.
L’attuale presidente di Wittington, il magnate Galen Weston, diventerà presidente di Boots.

Il futuro di Boots

Alex Baldock, nuovo ceo di Boots dallo scorso maggio, sta accompagnando l’azienda in questa fase di sviluppo. “L’azienda riveste un ruolo cruciale per la salute e il benessere di milioni di persone”, ha commentato. Per Weston, l’operazione è “un’importante opportunità per rendere ancora migliore un’azienda già eccellente, grazie a una proprietà stabile a lungo termine, a ulteriori investimenti di capitale e a un rinnovato orientamento operativo, necessario per servire i clienti con eccellenza per le generazioni a venire”.

Secondo l’accordo, l’investimento dovrebbe valorizzare l’ammodernamento dei punti vendita, l’ottimizzazione dell’esperienza online e il potenziamento dei servizi sanitari offerti ai pazienti.

Il managing director di Sycamore Partners, Stefan Kaluzny, ha parlato di un futuro “straordinariamente promettente” per Boots: “Un anno fa l’abbiamo resa nuovamente una società indipendente, consentendo al suo team dirigenziale e agli oltre 50mila collaboratori di concentrarsi esclusivamente sulla propria attività e sui clienti”.

Stefano Pessina e Boots

Pessina, miliardario di origine pescarese con un patrimonio di 6,3 miliardi di dollari, lascia quindi la storica catena inglese. L’imprenditore, residente a Monaco (motivo per cui Forbes non lo annovera più tra i miliardari italiani), ha definito Boots “un marchio iconico e un’istituzione britannica. Io e Ornella [Barra, la compagna e socia, ndr] siamo lieti di lasciare una realtà florida nelle mani di proprietari solidi e affidabili, che ne comprendono il grande valore storico”.

Nel 2006, il gruppo britannico Boots si fuse con la Alliance-Unichem di Pessina, dando vita ad Alliance Boots. L’anno dopo il miliardario, assieme al fondo Kkr, acquistò tutto il gruppo e lo tolse dalla Borsa. Nel 2012 Alliance Boots si fonde con Walgreens, il primo gruppo di drugstore degli Stati Uniti, e Pessina ne divenne il principale azionista.

L’articolo La famiglia miliardaria Weston compra Boots per 8,9 miliardi di dollari. Lascia Stefano Pessina è tratto da Forbes Italia.

Autore
Forbes Italia

Potrebbero anche piacerti
https://forbes.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2331457-scaled.jpg

Webuild continua a salire nel capitale di Trevi, l’azienda finita nel mirino anche di Icop. Dopo l’annuncio a sorpresa della vigilia, con cui ha comunicato il rilancio del prezzo dell’Opa, il gruppo italiano leader nelle infrastrutture e nell’ingegneria guidato da Pietro Salini ha comunicato di aver acquistato azioni Trevi sul mercato, portando la sua partecipazione complessiva al 26,85%. A essere acquistate sono state in tutto 5,2 milioni di azioni Trevi, a un prezzo medio di €5,1639. LEGGI ANCHE: Webuild rilancia su Trevi e mette Icop alle strette: l’Opa sale a 5,165 euro Nell’arco di poche ore della giornata di ieri, lunedì 5 ottobre 2026, Webuild è salita così in modo significativo nel capitale di Trevi: prima, con l’accordo raggiunto con Praude Asset Management per rilevare una partecipazione pari al 13,916%, che ha fatto salire la sua partecipazione al 18,91% di Trevi. Poi, l’acquisto dei titoli sul mercato, attraverso Intermonte Sim, che ha consentito al gruppo di conquistare il 26,85% del gruppo italiano di ingegneria del sottosuolo. Salini punta al controllo di Trevi Una situazione che complica ulteriormente la partita per Icop, l’azienda friulana che punta anch’essa a Trevi. A rimarcare l’obiettivo di Webuild di ottenere il controllo di Trevi è stato lo stesso Pietro Salini: “Siamo fiduciosi di portare a termine l’operazione su Trevi”, ha detto il ceo, aggiungendo che “abbiamo un progetto chiaro e le risorse per realizzarlo”. Salini ha precisato che “abbiamo fatto un passo concreto, acquistando il 21,9% del capitale e salendo a quota 26,85%”. Di conseguenza, “con il prezzo di 5,165 euro per azione, che rientra nell’intervallo di congruità del valore indicato dagli advisor del Consiglio di Amministrazione di Trevi, Webuild riconosce oggi un premio di circa il 49% sul prezzo ufficiale del 26 giugno 2026, data di riferimento dell’offerta”. Il progetto industriale di Webuild Ancora, Salini ha definito Trevi “un’eccellenza italiana nelle fondazioni speciali, che con Webuild potrà cogliere ulteriori opportunità di sviluppo grazie alla nostra presenza sui mercati internazionali, a beneficio dei suoi lavoratori e della filiera”. Nel commentare gli acquisti delle azioni che sono stati effettuati ieri sul mercato, il manager ha poi fatto notare che “si è presentata l’opportunità di acquistare alcuni blocchi rilevanti di azioni Trevi e l’abbiamo colta prontamente”. Mentre, riguardo al prezzo dell’Opa, che è stato alzato dai precedenti 4,5 euro a quota 5,165 euro a seguito dell’accordo con Praude, Salini ha ricordato che si tratta di un valore “che viene riconosciuto a tutti, anche a chi ha già aderito all’offerta”, e che “è estremamente interessante per gli azionisti”. L’amministratore delegato di Webuild ha rimarcato che, “alla base dell’operazione, c’è un solido progetto industriale”, proiettato a centrare il seguente obiettivo: “L’obiettivo è valorizzare Trevi: darle accesso a una piattaforma da 13,6 miliardi di ricavi e 54 miliardi di portafoglio ordini; far crescere l’occupazione in Italia e all’estero e costruire una soluzione integrata, più competitiva nelle grandi gare”. L’offerta di Icop ora vale meno Si attendono a questo punto eventuali dichiarazioni e mosse da parte di Icop che, proprio pochi giorni prima dell’inizio dell’Opa di Webuild dello scorso 28 settembre (la sua Ops aveva preso il via prima, il 14 settembre), aveva aumentato il corrispettivo offerto agli azionisti di Trevi da 0,133 a 0,165 azioni. Il rilancio aveva convinto diversi analisti a confermare la maggiore appetibilità dell’Ops di Icop, a fronte di un prezzo dell’Opa di Webuild che era pari a 4,5 euro. Ma il rilancio di Webuild e gli acquisti sul mercato hanno cambiato radicalmente gli equilibri del dossier: a fronte del prezzo di 5,165 euro offerto agli azionisti di Trevi, l’Ops di Icop è a sconto rispetto all’offerta del gruppo di Salini. Per Icop la strada si fa più difficile Considerando infatti il rapporto di concambio pari a 0,165 azioni Icop, e il valore attuale delle azioni Icop, oggi attorno a 28,30 euro, l’offerta del contendente friulano su Trevi è di 4,6695 euro, a sconto rispetto al prezzo dell’Opa di Webuild del 9,6% circa. A questo punto, Icop potrebbe decidere di rilanciare il concambio, cosa che ha tuttavia già fatto. Lo svantaggio, inoltre, è evidente, visto che Webuild si è assicurata una quota del capitale consistente di Trevi, pari per l’appunto a al 26,85% di Trevi. Per Icop, la strada si è fatta decisamente più in salita nell’arco di appena 24 ore.

6 ottobre 2026