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La destra divisa e il declino del confronto politico: tensioni, strategie e disaffezione degli elettori

  • Postato il 30 giugno 2026
  • Politica
  • Di Blitz
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  • 4 min di lettura
La destra divisa e il declino del confronto politico: tensioni, strategie e disaffezione degli elettori

Non c’è pace nella politica italiana. Le zuffe non hanno un attimo di tregua ed a menarsi (simbolicamente) non sono gli esponenti della maggioranza e della minoranza (circostanza che potrebbe essere comprensibile), ma spesso anche coloro che dovrebbero essere amici, cioè di una stessa alleanza. La verità è che ciascuno tira acqua al proprio orto perchè in campagna elettorale si bada solo ai propri interessi. “Mors tua, vita mea” insegnavano i latini. Le poltrone di successo non sono molte e quindi bisogna battersi contro tutto e contro tutti. Cosicchè quella parola tanto invocata da Leone XIV (la pace) non solo non è più di moda, ma pare essere scomparsa dalle pagine del vocabolario italiano.

Lo scontro tra Salvini e Vannacci

Sul palcoscenico si esibisce stavolta la destra o, meglio, la destra più moderata e non la destra-destra (così la definiscono) guidata dall’onorevole Vannacci. Ad esibirsi sono lo stesso generale e Matteo Salvini, cioè colui che scoprì il leader di Futuro Nazionale nominandolo addirittura vice segretario del Carroccio. Leggete in che modo si apostrofano: “Mi ha fregato una volta, ora non ci casco più. Sono il segretario della Lega e lo sarò per altri tre anni con Luca Zaia e Massimiliano Fedriga che saranno con me in prima linea”. L’ex alto ufficiale risponde a tono: “Salvini non ha capito che la vera destra siamo noi, non quella abborracciata di ieri”. Insomma, sono bastonate non carezze le protagoniste della lite.

Il peso di Futuro Nazionale sugli equilibri della maggioranza

Perché? In ballo c’è il futuro della maggioranza perchè se Vannacci non si schiererà con Meloni nel 2027, forse la premier non riuscirà a rimanere in sella. O perdendo o sia pure con un pareggio che darebbe il via ad un governo favorito dalle segreterie dei partiti, lontano mille miglia dal voto popolare. Allora, l’interrogativo rimane quello: da che parte sarà Futuro Nazionale? Accetterà le moine della sinistra per qualche posto di prestigio o rimarrà fedele ai suoi vecchi princìpi? Vannacci è diventato furbo prestissimo: oggi rimane in attesa sperando che qualcuno si faccia vivo. Risponde ad un giornalista che gli chiede: “Andrà con la Meloni, alla fine?”. Replica immediata: “Se mi chiamerà, potremo discuterne”. Ma la premier non ci pensa nemmeno a dialogare con Vannacci. Non gli ha mai rivolto la parola, nè lo farà. “È una ideologia che non mi appartiene”, aggiunge. Convincimento che è pure di Arianna Meloni (come potrebbe essere diversamente?) la quale in un convegno organizzato in Sicilia ha ripetuto che nel Paese “esiste una sola destra, la nostra”.

La nostalgia per la politica di un tempo

Non è uno spettacolo accattivante: ecco perché la gente non va a votare con percentuali sempre più alte”. Gli osservatori con i capelli bianchi hanno una spiegazione: “Non ci sono più personaggi di rango nella nostra politica. Inutile farsi illusione: i Fanfani, gli Andreotti, i De Mita, come i Berlinguer non ci sono più e non hanno lasciato eredi. Dobbiamo sperare nelle generazioni future”. È una affermazione che fa male, purtroppo veritiera, perchè a quei tempi anche se le idee erano diverse si trovava sempre un denominatore comune per il bene del Paese. Un accordo si raggiungeva, altrimenti non si capirebbe perché la Dc ha governato l’Italia per alcuni decenni. “I bei tempi che furono”, esclama un esponente simpatizzante del Pci.

Informazione, social e un clima sempre più teso

È chiaro che se la situazione non cambierà, se l’arroganza dei parlamentari non si fermerà i mesi che ci separano dalle politiche saranno di fuoco a dispetto di tanta gente che vorrebbe avvenisse il contrario. Ad intorbidare le acque ci si mette pure una certa informazione che ha dimenticato il sacrosanto principio del super partes, cioè raccontare i fatti senza pregiudizi ideologici. Non è così, inutile fingere. Ora o si è Guelfi o Ghibellini. Con l’aggiunta che pure i social fanno la loro parte con informazioni che non dovrebbero trovare spazio da nessuna parte. Esempio emblematico: il marito del ministro Roccella muore nelle acque del lago di Vico e ciò che abbiamo dovuto leggere a proposito dovrebbe far correre il governo alla ricerca di nuovi dispositivi che cancellino questi fantomatici personaggi.

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Autore
Blitz

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