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La crisi dei bar: in Italia in 10 anni hanno chiuso o si sono trasformati 22300 esercizi. Nel Savonese va meglio: ecco perché

  • Postato il 13 settembre 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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La crisi dei bar: in Italia in 10 anni hanno chiuso o si sono trasformati 22300 esercizi. Nel Savonese va meglio: ecco perché

Savona. Tra le tante cose che cambiano, nella frenesia di questi tempi, occorre registrare un dato negativo (non è il solo, certo): la chiusura, o trasformazione, dei bar. Lo mette bene in luce un recente studio di Fipe Confcommercio nazionale, illustrato nei giorni scorsi da un ampio servizio pubblicato su La Stampa. Ma attenzione: da noi, qui in provincia di Savona, le cose per fortuna vanno meglio.

Subito i numeri in Italia. In 10 anni sono scomparsi, o si sono trasformati, per lo più in ristoranti, ben 22300 bar. In certi casi, quindi, è finita un’epoca, quella del bar comunemente inteso, punto di incontro e di socialità dove si andava appunto per incontrarsi, leggere il giornale, ascoltare musica, giocare a carte o biliardo, guardare la partita alla tv. Altri tempi, soppiantati da social e cellulari.

I bar chiudono o come detto si trasformano in altra cosa, perlopiù ristoranti e take away: meno spese, meno personale, ma anche meno presidi di prossimità, soprattutto nei centri storici. Così si favoriscono anche i comportamenti estremi, come l’abuso di alcol per fare cassa. La tendenza è più accentuata al Nord che al Sud, nelle grandi città piuttosto che nei piccoli centri.

Vediamo come va da noi, in provincia di Savona, con l’aiuto di Enrico Schiappapietra, presidente di Fipe Confcommercio, che spiega: “E’ un fenomeno che certamente riguarda anche noi, ma in maniera molto meno accentuata. Il bar definito così tout court soffre, perché diminuisce la marginalità e ha i problemi descritti nello studio di Fipe nazionale, ma per esempio ci aiuta molto il turismo. Il bar resta un punto di riferimento per una sosta veloce, esigenza che si riscontra per molti mesi, ad esempio prima o dopo la spiaggia”.

E ancora: “Abbiamo per tradizione grandi professionisti che sanno attirare e coccolare i clienti, hanno magari integrato la loro attività con altri generi, oppure si sono sì trasformati in ristoranti, ma di qualità”.

Ci sono soluzioni alla crisi dei bar?

Conclude Schiappapietra: “La tendenza resta negativa, basti pensare che un tempo i piemontesi andavano in pensione e acquistavano un bar in Riviera: ora quello non è più attrattivo. L’aspetto sociale si è in gran parte perso, ma questo riguarda tutta la società. Soluzioni? Certamente occorre limitare con iniziative amministrative la proliferazione di format che dequalificano la vocazione dei centri storici o di zone ad alto interesse turistico”.

Autore
Il Vostro Giornale

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