La clinica “Villa dei Gerani” evita il risarcimento milionario all’Asp di Vibo
- Postato il 7 ottobre 2026
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La clinica “Villa dei Gerani” evita il risarcimento milionario all’Asp di Vibo
La Corte dei conti respinge la richiesta di 8,8 milioni di danno erariale avanzata dall’Asp di Vibo nei confronti della clinica Villa dei Gerani assolvendo due ex amministratori, la società e un dirigente della stessa Asp. Per i giudici mancano dolo e colpa grave, e le cure ai pazienti sono state erogate. A pagare le spese sarà proprio l’Azienda sanitaria vibonese
VIBO VALENTIA – Nessun danno erariale per le prestazioni oculistiche rese dalla casa di cura Villa dei Gerani di Vibo Valentia poiché la Sezione giurisdizionale per la Calabria della Corte dei conti, con la sentenza n. 305/2026 depositata il 2 ottobre, ha respinto integralmente la citazione della Procura regionale, che chiedeva oltre 8,8 milioni di euro a quattro convenuti in favore dell’Asp di Vibo.
L’ACCUSA DELLA PROCURA GENERALE DELLA CORTE DEI CONTI
Secondo la Procura contabile, dal 2012 al 2022 la clinica avrebbe erogato a carico del servizio sanitario regionale prestazioni chirurgiche ambulatoriali di oculistica in regime di APA-PAC (accorpamenti di prestazioni ambulatoriali e pacchetti ambulatoriali complessi) senza le specifiche autorizzazioni e l’accreditamento. In cambio avrebbe incassato circa 9,1 milioni di euro in base ai contratti annuali con l’Asp.
La vicenda nasce da una segnalazione della Guardia di finanza del giugno 2024, emersa nell’inchiesta penale della Procura di Vibo Valentia che ipotizzava la truffa aggravata per conseguire erogazioni pubbliche. Per quei fatti il gip aveva disposto un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente.
Nel mirino della Procura contabile c’erano gli ex rappresentanti legali della società, Cesare Curatola e Guido Rigazzi, accusati di dolo per aver sottoscritto contratti in cui la struttura risultava accreditata. Con loro la società Villa dei Gerani Gestione srl e Giuseppe Euticchio, responsabile del procedimento e direttore di struttura complessa presso l’Asp. A quest’ultimo erano contestati il dolo (anche eventuale) o, in subordine, la colpa gravissima, per i pareri di regolarità tecnico-procedurale sulle delibere di liquidazione.
LE MOTIVAZIONI: “CONFUSIONE DISCIPLINARE E NESSUN DOLO”
Il collegio, presieduto da Domenico Guzzi, con relatore Guido Tarantelli, ha ricostruito la sequenza dei provvedimenti regionali. Ne emerge un quadro di “grande confusione disciplinare, prima ancora che amministrativa”.
Il punto centrale è il decreto del presidente della giunta regionale n. 128 del 2012. Secondo i giudici, quel decreto revocò l’accreditamento solo per il trattamento delle acuzie in regime di ricovero, non per l’attività ambulatoriale. A sostegno di questa lettura la sentenza richiama la clausola di salvaguardia dello stesso decreto, che consentiva di continuare le prestazioni revocate in regime di autorizzazione all’esercizio; i decreti specifici di revoca adottati per altre discipline, ad esempio ostetricia e ginecologia, che mal si conciliano con l’idea di una revoca generalizzata; la nota del sub-commissario Luigi D’Elia del 25 ottobre 2012, che chiariva come la riconfigurazione dei ricoveri non incidesse sull’attività ambulatoriale.
La Procura aveva sostenuto che la diffusione di una prassi non ne giustifica la legittimità. Il collegio ha risposto che il fatto che tutte le case di cura abbiano agito allo stesso modo, con l’avallo degli organi di vertice, impedisce di ravvisare dolo o colpa grave.
NESSUNA PROVA A CARICO DEL DIRETTORE EUTICCHIO
Per il dirigente dell’Asp, i giudici osservano che è estraneo al procedimento penale e che la Procura non ha indicato alcun concorso fraudolento con gli amministratori. Il parere di regolarità non basta a integrare il dolo. Per gli anni dal 2018 al 2021, inoltre, i pareri sulle delibere di saldo portavano la firma di un altro responsabile del procedimento, mentre Euticchio rivestiva il ruolo di direttore dell’unità operativa.
GLI AMMINISTRATORI DELLA CLINICA: “CONTRATTI PREDISPOSTI DALL’ASP DI VIBO”
Anche per Curatola e Rigazzi il dolo è escluso. Il riferimento all’accreditamento per APA e PAC compare in contratti predisposti dall’Asp, mentre nella maggior parte dei casi la dichiarazione dell’erogatore riguarda i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi. Lo stesso ragionamento vale per la società.
PRESCRIZIONE E DANNO ERARIALE
Pur precisando che il difetto di elemento soggettivo assorbe ogni altra questione, la Corte osserva che l’amministrazione conosceva la situazione sin dal 2012. I contratti furono firmati dai vertici dell’Asp, e non risulta una condotta di occultamento doloso, che secondo la recente legge n. 1/2026 richiede un comportamento attivo o la violazione di obblighi di comunicazione. Da qui la prescrizione, almeno parziale, eccepita dalle difese.
I giudici hanno poi smontato la tesi per cui si dovrebbe prescindere dalla verifica sull’effettiva erogazione delle cure. Le delibere di liquidazione mostrano controlli sulle prestazioni, in alcuni casi con richiesta di note di credito alla clinica. La Procura non ha provato né la mancata erogazione né carenze di qualità. “Anche ammettendo un danno, andrebbe applicata la compensatio lucri cum damno: l’utilità sanitaria ricevuta dai pazienti è anche utilità per l’Asp, il cui compito istituzionale è proprio garantire quelle cure”.
L’ASP DI VIBO PAGHERA’ LE SPESE DI GIUDIZIO
I giudici contabili hanno anche respinto la richiesta di sospendere il giudizio in attesa del processo penale in quanto i due giudizi sono autonomi e non c’è pregiudizialità tecnica. E così la Corte ha anche liquidato 2.500 euro per ciascuna parte, a carico dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia. La decisione, tuttavia, non chiude necessariamente ogni vicenda: il procedimento penale segue un percorso proprio. Resta aperta anche la possibilità di un appello da parte della Procura, i cui termini decorrono dal deposito.
Il Quotidiano del Sud.
La clinica “Villa dei Gerani” evita il risarcimento milionario all’Asp di Vibo