La Cina plasma il racconto della corsa all’AI. E il suo messaggio passa anche dall’Italia
- Postato il 13 agosto 2026
- Esteri
- Di Formiche
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Generazione sintesi AI in corso…
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nell’offerta diplomatica cinese, mentre la competizione tecnologica si estende alla capacità di definire cosa significhi leadership nell’AI e, soprattutto, come raccontarla.
Considerate nel loro insieme, le storie diffuse negli ultimi giorni dall’ambasciata cinese in Italia – dalla diplomazia verso il Sud globale alla politica industriale, fino al calcolo spaziale – compongono un messaggio piuttosto coerente: un tentativo di orientare il modo in cui il pubblico straniero interpreta il ruolo della Cina nel nascente ordine dell’intelligenza artificiale.
La newsletter diplomatica dell’ambasciata spiega per esempio come il ministro degli Esteri Wang Yi abbia collocato l’AI accanto allo sviluppo e al multilateralismo nell’azione di Pechino verso le economie emergenti, inserendo la cooperazione tecnologica nella più ampia proposta cinese rivolta al Sud globale.
Alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek, Wang ha rivendicato oltre 160 progetti avviati nell’ultimo anno in settori che comprendono economia digitale, AI, energia e innovazione. Pochi giorni dopo, a Pechino, in occasione dei cinque anni della Global Development Initiative, ha ricordato che oltre 130 Paesi e organizzazioni internazionali sostengono la GDI e che più di 23 miliardi di dollari sono stati mobilitati per oltre 1.800 progetti di sviluppo.
Il linguaggio politico che accompagna questi numeri è almeno altrettanto rilevante. Wang ha chiesto di riportare lo sviluppo al centro dell’agenda internazionale e ha indicato nella nuova World Artificial Intelligence Cooperation Organization, Waico, uno strumento per ridurre il divario digitale e quello nell’intelligenza artificiale tra Nord e Sud.
L’AI entra così in un vocabolario che Pechino promuove da anni nel mondo in via di sviluppo: sviluppo, sovranità, multipolarismo e opposizione all’esclusione tecnologica. La Cina può presentarsi come fornitrice di capacità a quei Paesi che temono di rimanere ai margini di una rivoluzione concentrata in un numero ristretto di economie e grandi aziende tecnologiche. Sullo sfondo c’è il sistema di restrizioni costruito da Washington e, in misura diversa, dai suoi partner nei confronti della tecnologia cinese. Pechino cerca di trasformare proprio l’accesso alla tecnologia in un elemento della propria offerta geopolitica.
La stessa impostazione emerge dal racconto industriale. Dopo veicoli elettrici, batterie al litio e fotovoltaico – i settori diventati noti come i “nuovi tre” – il dibattito cinese promuove ora una nuova generazione: intelligenza artificiale, robotica e farmaci innovativi.
Un editoriale del Global Times, quotidiano connesso al Partito comunista cinese rilanciato dall’ambasciata in Italia, sostiene che la Cina non intenda “comprimere lo spazio di sviluppo di altri Paesi”, ma rendere l’innovazione più accessibile e inclusiva.
Il paragone è significativo. I primi “nuovi tre” sono diventati simboli della trasformazione industriale cinese e, allo stesso tempo, terreno di crescenti tensioni commerciali con Stati Uniti ed Europa su sussidi, sovracapacità e dipendenze strategiche. Indicare AI e robotica come loro successori lascia intravedere un modello analogo, fondato sull’incontro tra politica industriale, scala produttiva e investimenti tecnologici.
I modelli linguistici cinesi stanno già ampliando la loro presenza fuori dal mercato domestico. Secondo i dati citati dal Global Times, sono stati i più utilizzati su OpenRouter per dodici settimane consecutive, mentre nella prima metà del 2026 robot industriali prodotti in Cina hanno raggiunto 141 Paesi e territori. Gli accordi di licenza relativi a farmaci innovativi cinesi hanno intanto raggiunto un valore potenziale di circa 110 miliardi di dollari.
Pechino presenta questa espansione come la dimostrazione dei benefici prodotti dall’apertura tecnologica. Negli Stati Uniti e in Europa, la crescita della presenza cinese nelle tecnologie destinate a sostenere i futuri sistemi industriali solleva invece interrogativi sulle conseguenze strategiche di una simile penetrazione. Il precedente del fotovoltaico, delle batterie e dei veicoli elettrici rende difficile considerarli soltanto teorici.
Le ambizioni raggiungono anche l’architettura fisica dell’intelligenza artificiale. A Chengdu, spiega ancora l’ambasciata, la società aerospaziale privata ADAspace sta sviluppando una rete di calcolo orbitale progettata per elaborare i dati direttamente nello spazio.
L’azienda ha lanciato i primi dodici satelliti dotati di capacità AI nel maggio 2025 e punta ad arrivare a 2.800. Circa mille dovrebbero formare una rete commerciale entro il 2030, mentre il completamento della costellazione è previsto per il 2035, con collegamenti a oltre cento data center terrestri. Nel novembre 2025, il modello linguistico Qwen3 è stato installato direttamente sul centro di calcolo orbitale dell’azienda.
Una parte consistente del progetto resta sulla carta. Chengdu mostra tuttavia l’ampiezza dello sforzo cinese per costruire l’infrastruttura necessaria allo sviluppo dell’AI, dal calcolo all’energia, dalla connettività agli asset spaziali. Il racconto della leadership tecnologica poggia dunque su capacità industriali considerevoli.
È qui che emerge anche un contrasto meno comodo per Pechino. Negli Stati Uniti, la rapida costruzione di data center ha generato opposizioni locali legate al consumo di energia e acqua, all’occupazione e all’impatto sulle comunità. Sono inoltre emerse evidenze di attori legati allo Stato cinese impegnati ad amplificare alcune di queste proteste e, più in generale, la narrativa contraria all’espansione delle infrastrutture AI americane.
Ciò non significa che quelle proteste siano state create dalla Cina. Indica però come l’ecosistema informativo di Pechino possa trovare un valore strategico nelle difficoltà incontrate dai concorrenti nell’aumentare la propria capacità di calcolo, mentre la comunicazione cinese all’estero descrive l’espansione tecnologica nazionale attraverso il linguaggio dell’inclusione e dello sviluppo condiviso.
Wang Yi ha condensato il messaggio più ampio in una frase: “La certezza che la Cina offre è una risorsa preziosa in un mondo incerto”. L’affermazione va ben oltre l’intelligenza artificiale, che tuttavia offre a Pechino un veicolo particolarmente efficace per promuoverla. Modelli, robot, programmi di sviluppo e infrastrutture di calcolo possono approfondire le relazioni tecnologiche con altri Paesi, portando con sé standard, aziende e influenza strategica cinese.
Per l’Europa, la sfida posta dall’AI cinese non riguarda quindi soltanto le prestazioni tecnologiche. Riguarda anche il modo in cui la diffusione di queste tecnologie può ridisegnare dipendenze e rapporti economici proprio mentre molti governi europei cercano di diminuire l’esposizione a Pechino in altri settori strategici.
La newsletter diffusa dall’ambasciata cinese a Roma è significativa proprio per questo. Quella che appare inizialmente come una raccolta di storie sul progresso tecnologico nazionale contiene una proposta coerente rivolta al pubblico italiano: interpretare l’ascesa cinese nell’AI attraverso le categorie dello sviluppo, dell’accessibilità e della cooperazione.
E il messaggio non si ferma all’Italia. In diverse capitali europee, le rappresentanze diplomatiche cinesi lavorano per presentare l’AI e, più in generale, la cooperazione tecnologica come un’opportunità reciprocamente vantaggiosa, consapevoli che – come già accaduto con il 5G un decennio fa – le divisioni politiche ed economiche interne all’Europa possono offrire spazio alla strategia di Pechino.
Sul piano concreto, ciò significa fare leva sulla convenienza commerciale e sull’accesso al mercato. Sul piano della percezione pubblica, può significare anche sfruttare le crescenti tensioni transatlantiche, alimentate in parte dall’approccio spesso imprevedibile dell’amministrazione Trump ai rapporti tra Stati Uniti ed Europa.
È anche per questo che la narrativa proposta dall’ambasciata cinese merita attenzione. La competizione sull’intelligenza artificiale si estende ormai dai modelli e dai chip alle infrastrutture, alle relazioni economiche e alla capacità di influenza. Pechino sta investendo nelle capacità necessarie per competere e, parallelamente, lavora per rendere attraente all’estero la propria idea di leadership tecnologica. La capacità di orientare il modo in cui questa espansione viene percepita potrebbe diventare essa stessa una componente del vantaggio strategico che la Cina sta cercando di costruire.