Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

La campagna anti-maschio influenza le ragazzine?

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Di Panorama
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
In sintesi

Un'analisi critica su come i messaggi culturali contemporanei potrebbero influenzare l'identità di genere nelle adolescenti. L'articolo esamina il fenomeno delle giovani donne che esprimono pubblicamente dubbi sulla sessualità e l'orientamento, considerando il ruolo dei movimenti sociali, della peer pressure e della rappresentazione mediatica nel plasmare le scelte identitarie durante gli anni formativi.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

La campagna anti-maschio influenza le ragazzine?

È sempre più frequente la confessione, o se preferite il coming out, di ragazze ai loro genitori: sono lesbica, ho una storia con la mia amica. A volte succede dopo aver avuto partner maschili o non avendo mai avuto atteggiamenti che lo facevano intuire. L’arco delle reazioni familiari va dallo sconcerto alla comprensione, dallo sconforto e delusione al far finta di niente o al pensare che sia solo una fase di passaggio, un momento delicato da attraversare; dalla vergogna sociale al sospetto verso l’amica colpevole di averla “traviata”, all’accettazione piena della scelta. Di solito il ventaglio delle reazioni segue una progressione graduale, dall’ostilità alla rassegnazione, fino al superamento di ogni remora.

Con realismo bilaterale osservo che, da un verso, è comprensibile l’amarezza di una madre e di un padre, o dei nonni, di fronte a una dichiarazione o scoperta del genere; è umana, umanissima l’aspettativa che tua figlia, tua nipote, o tuo figlio, formi una famiglia e metta al mondo figli, e viva come i loro genitori e le generazioni precedenti. Cosa c’è di male a preferire quel modello di famiglia tramandato? Se viviamo da sempre in quell’orizzonte, perché dovremmo ritenerlo sbagliato o riprovevole?

Ma, dall’altro verso, è altrettanto comprensibile e umano prevedere che quella scelta difforme non scalfirà minimamente l’affetto e la premura verso la propria figlia: ti amo perché “sei, semplicemente sei” mia figlia e non per come sei. È il tuo esistere la radice dell’amore, non le tue inclinazioni sessuali o i partner che scegli. Nella gran parte dei casi l’amore paterno, materno, filiale non verrà meno né si incrinerà ma proseguirà indenne, superando ogni comprensibile disorientamento iniziale.

Però, lasciate che tocchi un argomento scabroso su cui ci sono divieti preliminari già solo ad accennarne. Quanto conta in questa sempre più larga tendenza, soprattutto femminile, a scoprire pulsioni lesbiche, il clima, il tam tam, la pressione mediatica e l’orientamento culturale prevalente? Ho ascoltato ragazze, neanche ventenni, che avevano assorbito dalla scuola, dal cinema, dalla tv, dai social e dalle agenzie pubbliche, una ossessiva, unilaterale predica: il maschio è il nemico, l’amore degenera spesso in sopraffazione maschilista e patriarcale, il sessismo è dietro l’angolo, che porta alla violenza fino al femminicidio.

Il messaggio seguente è che noi donne stiamo bene senza partner maschili; anzi le femmine stanno meglio con le femmine e i maschi con i maschi, come si vede sempre più spesso in certe comitive unisex che sembrano riprodurre le classi di una volta, divise tra sezioni femminili e sezioni maschili. Un nuovo bigottismo di segno inverso sta prendendo sempre più piede. Quanto conta in questi outing l’elevazione della lesbica a modello evoluto di liberazione e di emancipazione intellettuale?

Ho conosciuto ragazze, figlie di amici, che sono state allevate e indottrinate – non dai loro genitori – in questa visione ostile e conflittuale, questa diffidenza femminista verso tutto ciò che è maschile; istigate alla lotta di genere, adottando nuove forme di apartheid dei sessi: meglio farsela tra noi donne, meglio evitare intrusi maschi, che non ci capiscono e vogliono prevaricare. Le mine antiuomo… Come se tutti gli amori e le coppie etero debbano sfociare nella violenza, nell’abuso, nella sopraffazione. E come se in ogni maschio, salvo forse i gay, si nasconda un violento, un oppressore, se non un potenziale stupratore delle donne. Questo, dicono, è il retaggio della società patriarcale che ci portiamo addosso e da cui liberarci.

Torno al punto di partenza e mi chiedo: quanto incide questa martellante campagna nelle scelte e nei comportamenti derivati? C’è un nesso tra quelle scelte omosex e questo clima alimentato tra i sessi, queste continue sollecitazioni a liberarsi dal proprio sesso, questo habitat favorevole a tutto ciò che è omo o trans e sospettoso e ostile verso tutto ciò che è etero, “naturale” e tradizionale? Quanto pesa nella sessualità ancora non definita dei bambini e degli adolescenti questa grande pressione psicologica e sociale? Quanto incide nella scelta sessuale? E quanti danni può produrre nella vita delle persone questa intrusione e questo pesante condizionamento esterno, esattamente come si denuncia l’intrusione inversa dell’educazione tradizionale e dei modelli patriarcali di famiglia, di coppia, di unione?

So che molti dei più invasati integralisti della nuova ideologia gender, fluida o bisex rifiutano a priori, con indignazione, queste domande e questi collegamenti, anche se poi li praticano disinvoltamente in direzione opposta: quando per esempio caricano sui “retrivi” e “reazionari” difensori della famiglia “naturale” e tradizionale (oggi li chiamano vannacciani) la responsabilità della diffusione di atteggiamenti maschilisti, sessisti, che poi sfocerebbero nella violenza fino il femminicidio.

Per loro è possibile caricare reati individuali su scelte culturali e sociali di tipo conservatore e tradizionale mentre non è permesso ipotizzare che alcune scelte individuali, come il diverso orientamento sessuale, subiscano l’influenza di modelli culturali e sociali pervasivi, veicolati dal progressismo radical e dal femminismo più aggressivo. Così portano il Gay pride a domicilio, direttamente a casa tua; e guai se osi fiatare.

Autore
Panorama

Potrebbero anche piacerti