La Calabria tra storia e turismo, amori folli e vendette mostruose: il mito di Scilla
- Postato il 31 agosto 2026
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- Di Quotidiano del Sud
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La Calabria tra storia e turismo, amori folli e vendette mostruose: il mito di Scilla
Le origini del mito di Scilla, la bellissima ninfa venne trasformata in un orribile mostro dalla maga Circe
COSENZA – Uno dei luoghi più affascinanti e iconici della Calabria. Una bellezza senza tempo che attira milioni di visitatori ogni anno. Scilla è ormai a tutti gli effetti una delle mete turistiche più gettonate della regione. Ma non tutti conoscono le origini mitologiche che si celano dietro il borgo marinaro in provincia di Reggio Calabria.
LE ORIGINI DEL MITO
Secondo alcuni autori dell’antichità, Scilla era una bellissima ninfa dagli occhi azzurri che viveva in Calabria ed era solita recarsi sulla spiaggia di Zancle e fare il bagno nell’acqua del mare. Una sera, vicino alla spiaggia, vide apparire dalle onde Glauco, che un tempo era stato un mortale, ma era poi divenuto un dio marino metà uomo e metà pesce. Scilla, impaurita alla sua vista, si rifugiò sulla vetta di un monte che sorgeva vicino alla spiaggia.
Il dio, vista la reazione della ninfa, iniziò a dichiararle il suo amore, ma Scilla fuggì terrorizzata lasciandolo solo nel suo dolore. Allora Glauco si recò dalla maga Circe e le chiese un filtro d’amore per far innamorare la ninfa, ma Circe, desiderando il dio per sé, gli propose di unirsi a lei. Glauco tuttavia si rifiutò di tradire il suo amore per Scilla e la malefica Circe, furiosa per essere stata respinta al posto di una “semplice” ninfa, volle vendicarsi nel modo più atroce possibile.
LA VENDETTA DI CIRCE
Quando Glauco se ne fu andato, preparò una pozione e si recò presso la spiaggia di Zancle, versò il filtro in mare e ritornò alla sua dimora. Quando Scilla arrivò e s’immerse in acqua per fare il consueto bagno, vide crescere molte altre gambe di forma serpentina accanto alle sue, che nel frattempo erano diventate uguali alle altre.
Spaventata fuggì dall’acqua, ma, specchiandosi in essa, si accorse che si era completamente trasformata in un mostro enorme ed altissimo con sei enormi teste di cane lungo il girovita, un busto enorme e delle gambe serpentine lunghissime.
Per l’orrore Scilla si gettò in mare e andò a vivere nella cavità di uno scoglio vicino alla grotta dove abitava anche Cariddi. Il mito di Scilla è in questi mesi tornato alla ribalta mondiale grazie anche al film “Odissea” del regista Christopher Nolan.
SCILLA NELL’ODISSEA DI OMERO
Nel XII libro dell’Odissea di Omero, Circe consiglia a Ulisse di navigare più vicino a Scilla, perché Cariddi potrebbe affondare l’intera nave. La maga suggerì anche di chiedere a Crateide, madre di Scilla, di impedire alla figlia di balzare sulle navi più di una volta. Ulisse navigò con successo nello stretto, ma quando lui e il suo equipaggio furono vicini aa Cariddi, Scilla catturò sei marinai e li divora vivi. Omero la descrive indossare una cintura di teschi umani. Il mito di Scilla è per certi versi una metafora di vita. L’innocenza e la spensieratezza che spesso si tramutano senza colpe e responsabilità in malvagità e inaudita crudeltà.
Il Quotidiano del Sud.
La Calabria tra storia e turismo, amori folli e vendette mostruose: il mito di Scilla