La Bce alza i tassi, in arrivo la stangata su mutui e prestiti per le famiglie: “Le rate possono salire di 300 euro l’anno”
- Postato il 10 settembre 2026
- Economia
- Di Il Fatto Quotidiano
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Per chi sottoscriverà adesso un mutuo a tasso variabile, la rata mensile sarà più alta di circa 20 euro, fino a 300 euro l’anno. L’aumento dei tassi di interesse di un quarto di punto, disposto dalla Bce per contrastare la crescita dell’inflazione provocata dalla crisi energetica legata alla guerra in Iran, avrà importanti ricadute sulla spesa delle famiglie e delle imprese che devono chiedere un finanziamento bancario e un mutuo. La scelta di optare per il secondo rialzo del 2026 – dopo quello di giugno – era attesa, considerando la fragilità dello scenario economico. Una decisione “giusta”, secondo l’Unione nazionale consumatori (Unc), che però mette in guardia le famiglie dalla “stangata” in arrivo: “Scelta corretta, anche se dolorosa. L’inflazione è la malattia più grave che colpisce il potere d’acquisto delle persone e riduce i consumi, per questo deve restare il faro che guida la Bce”, ha commentato il presidente, Massimo Dona.
“Certo – prosegue Dona – se i Paesi dell’Unione Europea avessero fatto la loro parte, abbassando seriamente i prezzi di carburanti, intervenendo sui prezzi di luce e gas, la Bce non sarebbe stata costretta a intervenire con la politica monetaria“. Per il presidente di Unc, quella che stiamo subendo è “evidentemente un’inflazione importata, che deriva da problemi dal lato dell’offerta, non della domanda, dovuta al caro dei beni energetici, e la via maestra per affrontare questa crisi non è la politica monetaria ma quella fiscale“.
Dona parla di una “pessima notizia” per chi ha un mutuo a tasso variabile e per le famiglie e le imprese che devono chiedere un prestito. “Considerando l’ultimo Taeg comunicato da Bankitalia, 3,81 per cento, l’importo e la durata media di un mutuo, un rialzo dei tassi di 25 punti base corrisponde, nel caso di un pieno trasferimento sull’Euribor, ad un aumento della rata, per chi sottoscrive ora un mutuo a tasso variabile, pari a 19,50 euro al mese”.
È il secondo rialzo del costo del denaro dall’inizio dell’anno, visto che l’inflazione nell’area euro è tornata a livelli che non si vedevano da quasi tre anni. Il rischio, però, è che con una crescita economica esigua, la stretta monetaria possa frenare ulteriormente consumi e investimenti. Per Antonio Tanza, presidente dell’Associazione difesa utenti servizi bancari, “la fascia di mutui per l’acquisto delle abitazioni più richiesta in Italia si attesta tra i 125mila e i 150mila euro, e ha una durata di 25 anni“. Visto l’aumento dei tassi dello 0,25%, “la rata mensile salirà di 15 euro per un finanziamento da 125mila euro, raggiungendo i 25 euro in più per un mutuo da 150mila euro, portando ad un aggravio di spesa tra i 180 e i 300 euro a famiglia”. Il problema vero però, secondo Tanza, è che l’aumento del costo del denaro si aggiungerà a “tutti gli altri effetti negativi della crisi internazionale, aggravando il conto per le famiglie e incidendo su bilanci, capacità di spesa e consumi”.
Ancora più preoccupante lo scenario prospettato, con uno sguardo più a lungo termine, dalla Fabi, Federazione autonoma bancari italiani, secondo cui “l’aumento del costo del denaro” da parte della Bce “può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento”. “Ad esempio – scrivono – prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150mila euro l’incremento della rata mensile varia da 106,16 euro a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento”.
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