Kokuho – Il maestro di kabuki: il film giapponese che punta a conquistare l’Europa
- Postato il 28 aprile 2026
- Di Panorama
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Kokuho rappresenta un ambizioso progetto cinematografico che intende portare il kabuki, patrimonio culturale giapponese protetto dallo Stato, sugli schermi europei. Il film racconta la storia di un maestro di questa antichissima forma teatrale, esplorando la tradizione, la dedizione e la complessità della trasmissione di un'arte secolare. Attraverso una narrazione che unisce dramma e fascino esotico, l'opera cinematografica mira a conquistare il pubblico internazionale sensibilizzando sulla ricchezza del teatro classico nipponico.
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In Giappone, esiste un’arte che viene tutelata come bene dello Stato, tramandata di generazione in generazione con la stessa cura con cui si custodisce un reperto antico. Si chiama kabuki, ed è al centro di Kokuho – Il maestro di kabuki, il nuovo film di Lee Sang-il distribuito in Italia da Tucker Film a partire dal 30 aprile.
Un film epico tra arte e sacrificio
La storia segue Kikuo, figlio di un boss della yakuza, il cui talento viene scoperto per caso durante un banchetto a Nagasaki mentre interpreta un ruolo femminile del repertorio kabuki. L’attore Hanjiro Hanai, interpretato da Ken Watanabe, ne intuisce subito il potenziale straordinario e lo prende sotto la propria ala. Da quel momento, il film attraversa decenni di disciplina, ambizione e amicizia, con lo stesso respiro epico di capolavori come Addio mia concubina e L’ultimo imperatore.
Non è solamente un film sul teatro. È una riflessione sul sacrificio necessario per raggiungere la perfezione, sulla trasmissione di un sapere antico che rischia di perdersi, sul confine sottile tra arte e ossessione.
Il kabuki come purificazione dell’anima
Nel kabuki, ogni gesto ha un peso specifico. I costumi, il trucco, i movimenti codificati da secoli: tutto concorre a costruire qualcosa che va ben oltre la performance. L’arte del kabuki è, nella sua essenza, un rito di purificazione, un processo in cui l’interprete svuota se stesso per diventare altro. Il film di Lee Sang-il lo restituisce con una fotografia evocativa e una ricostruzione visiva di rara raffinatezza, capace di rendere tangibile quella dimensione quasi mistica.

Kokuho alla conquista dell’Occidente
Il Giappone è conosciuto in Occidente quasi esclusivamente attraverso il cinema d’animazione. Kokuho sfida questo pregiudizio con numeri e riconoscimenti difficili da ignorare. Il film è stato candidato agli Oscar 2026 per il miglior trucco, ha debuttato alla Quinzaine di Cannes e ha registrato un successo straordinario al botteghino giapponese. Persino Tom Cruise ne ha elogiato pubblicamente il cast in occasione dell’uscita americana.
Lee Sang-il, già autore di Hula Girls, spera che Kokuho possa aprire una strada nuova: quella dei live action giapponesi nel mercato europeo. La sua convinzione è semplice e diretta: quello che un attore in carne e ossa trasmette con il proprio corpo, il proprio volto e la propria voce va ben oltre ciò che qualsiasi film d’animazione può offrire.
L’anteprima italiana è prevista al Far East Film Festival di Udine, dal 24 aprile al 2 maggio, alla presenza del regista. Poi, finalmente, sarà la volta del grande schermo.


















