Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

John Galliano, il Met cancella la mostra dopo le polemiche

  • Postato il 31 agosto 2026
  • Di Panorama
  • 0 Visualizzazioni
  • 3 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

John Galliano, il Met cancella la mostra dopo le polemiche

Quindici anni dopo le dichiarazioni antisemite e razziste che nel 2011 gli costarono il ruolo di direttore creativo di Dior e una condanna da parte della giustizia francese, John Galliano sembrava avere progressivamente riconquistato il proprio spazio nella moda. Dopo aver affrontato le dipendenze e chiesto pubblicamente scusa, lo stilista era tornato alla direzione creativa con Maison Margiela, guidata per un decennio fino a una delle stagioni più celebrate della sua carriera.

La grande retrospettiva del Costume Institute del Metropolitan Museum of Art avrebbe dovuto rappresentare il riconoscimento istituzionale di questo percorso. John Galliano: Horizons, prevista dal 9 maggio 2027, si proponeva di ripercorrere oltre quarant’anni di carriera senza rimuoverne le zone più oscure. La mostra avrebbe affrontato apertamente il rapporto tra valore artistico, responsabilità morale e possibilità di redenzione. Eppure, poche settimane dopo l’annuncio, le proteste della stampa, di alcuni donatori e di parte dell’opinione pubblica hanno portato alla cancellazione del progetto.

«Dopo molte riflessioni e confronti con tutte le persone coinvolte, ho deciso, con profonda tristezza, che sia meglio non realizzare la mostra in questo momento», ha dichiarato Galliano. Una decisione presentata come personale, ma maturata in un clima nel quale il ritorno dello stilista si è rivelato più fragile di quanto apparisse. Il suo talento poteva essere nuovamente riconosciuto sulle passerelle, ma non ancora consacrato nelle sale di un museo.

Galliano ha ribadito la propria responsabilità senza cercare attenuanti. «Rimango pienamente responsabile del dolore provocato dalle mie parole, in particolare di quello inflitto alle comunità ebraica e asiatica, e continuo a esserne profondamente dispiaciuto», ha spiegato. «Comprendo che una vera espiazione non si raggiunga attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico. È una responsabilità continua, dimostrata attraverso l’ascolto, l’apprendimento e la propria condotta nel tempo».

Lo stilista ha inoltre riconosciuto che una mostra dedicata al suo lavoro avrebbe potuto ferire alcune persone, aggiungendo di non voler «porre il Met in una posizione difficile» né distogliere l’attenzione dal Costume Institute. Resta tuttavia una domanda scomoda: se neppure quindici anni di scuse, responsabilità assunta e condotta professionale possono consentire una rilettura critica dell’opera, la redenzione pubblica è davvero possibile? La cancellazione di Horizons sembra rispondere negativamente, trasformando quella che avrebbe potuto essere un’occasione complessa di confronto nel nuovo capitolo di una cancel culture che fatica a distinguere tra analizzare l’opera e assolvere l’uomo.

E resta anche un’altra domanda, forse ancora più scomoda perché riguarda non soltanto Galliano ma il luogo e il momento storico in cui questa mostra avrebbe dovuto aprire: sarebbe accaduto lo stesso se Horizons fosse stata ospitata in un Paese meno direttamente attraversato dalle tensioni generate dal conflitto israelo-palestinese e dal dibattito, sempre più polarizzato, sull’antisemitismo? È impossibile dimostrarlo, naturalmente, e sarebbe semplicistico ridurre la cancellazione della retrospettiva alla sola situazione geopolitica, ma è altrettanto difficile fingere che il contesto non abbia avuto alcun peso. Negli Stati Uniti, e soprattutto a New York, ogni discussione che tocchi l’identità ebraica, Israele, l’antisemitismo e i confini della libertà culturale si svolge oggi dentro un clima infinitamente più sensibile e conflittuale rispetto a quello di pochi anni fa, mentre musei, università e grandi istituzioni culturali sono diventati essi stessi territori di scontro politico e simbolico. Forse in un altro Paese la stessa mostra avrebbe provocato polemiche ma sarebbe comunque arrivata all’inaugurazione; forse il lavoro di Galliano sarebbe stato interrogato proprio attraverso quelle contraddizioni che il Costume Institute dichiarava di voler affrontare. Non possiamo saperlo. Ma proprio questo dubbio rende la vicenda ancora più interessante: quando cambia il contesto storico, cambia anche la soglia di ciò che una società è disposta a discutere, esporre e perfino perdonare.

Autore
Panorama

Potrebbero anche piacerti