Jacobs e Tamberi, i capitani non mollano: "Abbiamo la stessa fame di 5 anni fa a Tokyo". Ma quante incognite
- Postato il 11 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Tocca ai capitani d’annata, quelli che 5 anni fa erano sul tetto del mondo (anzi, della galassia) e che adesso in qualche modo sanno di dover dimostrare una volta di più a loro stessi, oltre a coloro che li attendono là fuori, di meritare credito, fiducia e considerazione. Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi sognano un’altra doppietta in simultanea: non avrà lo stesso peso di quella di Tokyo 20202, ma forse peserebbe più di quella mandata a referto due anni fa a Roma, quando nella testa c’era Parigi, senza sapere che Parigi li avrebbe rispediti indietro con perdite (Jacobs senza molto da rimproverarsi, Gimbo coi demoni di un virus maledetto arrivato quando non doveva presentarsi alla porta).
- Jacobs fissa il crono per l'oro: "Ci vuole un 9"90"
- Gimbo non sa cosa aspettarsi: "So che sarà durissima"
- Sioli più forte dell'idolo Gimbo: "Pressione positiva"
Jacobs fissa il crono per l’oro: “Ci vuole un 9″90”
Jacobs a Birmingham sa di avere chance concrete di podio. Perché c’arriva forte del 9”96 corso a Parigi a fine giugno, migliore prestazione europea della stagione sui 100. Vero, Glave, Ansah, Hinchliffe e Azu sono praticamente attaccati, e dunque la bagarre sui blocchi sarà totale. “L’unica certezza che so è che sto bene”, confessa Marcell in apertura di conferenza stampa a Casa Atletica, il quartier generale azzurro in terra d’Albione.
“Questo è l’obiettivo di un’intera stagione, quello per il quale mi sono preparato sin dal primo giorno in cui ho ripreso a lavorare dopo i mondiali di Tokyo dell’anno passato. Arrivo forte dei due titoli vinti a Monaco e Roma e punto al terzo. La cosa che mi fa pensare positivo è il fatto di aver ritrovato la voglia che lo scorso anno un po’ era venuta meno. Essere ripartito subito forte in primavera mi è stato di grande aiuto, perché mi ha dato tanta consapevolezza”.
Alla domanda se abbia ancora o meno fame, Jacobs ha risposto senza indugiare troppo: “Mi sento quello di Tokyo di 5 anni fa, solo più maturo e determinato. Ho imparato a capire molto di più dai momenti negativi che da quelli positivi: riesco a capire quando il mio corpo mi chiede una pausa e quando posso spingere. La vita deve darti qualche batosta per farti capire alcune cose”. Indica Glave come l’avversario più temibile e spiega che per vincere servirà scendere almeno a 9”9 netto. “La pista è veloce, la sensazione è che serviva un crono di almeno 9”90 per portare a casa l’oro”. Semifinali alle 21,32, finale alle 22,47: sarà un martedì da leoni.
Gimbo non sa cosa aspettarsi: “So che sarà durissima”
Tamberi di misure per vincere non ne delinea, ma una cosa la sa perfettamente: “Mi presento a questi Europei forte di una misura imbarazzante, ma almeno la condizione fisica posso dire che è buona. Mi sento abbastanza bene, ma non so proprio come sto, o meglio, non so proprio cosa aspettarmi. Sono contento di essere qui perché la mia presenza non era scontata”.
Gimbo ha ammesso di non sentirsi perfettamente a suo agio in pedana. “Ho perso sicurezza nel gesto tecnico, forse perché ho saltato troppo quando non ero nelle migliori condizioni per farlo. Vero è che quest’anno non devo portarmi dietro la paura di saltare, ma solo tornare a credere nel mio corpo”. Tre ori continentali vinti in carriera (Amsterdam 2016, Monaco 2022 e Roma 2024), Tamberi sa perfettamente che centrare il poker è qualcosa probabilmente al di sopra delle proprie possibilità.
“Sarà certamente difficile, ma non ho paura di ammetterlo, e questo è già un passi avanti. Mi consola sapere che abbiamo la squadra più forte di sempre, un team molto unito con tanti giovani capaci di crescere e far crescere se stessi e il gruppo, con umiltà. Vedo in tutti i ragazzi un grande fuoco, quello di chi non si vuole accontentare di grandi risultati, perché ne vuole raggiungere di grandissimi”. Un desiderio però Gimbo ammette di averlo: “Quando venerdì saremo in pedana per la finale, mia figlia Camilla compirà un anno. Mentirei se dicessi che provo gli stessi stimoli di 5 anni fa a Tokyo, ma ho una fame enorme di risultati e non mi sento affatto appagato”.
Sioli più forte dell’idolo Gimbo: “Pressione positiva”
Nel salto in alto l’Italia si giocherà diverse carte pesanti, a partire da Matteo Sioli. Che ha ammesso di aver fatto fatica a far uscire le parole di bocca la prima volta che ha incontrato Tamberi. “Eravamo a Bellinzona, due anni fa, e per fortuna che mi ha accolto con gentilezza, perché io non riuscivo a parlare dall’emozione. Gareggiavo con atleti visti sino ad allora solo in TV e Gimbo era qualcosa di irreale ai miei occhi”.
Il presente però dice che è Sioli a tirare il gruppo degli altisti. “Ho concluso un bel raduno a Sestriere, lavorando nelle migliori condizioni possibili. Quando si indossa la maglia della nazionale la pressione si avverte più che durante le tappe di Diamond League, ma è una pressione positiva che sono sicuro potrà portare benefici a tutti”. E chissà, magari anche una bella medaglia.