Italia: Mourinho, la frecciata a Guardiola sull’anno sabbatico e la stanchezza
- Postato il 10 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Per José Mourinho il tempo può passare, le panchine possono cambiare e le sfide possono assumere volti sempre nuovi, ma una cosa sembra destinata a rimanere immutata: la voglia di calcio. A 63 anni, lo Special One non contempla ancora l’idea di appendere il taccuino al chiodo e, anzi, guarda al futuro con la stessa fame che lo ha accompagnato per oltre vent’anni ai vertici del pallone mondiale. Tornato al Real Madrid per una seconda esperienza e legato al club da un contratto triennale, Mourinho ha raccontato nel suo nuovo documentario Netflix una passione che non sembra conoscere scadenza. Nel racconto della sua carriera ha trovato spazio anche uno dei capitoli più intensi della sua storia: la rivalità con Pep Guardiola. Proprio da quel duello nasce una delle frecciate più nette del documentario, con José che ha preso le distanze dall’idea di fermarsi per un anno.
- Mourinho non pensa alla pensione
- Il capitolo Real Madrid e la rivalità con Guardiola
- La frecciata a Guardiola: "Non parlatemi di anni sabbatici"
Mourinho non pensa alla pensione
Per lo Special One, immaginare una vita lontana dal campo è quasi impossibile. La carriera iniziata nel 2000, quando fu chiamato alla guida del Benfica, lo ha portato sulle panchine più prestigiose d’Europa e lo ha trasformato in uno degli allenatori più riconoscibili della sua generazione. Nel documentario, Mourinho ha dichiarato: “Non riesco nemmeno a immaginare quando smetterò di allenare. Dico altri 10 anni, ma forse anche di più. È divertente. Lo è stato, lo è e lo sarà sempre. Voglio vincere più titoli. Voglio vincere nuovi titoli. Voglio ripetere i titoli vinti. Voglio farlo in posti dove non sono mai stato. Voglio farlo in posti dove sono già stato”.
Poi ha proseguito: “Il mio mondo è camminare in uno stadio di calcio con 50.000 o 90.000 tifosi. Questo è il mio mondo. Senza il calcio, non mi sento completo“. Parole che restituiscono l’immagine di un allenatore ancora profondamente legato alla competizione e alla dimensione dello stadio. Per Mourinho, il successo passato non rappresenta un punto d’arrivo, ma quasi un incentivo a cercare nuove vittorie. “Ma non credo sia un’ossessione. Non la percepisco come tale. È proprio quando raggiungi un certo livello che vorresti rimanerci per sempre” – ha spiegato lo Special One.
Il capitolo Real Madrid e la rivalità con Guardiola
Il documentario ha ripercorso l’ascesa di Mourinho nel calcio internazionale, dagli esordi fino alle esperienze che hanno segnato la sua carriera. Tra queste occupa un posto centrale il triennio trascorso al Real Madrid (dove è ritornato qualche mese fa) dal 2010 al 2013. Sono stati anni ad altissima tensione, caratterizzati anche dal confronto con Pep Guardiola, allora allenatore del Barcellona. La rivalità tra i due tecnici ha rappresentato uno dei duelli più affascinanti del calcio europeo di quegli anni.
Dopo aver lasciato i blaugrana nel 2012, Guardiola scelse di prendersi una pausa dal calcio prima di tornare in panchina, un anno più tardi, alla guida del Bayern Monaco. Scena probabilmente destinata a ripetersi anche quest’anno dopo l’addio al Manchester City, al punto da rifiutare la panchina azzurra “per stanchezza”, a sentire Paolo Maldini. Una scelta che Mourinho, invece, non sembra disposto a prendere in considerazione. Per il portoghese, fermarsi volontariamente rappresenterebbe qualcosa di molto lontano dal proprio modo di vivere il mestiere.
La frecciata a Guardiola: “Non parlatemi di anni sabbatici”
È proprio parlando della pausa che Mourinho ha affondato il colpo contro Guardiola: “Alcuni ragazzi hanno bisogno di un anno sabbatico, cosa che detesto. Odio quella parola. Per me, anno sabbatico significa debolezza. Non parlatemi di anni sabbatici. Non ho mai bisogno di riposare. Mi riposerò quando lui ( Mourinho indica il cielo ) deciderà di dire: ‘Vieni su’.“. Una dichiarazione che racchiude perfettamente il personaggio portoghese: provocatorio, ambizioso e incapace di concepire il calcio come qualcosa da cui prendere le distanze. La pensione, almeno per ora, non fa parte dei suoi programmi. Il tecnico vuole continuare a vivere il calcio fino a quando ne avrà la possibilità, con la prospettiva di arrivare in panchina anche a settant’anni. Perché, nel suo universo, il campo non è semplicemente un lavoro: è il luogo in cui sente di essere pienamente sé stesso.