Italia, Malagò prepara il nuovo mandato: non solo la nazionale di Mancini, la partita si gioca su Euro 2032 e Serie A
- Postato il 8 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Giovanni Malagò non ha intenzione di lasciare che il passaggio al vertice della Federcalcio si trasformi in una parentesi: dopo il commissariamento deciso dal CONI, la macchina elettorale è già ripartita e la data del 14 dicembre è stata individuata per scegliere nuovamente il presidente della FIGC. Il calendario lascia poco spazio alle manovre: le candidature dovranno essere formalizzate entro il 4 novembre, quaranta giorni prima dell’assemblea. Il quadro, almeno per ora, sembra indirizzato verso una nuova candidatura di Malagò. Ma la partita non si esaurisce nell’urna e nemmeno nella gestione della Nazionale. Sul tavolo ci sono il rapporto con la Serie A, il dossier di Euro 2032, la riforma del calcio e il delicato dialogo con la politica.
- Elezioni, il calendario corre: Malagò riparte dalla Serie A
- Mancini e la Nazionale: il progetto tecnico resta centrale
- Euro 2032, stadi e riforma: la partita che va oltre dicembre
Elezioni, il calendario corre: Malagò riparte dalla Serie A
La scelta di fissare il voto al 14 dicembre ha accorciato sensibilmente i tempi della contesa. Il CONI aveva indicato il 31 gennaio 2027 come termine ultimo per celebrare le nuove elezioni, ma la convocazione anticipata porta subito il confronto sul terreno politico-sportivo. Malagò, secondo quanto emerge dalla cronaca delle ultime ore, punta a ripartire dalla stessa base che lo aveva sostenuto nella precedente elezione: la Lega Serie A. A giugno erano state 19 società su 20 a indicarlo, con la sola Lazio di Claudio Lotito fuori dal fronte favorevole. Per la nuova candidatura sarà necessario ottenere nuovamente le firme richieste e, soprattutto, dimostrare che quel sostegno non si sia indebolito dopo i mesi turbolenti che hanno portato al commissariamento.
È un passaggio tutt’altro che formale. La Serie A rappresenta infatti uno dei principali interlocutori della Federazione e il rapporto con i club sarà centrale per qualsiasi progetto di riforma. Malagò dovrà quindi ricomporre gli equilibri interni senza trasformare la campagna elettorale in una resa dei conti tra le diverse componenti del calcio italiano. Al momento, inoltre, non emerge una competizione particolarmente affollata. Giancarlo Abete non sarebbe intenzionato a ripresentarsi e, almeno allo stato attuale, non si intravedono candidature alternative già strutturate. La situazione potrebbe comunque cambiare prima della scadenza del 4 novembre.
Mancini e la Nazionale: il progetto tecnico resta centrale
Il primo banco di prova della gestione Malagò è stato anche quello che ha contribuito a costruirne il consenso. La scelta di affidare la Nazionale a Roberto Mancini ha rappresentato uno dei segnali del nuovo corso tecnico avviato con l’arrivo di Malagò alla presidenza della FIGC. Nel provvedimento del CONI che ha portato al commissariamento, proprio il rinnovamento intrapreso dalla Federazione e il sostegno ricevuto dalle sue componenti sono indicati tra gli elementi considerati. Ora, però, il tema è più ampio. La Nazionale resta il volto più visibile della Federazione, ma non può essere l’unico parametro attraverso cui misurare il nuovo corso. Attorno alla squadra azzurra si intrecciano infatti le scelte sul settore tecnico, l’organizzazione federale e il rapporto con i club.
Malagò dovrà inoltre confrontarsi con una struttura che il commissariamento ha riportato al centro dell’attenzione. Il CONI ha motivato il provvedimento richiamando presunte gravi irregolarità nella gestione federale e nella procedura che aveva accompagnato l’ammissione delle candidature alla presidenza. La decisione, dunque, non ha contestato direttamente a Malagò la responsabilità delle irregolarità individuate, ma ha evidenziato criticità nell’apparato federale che aveva gestito quelle procedure. È anche per questo che la nuova candidatura dovrà passare attraverso una maggiore attenzione alla documentazione e alle regole elettorali. Il tema del tesseramento, diventato uno dei punti più discussi della vicenda, resta inevitabilmente sullo sfondo della preparazione al voto.
Euro 2032, stadi e riforma: la partita che va oltre dicembre
Se la campagna elettorale rappresenta l’urgenza, Euro 2032 è invece la grande partita strategica. L’Italia deve completare il percorso organizzativo legato al torneo e arrivare alla scelta degli stadi destinati a ospitare le partite. Il dossier infrastrutturale è diventato uno dei nodi più delicati della gestione federale, anche perché coinvolge direttamente città, istituzioni locali e governo. Non sarà soltanto una questione sportiva. La realizzazione e l’ammodernamento degli impianti chiamano in causa investimenti, autorizzazioni, tempi burocratici e rapporti con Palazzo Chigi. Per la FIGC significa quindi avere bisogno di una sponda istituzionale solida, soprattutto su quei provvedimenti economici e fiscali che il calcio professionistico reclama da tempo.
Sul tavolo c’è poi la riforma del calcio, altro dossier destinato a incrociare inevitabilmente sport e politica. Il rapporto con il ministro Andrea Abodi, negli ultimi mesi tutt’altro che semplice, sarà uno dei nodi da sciogliere. Lo stesso Malagò, dopo la sua elezione di giugno, aveva indicato la necessità di ricucire il dialogo con la politica tra le priorità del nuovo corso. Ed è qui che il mandato che si prepara ad affrontare assume una prospettiva più ampia rispetto alla semplice gestione dell’emergenza. La Nazionale di Mancini può rappresentare il simbolo del progetto tecnico; la Serie A è il principale terreno di consenso interno; Euro 2032 e la riforma del sistema sono invece le sfide che possono definire il profilo della Federazione nei prossimi anni. Malagò, insomma, si prepara a tornare davanti agli elettori federali dopo una stagione che ha cambiato radicalmente lo scenario. Il primo obiettivo è arrivare al 14 dicembre con una candidatura formalmente inattaccabile e con il sostegno necessario. Il secondo, molto più impegnativo, sarà dimostrare che il nuovo corso può andare oltre la gestione delle emergenze e trasformarsi in un progetto capace di tenere insieme Nazionale, club, infrastrutture e istituzioni.