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Irlanda-Israele: è successo di tutto in campo e fuori, anche sputi nel tunnel

  • Postato il 5 ottobre 2026
  • Di Virgilio.it
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In sintesi

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Irlanda-Israele: è successo di tutto in campo e fuori, anche sputi nel tunnel

La sfida tra Israele e Irlanda, anche questa volta, è diventata l’ennesimo caso internazionale. Il ritorno, valido per il Gruppo 3 della Lega B, si è chiuso sull’1-1 alla TSC Arena di Bačka Topola, in Serbia, in uno scenario surreale a cui ormai da tempo siamo abituati: campo neutro, porte chiuse e spalti vuoti. Il silenzio dell’impianto, però, non è bastato a raffreddare gli animi. Capitani che non si stringono la mano, il solito uso dei social a sproposito da parte del governo israeliano e un’accusa di sputi nel tunnel all’intervallo: la tensione della seconda sfida tra le due nazionali ha superato persino quella della prima.

Le accuse di sputi nel tunnel e la rabbia di Hallgrimsson

Partiamo dall’episodio più grave, che sembra sia arrivato al rientro negli spogliatoi. L’Irlanda era avanti 1-0 grazie al rigore trasformato da Troy Parrott al 39′, quando all’uscita dal campo è scoppiato un parapiglia tra le due delegazioni. Secondo quanto riportato dall’Irish Times, il preparatore atletico irlandese Damien Doyle ha accusato un giocatore israeliano di avergli sputato addosso durante il confronto nel tunnel. L’episodio è stato segnalato ai commissari Uefa.

Il ct Heimir Hallgrimsson, nella conferenza post partita, non è voluto entrare nel merito, rimandando tutto alla commissione disciplinare. Ai microfoni di RTE ha però parlato di diversi momenti che sarebbero potuti degenerare, sostenendo che l’obiettivo degli avversari fosse intimidire l’Irlanda e spingerla a commettere qualche sciocchezza. Il ct ha anche ringraziato i suoi giocatori per come hanno gestito le emozioni. Il ct ha poi continuato affermando che le due nazionali non dovrebbero più incontrarsi nelle competizioni Uefa: “Non augurerei a nessuna nazionale di vivere quello che abbiamo vissuto in queste due settimane”, ha aggiunto, chiedendo un intervento delle autorità calcistiche.

In campo, Israele ha pareggiato due minuti dopo l’intervallo con Dor Peretz. Il centrocampista ha poi esultato replicando il gesto di Moylan all’andata. Il giocatore irlandese nella prima sfida aveva segnato il gol del definitivo 3-0 e aveva esultato sfilandosi la fascia nera per i morti a Gaza e baciandola. Anche Israele indossava il lutto al braccio per la gara di ritorno e Peretz ha fatto lo stesso gesto di Moylan, ma dedicandolo alle morti dell’attentato del 7 ottobre.

Capitani senza stretta di mano e il post del governo israeliano

In Irlanda la questione palestinese è da sempre molto sentita. Gli sputi e l’esultanza copiata sono solo la punta dell’iceberg di uno scontro durissimo per una battaglia che l’Irlanda porta avanti da anni per il riconoscimento del genocidio in corso a Gaza perpetrato da Israele. La fascia di capitano della nazionale irlandese è andata a Caoimhín Kelleher, mentre Israele si è affidato proprio a Peretz: l’ex Fiorentina Solomon è partito dalla panchina a causa di un virus che ha colpito diversi giocatori e membri dello staff. I due capitani non si sono stretti la mano né hanno scambiato i gagliardetti. Durante l’inno israeliano, gli irlandesi hanno tenuto ancora il capo chino, con il lutto al braccio per le vittime della guerra a Gaza, come successo nella gara d’andata a Debrecen.

Pochi minuti dopo il calcio d’inizio è arrivato l’attacco dell’account ufficiale di X del governo israeliano, che ha accusato la nazionale irlandese di “cecità morale” e ha paragonato il capo chino all’inno con il saluto rivolto dai giocatori irlandesi alla Germania nazista nel maggio del 1939. Inoltre, in panchina per l’Irlanda è rimasto Finn Azaz, irlandese con origini israeliane: il ct Hallgrimsson ha spiegato di non aver voluto caricarlo di altro peso dopo due settimane emotivamente durissime.

Dalla conferenza interrotta al precedente di Debrecen

Il clima ovviamente era incandescente già da mesi, quando Irlanda e Israele furono messe nello stesso girone. Alla vigilia della sfida di ritorno, è tornato tutto a galla. Hallgrimsson ha dovuto lasciare in anticipo la conferenza stampa dopo che un giornalista israeliano ha accusato i giocatori irlandesi di aver chiamato “scimmie” gli avversari. “È completamente falso”, ha replicato l’addetto stampa della nazionale irlandese Kieran Crowley. Secondo i media irlandesi, la Uefa ha poi vietato ai due giornalisti israeliani l’accesso alle conferenze post-partita.

A Debrecen la situazione era stata la stessa. La squadra aveva deciso di giocare solo dopo una votazione interna, sotto la pressione della campagna “Stop The Game” promossa dal gruppo Irish Sport for Palestine e sostenuta anche dall’ex ct Brian Kerr e dall’ex nazionale James McClean. Il secondo portiere Gavin Bazunu si era chiamato fuori da entrambe le gare. Nel dopopartita Solomon aveva promesso vendetta, dicendo che gli irlandesi odiano Israele e che gli israeliani non li sopportano.

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Virgilio.it

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